Radio. RSPG, interferenze internazionali in FM: Italia mette su tavolo 20 mln. Dubbi su schema volontario rottamazione (solo per interferenti)

CDM, interferenze internazionali in FM

Nel Progress Report RSPG25-036 dei Good offices UE, l’Italia (presente coi propri rappresentanti del Ministero delle imprese e del made in Italy) ha confermato l’assegnazione di un inedito fondo da 20 mln di euro per indennizzare la dismissione volontaria di impianti in modulazione di frequenza, da destinare nel corso del 2026 attraverso un ranking basato su simulazioni radioelettriche (si auspica seguite da analisi fattuali) per ridurre le interferenze internazionali in FM verso i Paesi confinanti.
Lo si apprende dalla pubblicazione del documento del 12/11/2025 del Radio Spectrum Policy Group.

Sintesi

Nel Progress Report RSPG25-036 del 12/11/2025, l’Italia ha confermato un inedito (ma non inatteso) stanziamento di 20 milioni di euro per uno schema di dismissione volontaria di impianti produttivi di interferenze internazionali in FM.
Il meccanismo ipotizzato dal MIMIT, prevede l’attivazione nel 2026 e dovrebbe basarsi su un ranking a sua volta fondato su simulazioni tecniche (si auspica approfondite con verifiche fattuali) e non su una graduatoria formale.
L’intervento è definito come risposta ad un problema sistemico, legato all’assenza storica di una preventiva pianificazione FM nazionale.
Le procedure dovrebbero compiersi all’interno di una finestra operativa complessiva stimata in circa sei mesi (dalla presentazione della domanda fino allo spegnimento degli impianti perturbanti le stazioni estere).
L’Italia prevede la partecipazione di 200-300 emittenti, a fronte di circa 2000 situazioni interferenziali censite (ma probabilmente ancora da verificare quanto ad attualità).
La dotazione finanziaria potrebbe essere ampliata tramite l’uso di fondi residui ministeriali.
Croazia e Slovenia dubitano però che i 20 milioni siano sufficienti e contestano l’efficacia di uno schema volontario, sottolineando che nessun caso di interferenza risulta finora risolto, mentre l’Italia ribadisce che l’approccio incentivante sarebbe preferibile rispetto a soluzioni coercitive (ordinanze di disattivazione).
D’altra parte, secondo il MIMIT, inoltre, la crescita del DAB renderà nel tempo economicamente conveniente la dismissione della FM.

Le interferenze internazionali in FM

Il Progress Report RSPG25-036 del 12/11/2025, dedica ampio spazio alla situazione italiana sulle interferenze internazionali in FM, che continua a rappresentare il capitolo più delicato e politicamente sensibile dei lavori del Sottogruppo Good offices del Radio Spectrum Policy Group finalizzato ad individuare soluzioni concertate ai problemi denunciati.

Meccanismo di dismissione volontaria delle frequenze

Al centro del quadro c’è la scelta italiana (più volte ventilata su queste pagine dal 2022) di affidarsi ad un meccanismo di dismissione volontaria degli impianti analogici a fronte di una compensazione finanziata (allo stato) con 20 milioni di euro. Uno strumento definito “chiave per affrontare un problema sistemico”.

I 20 milioni di euro per ridurre le interferenze internazionali in FM (attraverso spegnimenti)

Il dato economico – i 20 milioni della provvista resa disponibile in prima battuta – non è soltanto una cifra di bilancio: nel documento diventa il perno attorno a cui ruota la credibilità dell’intera strategia italiana. Una soluzione che punta ad incentivare lo spegnimento di impianti FM interferenti prima di imporre soluzioni coercitive, nella consapevolezza che il retaggio storico della assenza di una pianificazione in modulazione di frequenza nazionale rende, se non impraticabile, quantomeno molto complicato un approccio caso per caso.

L’avvio delle procedure

Secondo quanto riferito dall’Italia al Sottogruppo, le procedure di implementazione dello schema avrebbero dovuto prendere avvio entro la fine del 2025 (e quantomeno, in effetti, il 30/12/2025 il Ministero ha convocato una riunione di emergenza con le associazioni di categoria delle emittenti radio, dove tuttavia – da parte del dicastero – non si è fatto cenno alle determinazioni del 12/11/2025). Parallelamente, sarebbe in fase di definizione il meccanismo più sensibile: il ranking che dovrebbe stabilire l’ordine di priorità degli interventi.

Nessuna graduatoria formale, ma un sistema di misurazione dell’entità delle interferenze internazionali in FM

Non si tratta, chiarisce il report, di una graduatoria formale, ma di un sistema costruito su simulazioni tecniche in grado di rappresentare la gravità dell’interferenza dannosa arrecata ai Paesi confinanti (si suppone basate su elementi che vadano ben oltre il mero esploso progettuale, per evitare speculazioni). In questo quadro, la lista prioritaria dei casi di interferenza sarà “debitamente considerata” nella definizione delle aree di interesse e verranno presi in esame tutti i possibili scenari, sia in isofrequenza che su frequenze adiacenti.

Finestra temporale di 6 mesi…

Dal punto di vista operativo, la road map italiana dovrebbe essere scandita con una certa precisione.
Dopo l’adozione delle procedure, verrà aperta una finestra temporale per la presentazione delle domande con la relativa produzione documentale (giuridica e tecnica); seguiranno la predisposizione, l’approvazione (presumibilmente con il supporto degli Ispettorati Territoriali del MIMIT per l’accertamento dell’esistenza e della configurazione dell’impianto) e la pubblicazione delle graduatorie.

… dall’avvio della procedura allo spegnimento dei diffusori interferenti

Agli operatori selezionati sarà quindi concesso un periodo sufficiente per procedere allo switch-off delle stazioni FM interessate. L’intero processo, dalla chiusura della finestra fino allo spegnimento, è stimato in circa sei mesi.

Attesa partecipazione di 200-300 emittenti (su 2000 situazioni interferenziali)

Sul fronte del mercato potenzialmente coinvolto, l’Italia – si legge nel documento – si attende una partecipazione “ampia di 200–300 potenziali richiedenti” (anche se le interferenze internazionali in FM sono state dichiarate dal MIMIT essere nell’ordine dei 2000 casi, cioè ben il 10% di tutti i diffusori FM privati, il che presuppone una attenta verifica preventiva per evitare strumentalizzazioni).

Possibili ulteriori fondi futuri

Secondo quanto esposto dai rappresentanti italiani nel consesso RSPG, le regole in costruzione “non precluderanno” l’uso di fondi non spesi in una fase successiva, consentendo di affrontare le domande rimaste escluse dal primo ciclo di analisi (che dovrebbe interessare – si presume – i casi più gravi, non risolvibili con limitati accorgimenti tecnici).

Provvista finanziaria potenzialmente ampliabile

Non solo: l’Italia prevede che risorse possano essere rese disponibili per schemi futuri, attingendo ad eventuali fondi residui del Ministero, in primo luogo per soddisfare richieste avanzate ma respinte in prima istanza.

I dubbi dei Paesi confinanti

Ed è proprio su questo punto che si sono concentrati i dubbi dei Paesi confinanti.
Nel confronto in sede RSPG, la Croazia ha infatti messo in dubbio che i 20 milioni di euro possano essere sufficienti ad incidere in modo strutturale ed ha chiesto se fossero previste ulteriori coperture nel 2026. La Slovenia è andata oltre, dichiarando di avere oltre 100 casi di interferenza e sostenendo che il budget stanziato non possa essere adeguato alla dimensione del problema (oggettivamente non senza ragione, posta la portata della questione quantificata dal MIMIT in ben 2000 casi).

Lubiana: ad oggi nulla di veramente risolto

Soprattutto, la Slovenia ha contestato la natura volontaria dello schema, ritenendola priva di garanzie di efficacia (proprio in quanto volontaria e basata su una disponibilità economica modesta), ribadendo di aver sollecitato la Commissione europea ad avviare nelle more azioni legali, sottolineando come, allo stato attuale, “non un singolo caso di interferenza” risulti risolto (di qui la procedura di infrazione notifica all’Italia, anticipata da Newslinet).

Interferenze internazionali in FM: problematica sistemica

La replica italiana si è mossa su un piano più strutturale che contingente. Il MIMIT ha infatti insistito sul fatto che le interferenze internazionali in FM sono un problema “sistemico”, difficilmente risolvibile attraverso interventi puntuali, esprimendo tuttavia fiducia “che lo schema di compensazione possa produrre risultati concreti”.

Non esageriamo…

Allo stesso tempo, l’Italia ha evidenziato che non si può alimentare la percezione che i Paesi vicini siano impediti nell’utilizzo delle proprie frequenze a causa dell’interferenza italiana.

Lo sviluppo del DAB incentiverà la dismissione volontaria della FM

In questo contesto è stata richiamata anche la diffusione dell’ascolto DAB: pur ribadendo che il quadro normativo non impone la migrazione dalla FM, l’Italia ha sottolineato (invero con una certa oggettività) “che il costo di mantenere due piattaforme terrestri parallele con gli stessi contenuti rappresenterà, nel medio periodo, un incentivo economico alla liberazione di frequenze analogiche”.

Il circolo

In realtà – N.B. questo il rapporto del 12/11/2025 non lo dice – è possibile che la provvista economica per la dismissione volontaria possa incentivare un circolo, favorevole per l’affermazione del progetto, di cessioni: l’emittente interferente che dovesse spegnere il proprio impianto pur volendo continuare il servizio sul territorio, potrebbe infatti, attraverso l’indennizzo acquisito, acquistare un diffusore FM da un’altra stazione che invece vuole disimpegnarsi dalla diffusione analogica senza tuttavia poter accedere al meccanismo compensativo (perché la sua frequenza non è interferente).

I dettagli di alcune delle principali interferenze internazionali in FM provocate dall’Italia

Il report entra poi nel dettaglio di alcuni casi emblematici, che aiutano a comprendere il metodo italiano. Nel caso Biokovo (Croazia), l’Italia ha riferito in sede RSPG di aver validato le misurazioni esistenti tramite simulazioni e misure in loco, condotte alla presenza degli operatori italiani per rendere il processo più solido e ridurre il rischio di contenziosi.

Livelli di servizio di impianti italiani misurati in Croazia

La Croazia, tuttavia, ha ribattuto che già nel 2019 era emerso come unica soluzione la migrazione della stazione interferente su un’altra frequenza ed ha richiamato l’urgenza del caso, citando livelli di interferenza che raggiungono 70 dBμV/m in alcune aree.

Fronte francese

Sul fronte francese, l’Italia ha confermato che le interferenze che interessano la Corsica saranno affrontate tramite lo schema volontario di dismissione, applicabile alla Sardegna settentrionale e che lo strumento affiancherà le azioni bilaterali. Restano però sospese le misurazioni pianificate per un impianto di Bonifacio e per un nuovo caso di Porto Vecchio, mentre ha segnalato progressi nella regolarizzazione delle trasmissioni FM dall’isola d’Elba.

Basteranno 20 mln di euro per interferenze internazionali in FM così diffuse?

In definitiva, il Progress Report ha consegnato l’immagine di un’Italia che tenta di trasformare una criticità storica in un percorso governabile, puntando su una provvista iniziale di 20 milioni di euro, su un ranking tecnico e su una tempistica definita. Ma il documento registra anche, senza ambiguità, che – al momento – nessun caso delle interferenze internazionali in FM denunciate risulta risolto.

In gioco la credibilità italiana

La tenuta della strategia italiana, e la sua credibilità a livello europeo, saranno quindi misurate non tanto sulle intenzioni quanto sulla capacità dello schema di produrre effetti concreti una volta entrato in funzione.

La riunione d’emergenza del 30/11/2025

Come detto, nel corso della riunione del 30/11/2025 indetta dal Ministero delle imprese e del made in Italy non si è fatta menzione delle determinazioni in sede RSPG, ma il dicastero si è limitato a raccogliere indicazioni dei presenti, invitando alla produzione di suggerimenti entro 7 giorni.

I contributi delle associazioni di categoria

L’associazione MAVE ha reso noto a Newslinet i propri contributi, che in gran parte vanno proprio nella direzione delle decisioni del 12/11/2025 (di cui al momento del consesso ministeriale non si aveva ancora contezza).

Verificare, prima di tutto

Anzitutto, l’associazione, per tramite dei propri legali (avvocati Massimo Lualdi e Stefano Cionini di Consultmedia, presenti al consesso del 30/11/2025), ha sottolineato, “l’importanza di un approccio estremamente prudente, che preveda interventi ablativi esclusivamente nei casi di oggettiva impossibile soluzione”, mentre per tutti gli altri ha auspicato “anzitutto un accertamento di effettiva sussistenza delle perturbazioni, accompagnato da modifiche sperimentali con riscontri fattuali più che teorici”.

Iscrizione UIT di tutti gli impianti non interferenti per evitare casi analoghi in futuro in assenza di un Piano di assegnazione FM

“MAVE – spiega l’ente esponenziale nel proprio contributo – condivide l’importanza di iscrivere l’esercizio di tutte le frequenze non interferenti in ambito UIT, in modo, da una parte, di evitare l’ingiustificata sperequazione tra concessionari privati per l’attività di radiodiffusione sonora in tecnica analogica italiani e quelli esteri, dando maggiori garanzie di tutela giuridica ai primi e, dall’altra, di evitare che in caso di proposte di modifica di impianti oltre confine, gli operatori del nostro paese, per tramite del MIMIT, possano opporsi”.

Il suggerimento della rottamazione

Poiché, tuttavia, in molti casi, soprattutto quelli più critici, la soluzione tecnica non potrà che passare dalla variazione della frequenza d’esercizio, l’ente di categoria ritiene che “sia auspicabile un alleggerimento dell’occupazione dello spettro r.e. mediante dismissione volontaria dell’esercizio” (quindi proprio quanto previsto dal documento RSPG del 12/11/2025, non noto al 30/12/2025).

Incentivare le dismissioni

Per incentivare detta dismissione( che non dovrebbe essere limitata ai soli impianti interferenti), ferma restando la garanzia a favore dei soggetti che l’attuassero di poter godere, nel sopravvenuto ambito esclusivo di fornitori di servizi di media radiofonici in tecnica digitale DAB+, dei preesistenti diritti di concessionario (es. accesso ai contributi ex DPR 146/2017, iscrizione all’indagine Audiradio, ecc.) per l’attività di radiodiffusione sonora in tecnica digitale, il disimpegno dovrebbe essere accompagnato da forme di indennizzo recuperabili nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) 2021–2026, in particolare della Missione 1, ovvero da soluzioni basate sul credito d’imposta.

La quantificazione dell’indennizzo

A riguardo della quantificazione, non potendo essere assunto come riferimento il modello di indennizzo previsto in occasione del refarming televisivo (in quanto gli operatori agiscono in assenza di un piano di assegnazione delle frequenze in condizione di mutua incompatibilità r.e.), l’individuazione di un valore secco per “testa illuminata” sarebbe ingestibile.

Il modello AdE

Piuttosto – secondo MAVE – si potrebbe attingere all’esperienza ultradecennale dell’Agenzia delle entrate (in sede di accertamento del maggior valore economico in sede di compravendita), che ha adottato un metodo di valutazione scientifico del valore impiantistico basato su una serie di parametri che potrebbero essere prodotti sotto forma di perizia giurata dal privato, verificati, validati o rimodulati in ultima analisi dalla Fondazione Ugo Bordoni”. (E.G. per NL)

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