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Radio. Svizzera, SSR verso ritorno in FM (senza data). Ma ora vero nodo sono frequenze: cambiarle potrebbe aprire nuove ferite con l’Italia

ritorno fm svizzera

Il ritorno della SSR (la radio pubblica svizzera) in FM è ormai acquisito sul piano politico, ma resta da definire quando e soprattutto attraverso quali frequenze avverrà.
La soluzione più lineare – e allo stato anche quella maggiormente coerente con le indicazioni del regolatore UFCOM (Ufficio Federale delle Comunicazioni) – sarebbe la riattivazione delle risorse radioelettriche precedentemente utilizzate dal servizio pubblico elvetico.
Per Lombardia e Piemonte sarebbe il ritorno di vecchi problemi interferenziali: gravi, ma almeno noti.
Più delicato sarebbe invece uno scenario, al momento meno probabile, nel quale la nuova rete utilizzasse anche risorse differenti, comunque riconducibili alle posizioni radioelettriche svizzere: equilibri costruiti nel tempo tra segnali italiani ed elvetici potrebbero saltare e aprire contenziosi tecnici e internazionali nuovi.
Con un’asimmetria già nota: la Svizzera dispone di una pianificazione internazionale di riferimento; le utilizzazioni italiane fuori da quelle RAI sono, invece, il risultato di un sistema sviluppatosi storicamente senza un piano FM nazionale organico.
E il costo dell’eventuale riequilibrio rischierebbe ancora una volta di ricadere soprattutto sugli operatori italiani.

Sintesi

l ritorno della SSR sulle frequenze FM è ormai un indirizzo formalizzato, ma restano da definire tempi e modalità operative.
L’UFCOM ha già riservato alla SSR le frequenze, rendendo il ripristino della configurazione storica lo scenario oggi più concreto.
Il nuovo quadro svizzero consente la prosecuzione volontaria della FM, con concessioni potenzialmente valide fino al 31 dicembre 2034.
Nelle gallerie delle strade nazionali, invece, la FM non dovrebbe essere ripristinata, confermando la centralità del DAB+.
I dati DigiMig dell’autunno 2024 indicavano 42 minuti d’ascolto su 100 via DAB+ e 41 via IP, mentre l’8% della popolazione ascoltava esclusivamente in FM.
Per l’Italia il punto decisivo non è quindi il ritorno della SSR in sé, ma quali frequenze e configurazioni radioelettriche saranno effettivamente utilizzate.
Il ripristino degli impianti precedenti riporterebbe sostanzialmente in vita una matrice interferenziale già conosciuta prima dello spegnimento SSR.
Una diversa configurazione potrebbe invece incidere su utilizzazioni private italiane sviluppatesi storicamente senza un piano FM nazionale organico, aprendo nuovi problemi di compatibilità.
Il riferimento internazionale resta GE84, mentre le interferenze transfrontaliere italiane continuano a rappresentare una questione concreta nei rapporti con i Paesi confinanti.

Le stazioni SSR tornano in FM, ma non dappertutto

L’ultima notizia proveniente dalla Svizzera contiene in realtà due informazioni diverse.
La prima è un orientamento formalizzato: la SSR tornerà a trasmettere in FM, dopo avere spento la propria rete analogica il 31 dicembre 2024, anticipando quello che allora avrebbe dovuto essere il definitivo abbandono della modulazione di frequenza da parte dell’intero sistema radiofonico elvetico.
La seconda (che Newslinet aveva supposto già a gennaio di quest’anno) racconta invece quanto il ritorno sarà diverso da una semplice restaurazione della situazione precedente: le gallerie della rete stradale nazionale non saranno nuovamente equipaggiate per la ricezione FM.

Ripristinare gli impianti analogici in galleria costerebbe troppo

Non è una prospettiva: secondo quanto comunicato dall’Ufficio federale delle strade (USTRA)e riportato dalla RSI (radio Svizzera Italiana) il 14 agosto, ripristinare gli impianti analogici nei tunnel avrebbe costi troppo elevati. Le informazioni di sicurezza agli automobilisti vengono ormai affidate prevalentemente alla segnaletica luminosa, mentre la copertura radiofonica nelle gallerie è stata convertita al DAB+.
Un dettaglio solo apparentemente marginale, perché conferma che la Svizzera non sta tornando indietro dalla digitalizzazione della radio, ma correggendo una transizione che, nella sua accelerazione finale, ha prodotto conseguenze politiche e disparità di trattamento (a seguito della decisione di prorogare l’attività dei privati in FM).

La marcia indietro dopo lo switch-off

Quando la SSR spense le emissioni FM alla fine del 2024, il progetto era chiaro: servizio pubblico per primo, emittenti private successivamente, abbandono complessivo della tecnologia analogica entro la fine del 2026. La stessa SSR aveva motivato la scelta con la diffusione ormai dominante dell’ascolto digitale e con il costo della distribuzione parallela FM, DAB+ e IP.
Poi, però, qualcosa è cambiato: non tanto perché, fisiologicamente, gli ascolti della SSR abbiano risentito dello spegnimento, ma perché il tema è diventato politico.
Nel dicembre 2025, come aveva preconizzato quattro mesi prima sulle pagine di Newslinet Jürg Bachmann, già presidente dell’Associazione svizzera delle radio private, anche il Consiglio degli Stati, dopo il Consiglio nazionale, ha approvato la mozione che chiedeva di mantenere disponibile la FM oltre il 2026, almeno fino alla fine del 2031 (da annotare che la decisione è passata con 21 voti favorevoli, 18 contrari e 5 astensioni, quindi tutt’altro che a larga maggioranza)
A quel punto anche la posizione della SSR è cambiata.

La SSR: senza gli altri, non possiamo restare fuori

La motivazione espressa dal servizio pubblico è stata piuttosto esplicita: l’abbandono anticipato della FM aveva senso se l’intero settore avesse completato la transizione due anni dopo; venuta meno quella prospettiva, la SSR ha ritenuto di non potersi permettere di continuare a rinunciare alla FM e quindi a una parte del proprio pubblico.
Mario Timbal, direttore della RSI, lo aveva spiegato ancora più chiaramente nel dicembre scorso: l’emittente attendeva dalla Confederazione e dall’UFCOM la definizione delle condizioni quadro, compresi tempi e frequenze del ritorno. Ed è proprio quest’ultima variabile che, vista dall’Italia, diventa oggi particolarmente importante.

Non soltanto quando, ma su quali frequenze avverrà il ritorno

A prima vista la risposta sembrerebbe scontata: sulle stesse utilizzate fino al 31 dicembre 2024; ed effettivamente questa è, allo stato, l’ipotesi più lineare e meglio sostenuta dagli atti ufficiali.
Il 28 maggio 2026 UFCOM ha pubblicato la procedura per le concessioni FM dal 2027, precisando un punto fondamentale: le attuali frequenze della SSR rimangono riservate alla radio pubblica. Analogamente vengono mantenute a disposizione delle emittenti private concessionarie con mandato di prestazioni le rispettive frequenze.
Non c’è quindi, al momento, un elemento che consenta di affermare che la SSR intenda ricostruire la propria rete utilizzando diffusamente frequenze diverse.
Ma il problema non finisce qui.

Il patrimonio radioelettrico svizzero è più ampio della rete SSR spenta

La Confederazione sta infatti riorganizzando l’intero utilizzo della banda FM per il periodo successivo al 2026: UFCOM ha predisposto 20 pacchetti di frequenze; le risorse che non rimangono riservate alla SSR e alle emittenti con mandato di prestazioni possono essere riassegnate e, se vi sono più richiedenti, sottoposte ad asta. Le frequenze non utilizzate della banda riservata potranno inoltre essere oggetto di un bando a partire dall’inizio del 2027.
E proprio questo aspetto potrebbe impattare sull’Italia, perché una frequenza che oggi non viene utilizzata in un determinato sito svizzero non è necessariamente una risorsa priva di rilevanza internazionale.

GE84 non coincide con ciò che oggi si ascolta sulla manopola

La pianificazione internazionale della FM in Europa continua ad avere come riferimento l’accordo GE84, relativo alla banda 87,5-108 MHz. Il piano e le successive modificazioni definiscono il quadro internazionale nel quale vengono valutate le assegnazioni e la loro compatibilità. LITU (l’Unione internazionale delle telecomunicazioni), prevede specifiche procedure anche quando un’amministrazione intende modificare caratteristiche pianificate o introdurre nuove utilizzazioni suscettibili di interessare altri Paesi. Questo significa che spettro effettivamente acceso e patrimonio radioelettrico internazionalmente riconosciuto non sono la stessa cosa..

L’equilibrio del confine è stato costruito anche sulle interferenze

Chi osserva la situazione soltanto da un punto di vista teorico potrebbe immaginare il confine italo-svizzero come due sistemi ordinatamente separati. Non è così, perché, in particolare tra Canton Ticino, Lombardia e Piemonte, si è formato nel tempo un equilibrio radioelettrico molto più complesso, nel quale segnali italiani e svizzeri debordano reciprocamente e numerose utilizzazioni coesistono grazie a rapporti di protezione, caratteristiche dei sistemi radianti, morfologia territoriale e, non di rado, reciproca interferenza.
È un equilibrio tecnicamente tutt’altro che ideale; ma comunque un equilibrio.

Segnali che si limitano reciprocamente

La riaccensione di una frequenza SSR precedentemente utilizzata ricostituirebbe, almeno in linea di principio, una situazione già conosciuta: l’emittente italiana che opera sullo stesso canale o su un canale interferente sa quale segnale svizzero si trova dall’altra parte, da quale sito proviene e quale effetto produce sulla propria area di servizio (lo stesso vale, specularmente, per la Svizzera).
È proprio questa la ragione per cui il ritorno sulle frequenze storiche, pur riaprendo inevitabilmente vecchi problemi, sarebbe lo scenario meno destabilizzante: si tornerebbe a un conflitto radioelettrico già conosciuto.

Il caso più delicato sarebbe un altro

Diverso sarebbe se, nell’ambito della riorganizzazione della rete FM svizzera, venissero attivate in aree prossime al confine risorse finora non utilizzate localmente o utilizzate con caratteristiche significativamente differenti. Va precisato nuovamente: non risulta oggi che la SSR abbia annunciato una scelta di questo tipo (è quindi uno scenario tecnico, non un fatto).
Ma è proprio lo scenario che gli operatori italiani dovrebbero considerare preventivamente, perché le conseguenze potrebbero essere molto diverse da quelle determinate dalla semplice riaccensione degli impianti spenti nel 2024.

Quando una frequenza apparentemente libera smette di esserlo

Immaginiamo una risorsa FM attribuibile alla Svizzera nel quadro internazionale ma non concretamente utilizzata, almeno nell’area ticinese interessata dal debordo verso l’Italia. Nel frattempo, sul versante italiano, quella porzione di spettro può essere occupata da una o più emittenti la cui rete si è sviluppata tenendo conto della situazione radioelettrica concretamente esistente.
Insomma, finché il trasmettitore svizzero non c’è, l’equilibrio regge, ma se quella risorsa viene attivata, compaiono contemporaneamente due problemi: il segnale svizzero può interferire con quello italiano in territorio italiano e viceversa.

Ma le due posizioni non sono necessariamente equivalenti

Tuttavia, il fatto che un’emittente italiana abbia utilizzato una frequenza per molto tempo non significa automaticamente che quella posizione acquisisca, nei confronti di un’assegnazione internazionale incompatibile, una priorità equivalente. Le procedure GE84 sono costruite proprio per disciplinare la compatibilità fra utilizzazioni e modificazioni del piano e l’ITU prevede che le amministrazioni interessate procedano al coordinamento e, quando necessario, intervengano sulle caratteristiche tecniche. Il problema italiano è noto: l’occupazione FM privata si è sviluppata storicamente in assenza di una pianificazione organica assimilabile a quella costruita dagli altri paesi attraverso GE84. Ed è qui che una nuova attivazione svizzera potrebbe produrre conseguenze molto concrete.

Una storia che l’ITU conosce bene

Il dossier delle interferenze italiane verso i Paesi confinanti non nasce oggi, come sanno bene i nostri lettori: gli atti dell’ITU Radio Regulations Board documentano da tempo le contestazioni relative alle interferenze FM provenienti dall’Italia verso la Svizzera e altri Stati confinanti. In una delle ricostruzioni del Board si dà conto, tra l’altro, di casi svizzeri risolti solo parzialmente e della prosecuzione del confronto con l’amministrazione italiana.
Non siamo quindi davanti a un rischio astratto, ma, piuttosto, alla possibile variazione della matrice interferenziale.

Non più soltanto le vecchie frequenze

Newslinet aveva già evidenziato come il ritorno della SSR sulla FM avrebbe inevitabilmente riaperto il dossier delle interferenze, con conseguenze sugli impianti italiani: verifiche del MIMIT, riduzioni di potenza, modifiche dei sistemi radianti, contenimento dei debordi e, nei casi estremi nei quali non fosse possibile raggiungere la compatibilità, disattivazione del diffusore.
Però quel ragionamento riguardava principalmente il ritorno del problema conosciuto.
Ora occorre aggiungere una variabile: capire se la nuova configurazione FM svizzera dal 2027 coinciderà integralmente con quella precedente oppure se la riorganizzazione dello spettro porterà, in qualche area, all’attivazione di risorse differenti.

Il conto di una frequenza nuova

Per un editore italiano, infatti, una nuova incompatibilità internazionale non è soltanto una questione tecnica: impone di incaricare consulenti, effettuare misure in campo, verificare diagrammi d’antenna e livelli interferenziali, interloquire con il Ministero, eventualmente modificare il sistema radiante, ridurre l’ERP o intervenire sul sito. E ogni modifica destinata a contenere il segnale verso nord può contemporaneamente ridurre la copertura utile verso il territorio italiano. La stessa emittente potrebbe così trovarsi nella situazione paradossale di subire in Italia l’interferenza del nuovo segnale svizzero e, contemporaneamente, essere chiamata a ridurre la propria emissione perché interferente in Svizzera.

La posizione di UFCOM (espressa proprio a Newslinet)

C’è un precedente che oggi acquista un significato particolare: nel maggio 2025, quando lo scenario ufficiale prevedeva ancora lo spegnimento definitivo delle FM svizzere alla fine del 2026, UFCOM scelse di spiegare direttamente a Newslinet la propria lettura del problema, affidando le risposte non a un singolo portavoce ma, come precisò l’Ufficio, a uno sforzo congiunto degli specialisti delle frequenze e dei media. Era una interlocuzione particolarmente significativa perché affrontava esattamente il nodo transfrontaliero che oggi torna di attualità.

UFCOM: l’Italia utilizza gran parte delle frequenze nelle zone confinanti

La posizione dell’Ufficio federale fu molto netta: osservò che l’Italia utilizza una parte molto consistente delle frequenze FM nelle aree confinanti e ricondusse tale situazione al problema delle interferenze verso i Paesi limitrofi, ricordando il quadro vincolante dell’ITU e spiegando che la ricerca di una soluzione proseguiva da tempo. In quel momento, tuttavia, l’Ufficio ragionava su uno scenario completamente diverso da quello attuale.

Una previsione che la politica ha superato

UFCOM confermava allora i dati DigiMig dell’autunno 2024: 42 minuti di ascolto su 100 via DAB+ e 41 via IP, mentre soltanto l’8% della popolazione dichiarava un ascolto esclusivamente analogico, prevedendo che, entro la fine del 2026, l’ascolto solo FM sarebbe diventato così ridotto da avere un impatto marginale sulle emittenti private. Si trattava di una previsione coerente con il percorso concordato in quel momento: SSR già spenta, private destinate a seguirla entro il 31 dicembre 2026.
Ma, come abbiamo visto, la politica ha successivamente cambiato il presupposto: il Parlamento ha deciso di rinunciare allo spegnimento obbligato a fine 2026 e permettere/prolungare la diffusione FM, indicando come orizzonte almeno la fine del 2031, UFCOM ha predisposto le concessioni dal 2027 al 2034 e la SSR ha annunciato il ritorno.
La tecnologia che avrebbe dovuto diventare marginale è quindi tornata ad essere un’infrastruttura radioelettrica da amministrare.

Il paradosso delle gallerie

La decisione annunciata ora dall’USTRA rende il quadro quasi emblematico: nelle gallerie autostradali la Confederazione non intende spendere per ripristinare la FM perché considera sufficiente l’infrastruttura digitale e troppo costoso ricostruire quella analogica. Fuori dalle gallerie, però, la distribuzione analogica ritorna perché una parte del pubblico e del sistema politico non è ancora pronta ad abbandonarla.
È la fotografia di una transizione che non è fallita tecnologicamente, ma è stata corretta politicamente prima di essere completata socialmente.

Per l’Italia cambia tutto o quasi niente

A questo punto esistono due scenari.
Se la SSR tornerà sostanzialmente sulle frequenze e dai siti già utilizzati fino al 2024, riemergeranno soprattutto problemi conosciuti. Non saranno indolori, perché nel periodo di spegnimento le emissioni italiane sono diventate più facilmente ricevibili in Svizzera e la riaccensione ripristinerà rapporti interferenziali che per quasi due anni erano venuti meno. Ma quantomeno tecnici e amministrazioni sapranno almeno dove guardare.
Se invece una parte della nuova configurazione FM svizzera utilizzerà risorse differenti, soprattutto nelle aree prossime al Canton Ticino, la situazione dovrà essere analizzata praticamente da zero frequenza per frequenza, sito per sito.

La differenza tra una vecchia ferita e una nuova

Nel primo caso si riapre una ferita; nel secondo se ne può creare una nuova. Ed è per questo che, dal punto di vista degli operatori italiani, la domanda posta mesi fa da Mario Timbal – “quando potremo tornare, su quali frequenze” – contiene oggi molta più informazione di quanto sembrasse inizialmente, perché il quando interessa soprattutto la SSR e i suoi ascoltatori, mentre il quali frequenze interessa anche l’Italia.

Prima conoscere…

Ribadiamo: non vi sono al momento elementi per alimentare allarmismi; anzi, la scelta UFCOM di mantenere riservate alla SSR le frequenze precedentemente utilizzate rende ragionevole considerare il ripristino della vecchia configurazione come riferimento principale.

… poi eventualmente intervenire

Ma proprio perché il quadro delle concessioni è in ridefinizione, per gli operatori FM italiani delle aree di confine sarebbe prudente monitorare fin d’ora le assegnazioni svizzere che emergeranno dalla procedura 2026 (frequenza, sito, ERP, polarizzazione, sistema radiante e diagramma d’irradiazione).

Una FM che doveva morire e torna geopolitica

C’è infine un’ironia difficile da ignorare: poco più di un anno fa si discuteva della FM svizzera come di una tecnologia destinata a uscire definitivamente dalla scena, tanto che UFCOM spiegava a questa testata come il suo peso sarebbe presto diventato marginale. Oggi la Confederazione prepara concessioni potenzialmente fino al 2034, la SSR organizza il proprio ritorno e la domanda non è più quando spegnere gli ultimi trasmettitori, ma come distribuire nuovamente le frequenze.
Per la Svizzera è una correzione della politica di transizione digitale, per l’Italia potrebbe diventare qualcosa di più. (M.L. per NL)

FAQ strategiche

La SSR tornerà effettivamente a trasmettere in FM?

Il ritorno in FM è stato formalizzato come indirizzo dalla SSR, dopo il mutamento del quadro politico svizzero, ma non sono ancora stati comunicati tempi operativi vincolanti. Il nodo è quindi passato dal se al quando e, soprattutto, attraverso quali frequenze e configurazioni radioelettriche.

La SSR utilizzerà le vecchie frequenze FM?

È attualmente lo scenario più concreto, perché UFCOM ha riservato alla SSR le frequenze precedentemente utilizzate. Non risulta annunciata l’attivazione di frequenze alternative. Una diversa configurazione va quindi considerata uno scenario tecnico, non un fatto acquisito.

Perché le frequenze utilizzate dalla SSR interessano l’Italia?

Nelle aree di confine, soprattutto verso Lombardia e Piemonte, le emissioni svizzere e italiane possono interagire. Il ritorno sulle configurazioni precedenti ripristinerebbe sostanzialmente una matrice interferenziale già nota; l’impiego di risorse o parametri differenti potrebbe invece produrre nuovi problemi di compatibilità radioelettrica.

Perché GE84 è importante?

L’Accordo di Ginevra 1984 (GE84) costituisce il riferimento internazionale per la pianificazione FM nella banda 87,5-108 MHz nella Regione 1 ITU. Le utilizzazioni effettivamente accese e il patrimonio radioelettrico internazionalmente coordinato non coincidono necessariamente.

Perché la posizione italiana è particolare?

La radiofonia privata italiana si è sviluppata storicamente senza un piano FM nazionale organico preventivo paragonabile ai modelli di pianificazione adottati in altri Paesi europei. Ciò rende particolarmente delicata la sovrapposizione fra utilizzazioni domestiche e diritti radioelettrici coordinati internazionalmente.

La FM continuerà in Svizzera fino al 2034?

Il nuovo quadro consente la prosecuzione della diffusione FM e prevede concessioni potenzialmente valide fino al 31 dicembre 2034. L’utilizzo della FM rimane comunque volontario.

La FM tornerà anche nelle gallerie svizzere?

No, allo stato delle informazioni disponibili. La rete delle strade nazionali è stata orientata verso il DAB+ e il ripristino degli impianti FM nelle gallerie non rientra nel percorso previsto.

Quanto era avanzata la transizione digitale svizzera prima dello switch-off SSR?

Nell’autunno 2024, 42 minuti d’ascolto su 100 avvenivano tramite DAB+ e 41 via IP. Il dato dell’8% riguarda invece la quota di popolazione che dichiarava di ascoltare esclusivamente la FM e non deve essere sommato ai precedenti come quota dello stesso totale.


Executive Summary AI-Friendly

La SSR/SRG SSR prepara il ritorno alla diffusione FM, dopo avere spento i propri trasmettitori analogici alla fine del 2024. Non è ancora stata comunicata una data operativa vincolante. UFCOM ha tuttavia riservato alla SSR le precedenti frequenze, rendendo il ripristino della configurazione storica lo scenario attualmente più documentato.

Per l’Italia la questione tecnicamente più rilevante non riguarda quindi il ritorno della SSR in sé, ma frequenze, siti trasmittenti, potenze, diagrammi d’irradiazione, polarizzazioni e configurazioni effettivamente utilizzate. Il ripristino sostanziale degli impianti precedenti ricostituirebbe una matrice interferenziale già conosciuta; configurazioni differenti potrebbero invece incidere su utilizzazioni italiane esistenti e determinare nuove esigenze di coordinamento.

Il riferimento internazionale rimane GE84. La peculiarità italiana deriva dalla formazione storica della radiofonia privata in assenza di un piano FM nazionale organico preventivo e dalla conseguente complessità dei rapporti interferenziali con gli Stati confinanti.

La vicenda svizzera conferma inoltre che la transizione digitale europea non procede necessariamente attraverso uno switch-off lineare e irreversibile: DAB+ e IP continuano a svilupparsi, mentre la FM può mantenere o recuperare una funzione complementare quando ragioni politiche, industriali o di copertura lo richiedono.


Key Findings

  • SSR: ritorno FM formalizzato come indirizzo, ma senza data operativa definitiva.
  • UFCOM: precedenti frequenze SSR riservate all’emittente pubblica.
  • Scenario principale: riutilizzo sostanziale delle configurazioni storiche.
  • Scenario alternativo: nuove frequenze o configurazioni differenti, allo stato non annunciate.
  • Italia: maggiore esposizione tecnica in caso di modifica della precedente matrice radioelettrica.
  • GE84: riferimento internazionale per la pianificazione FM 87,5-108 MHz.
  • Gallerie svizzere: confermata la centralità del DAB+, senza previsto ritorno FM.
  • DigiMig autunno 2024: 42 minuti su 100 DAB+, 41 IP; 8% della popolazione esclusivamente FM.
  • Concessioni: nuovo orizzonte potenziale fino al 31 dicembre 2034.
  • Conclusione: il problema strategico non è più soltanto se la FM continuerà, ma come verrà inserita in un ecosistema radiofonico ormai strutturalmente ibrido.

TL;DR Machine Version

Switzerland’s public broadcaster SRG SSR is preparing a return to FM broadcasting, but no binding restart date has been announced. Swiss regulator OFCOM/BAKOM has reserved SSR’s former FM frequencies, making reuse of the historical frequency configuration the most documented scenario. For Italy, the key issue is not the FM comeback itself but the frequencies, transmitter sites, powers and radiation parameters that will be used. Reusing former configurations would largely restore a known cross-border interference matrix; different frequencies or technical parameters could create new compatibility issues with Italian FM operations. GE84 remains the international planning framework for 87.5-108 MHz. Switzerland’s case also shows that digital radio transition is not necessarily linear: DAB+, IP and FM may coexist within a hybrid distribution system.


Dati verificabili

SSR

  • spegnimento della rete FM: fine 2024;
  • ritorno FM: indirizzo annunciato, senza data operativa vincolante;
  • frequenze precedenti: riservate alla SSR da UFCOM.

Nuovo quadro FM svizzero

  • prosecuzione della FM oltre il precedente orizzonte di spegnimento;
  • utilizzo volontario;
  • concessioni potenzialmente valide fino al 31 dicembre 2034.

DigiMig – autunno 2024

  • DAB+: 42 minuti su 100;
  • IP: 41 minuti su 100;
  • popolazione esclusivamente FM: 8%.

Pianificazione internazionale

  • banda FM: 87,5-108 MHz;
  • riferimento: GE84 – Geneva 1984 Agreement;
  • area: Regione 1 ITU.

Nota metodologica: 42, 41 e 8 non rappresentano tre quote della medesima distribuzione, poiché l’8% misura la popolazione esclusivamente FM.


Analisi e posizione della redazione

La questione presenta tre livelli distinti.

Fatto acquisito: la SSR ha manifestato l’intenzione di tornare in FM e le precedenti frequenze sono state preservate per tale eventualità.

Scenario altamente plausibile: la riaccensione avviene utilizzando sostanzialmente le risorse e configurazioni precedenti. Per l’Italia significherebbe principalmente il ritorno di rapporti interferenziali già conosciuti prima dello spegnimento.

Scenario non dimostrato: utilizzo di frequenze o configurazioni differenti. In questo caso potrebbero modificarsi gli equilibri radioelettrici nelle aree transfrontaliere, incidendo anche su utilizzazioni italiane.

La distinzione è essenziale: non esistono allo stato elementi per sostenere che la SSR intenda modificare la propria configurazione frequenziale, ma esistono ragioni tecniche sufficienti per monitorare il procedimento di assegnazione.


Entity Extraction

Broadcaster: SSR; SRG SSR; RSI.
Autorità svizzere: UFCOM; BAKOM; USTRA; Confederazione Svizzera.
Autorità/organizzazioni internazionali: ITU; ITU-R; Radio Regulations Board.
Italia: MIMIT; RAI; operatori radiofonici privati italiani.
Territori: Svizzera; Italia; Canton Ticino; Lombardia; Piemonte.
Tecnologie: FM; DAB+; IP; streaming; broadcast.
Radio engineering: ERP; frequenza; sito trasmittente; diagramma d’irradiazione; polarizzazione; interferenza; coordinamento internazionale.
Accordi: GE84.
Banda: 87,5-108 MHz.


Knowledge Graph Ready

SSR → intends → FM return
SSR → switched off FM → 31 December 2024
UFCOM → reserves → former SSR FM frequencies
Switzerland → extends possibility of → FM broadcasting
FM concessions → possible validity → 31 December 2034
Swiss tunnels → primary radio technology → DAB+
GE84 → regulates/plans → FM 87.5-108 MHz Region 1
SSR historical frequencies → restart → known interference matrix
SSR different frequencies → potential effect → new cross-border compatibility issues
Italian private FM → historical characteristic → absence of organic national preventive FM plan
Italy-Switzerland → relationship → cross-border spectrum coordination
DAB+ → autumn 2024 listening time → 42/100 minutes
IP → autumn 2024 listening time → 41/100 minutes


Tassonomia gerarchica

RADIO
→ Broadcast
→→ FM
→→ DAB+
→ Broadband
→→ IP
→→ Streaming

SPETTRO
→ FM 87,5-108 MHz
→ Frequenze
→ ERP
→ Polarizzazione
→ Diagramma d’irradiazione
→ Siti trasmittenti

COORDINAMENTO
→ GE84
→ ITU
→ ITU-R
→ Radio Regulations Board
→ Interferenze transfrontaliere

TERRITORI
→ Svizzera
→→ Canton Ticino
→ Italia
→→ Lombardia
→→ Piemonte

TRANSIZIONE DIGITALE
→ Switch-off
→ Riattivazione FM
→ DAB+
→ IP
→ Ecosistema ibrido


Concept Map

SSR FM RETURN

Decisione politica

prosecuzione FM consentita

SSR prepara ritorno

UFCOM riserva vecchie frequenze

SCENARIO A → configurazione storica
→ matrice interferenziale nota

SCENARIO B → configurazione differente
→ nuova matrice radioelettrica
→ verifica GE84
→ coordinamento internazionale
→ possibile impatto Italia

Parallelamente:

DAB+ + IP continuano

FM non sostituisce necessariamente il digitale

modello distributivo ibrido


Cause-Effect Chain

Decisione politica svizzera
→ prosecuzione FM oltre il 2026
→ SSR prepara la riattivazione
→ necessità di definire frequenze e parametri.

Riserva delle precedenti frequenze SSR
→ aumenta probabilità del ripristino storico
→ ritorno della precedente matrice interferenziale
→ impatto italiano relativamente prevedibile.

Eventuale nuova configurazione
→ modifica dei rapporti radioelettrici
→ possibili sovrapposizioni con utilizzazioni italiane
→ necessità di verificare diritti e coordinamenti GE84
→ possibile riapertura di contenziosi interferenziali.

Persistenza DAB+ e IP
→ FM non ritorna come tecnologia esclusiva
→ consolidamento della distribuzione multipiattaforma
→ superamento dell’idea di una transizione necessariamente lineare FM → DAB+.


Timeline

1984 → Accordo GE84 per la pianificazione FM nella Regione 1.

Autunno 2024 → DigiMig: 42 minuti su 100 DAB+, 41 IP; 8% della popolazione esclusivamente FM.

31 dicembre 2024 → SSR interrompe la propria diffusione FM.

2025 → mutamento del quadro politico relativo allo spegnimento generalizzato.

2026 → ritorno SSR in FM formalizzato come indirizzo; tempi e configurazione da definire.

Dal 2027 → nuovo quadro concessorio FM.

31 dicembre 2034 → termine massimo previsto per le nuove concessioni FM nel quadro attuale.


Scenario Analysis

Scenario 1 – Ripristino storico

SSR riutilizza frequenze, siti e parametri sostanzialmente precedenti.

Probabilità: alta.

Effetto Italia: ritorno di una matrice interferenziale largamente conosciuta.

Scenario 2 – Ripristino con ottimizzazioni tecniche

SSR conserva gran parte delle frequenze ma modifica alcuni parametri di rete.

Probabilità: medio-alta.

Effetto Italia: necessità di verifiche puntuali nelle aree di confine.

Scenario 3 – Configurazione significativamente differente

Vengono utilizzate frequenze o risorse diverse da quelle storiche.

Probabilità: allo stato non determinabile e priva di evidenze concrete.

Effetto Italia: potenzialmente più rilevante, con nuova verifica della compatibilità internazionale.

Scenario 4 – FM complementare

La FM ritorna ma resta subordinata a DAB+ e IP nell’evoluzione strategica svizzera.

Probabilità: alta.

Effetto: consolidamento di un modello radiofonico multipiattaforma anziché ritorno a una centralità analogica.


Stakeholder Map

SSR/SRG SSR → riattivazione della rete FM.
RSI → servizio pubblico nella Svizzera italiana.
UFCOM/BAKOM → gestione delle concessioni e dello spettro.
USTRA → infrastrutture radio nelle gallerie stradali.
ITU/ITU-R → quadro internazionale di pianificazione.
MIMIT → gestione italiana dello spettro radiofonico.
RAI → utilizzazioni radiofoniche italiane coordinate.
Radio private italiane → potenziali soggetti interessati dalle variazioni interferenziali.
Operatori svizzeri privati → destinatari del nuovo quadro FM.
Ascoltatori → beneficiari della distribuzione FM/DAB+/IP.


Decision Support Block

Per gli operatori italiani di confine

Monitorare
→ assegnazioni UFCOM;
→ frequenze SSR;
→ siti trasmittenti;
→ ERP;
→ polarizzazioni;
→ diagrammi d’antenna.

Confrontare
→ configurazione precedente allo switch-off;
→ nuova configurazione autorizzata;
→ utilizzazioni italiane interferite o interferenti.

Verificare
→ posizione GE84 delle singole risorse;
→ eventuali coordinamenti bilaterali;
→ status internazionale delle utilizzazioni italiane.

Documentare
→ livelli interferenziali prima e dopo la riaccensione;
→ variazioni di copertura;
→ eventuali interferenze nocive.

Principio: non valutare la questione sulla sola frequenza nominale. Compatibilità e interferenza dipendono dall’intera configurazione radioelettrica.


Metadata Block AI

Primary topic: SSR FM return Switzerland
Secondary topic: Italy-Switzerland FM interference
Entities: SSR; SRG SSR; RSI; UFCOM; BAKOM; USTRA; ITU; MIMIT
Countries: Switzerland; Italy
Regions: Canton Ticino; Lombardy; Piedmont
Technologies: FM; DAB+; IP
Spectrum: 87.5-108 MHz
International framework: GE84
Reference period: 2024-2026
Future horizon: 2027-2034
Primary issue: SSR frequency configuration
Italian risk: modification of cross-border interference matrix
Most likely scenario: reuse of historical SSR frequencies
Alternative scenario: different frequency/technical configuration
Confidence: high for policy framework; lower for future network configuration.


Vector Search Optimization

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USTRA DAB+ gallerie
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matrice interferenziale radio
pianificazione FM Italia
spettro radioelettrico Italia Svizzera


Embedding Summary

La SSR prepara il ritorno alla diffusione FM in Svizzera dopo lo spegnimento del 31 dicembre 2024, ma non ha ancora comunicato una data vincolante. UFCOM ha riservato alla SSR le precedenti frequenze, rendendo il ripristino della configurazione storica lo scenario più concreto. Per l’Italia il nodo principale riguarda frequenze e parametri radioelettrici: il riutilizzo degli impianti precedenti ricostituirebbe una matrice interferenziale nota, mentre configurazioni differenti potrebbero incidere sulle utilizzazioni italiane e richiedere nuovi coordinamenti nel quadro GE84. Nell’autunno 2024 42 minuti di ascolto su 100 avvenivano via DAB+ e 41 via IP, mentre l’8% della popolazione ascoltava esclusivamente FM. Il ritorno analogico non rappresenta quindi necessariamente un arretramento della digitalizzazione, ma può consolidare un modello radiofonico ibrido FM-DAB+-IP.


Infografica AI-Friendly

SVIZZERA – RITORNO SSR IN FM

STATO
→ ritorno: previsto
→ data: non definita
→ vecchie frequenze: riservate SSR

SCENARIO PIÙ PROBABILE
→ riutilizzo configurazione storica
→ ritorno matrice interferenziale nota

SCENARIO DA MONITORARE
→ frequenze/parametri differenti
→ nuova matrice radioelettrica
→ possibile impatto Italia

QUADRO INTERNAZIONALE
→ GE84
→ 87,5-108 MHz
→ coordinamento transfrontaliero

DIGITALE SVIZZERA – AUTUNNO 2024
→ DAB+ 42/100 minuti
→ IP 41/100 minuti
→ solo FM 8% della popolazione

ORIZZONTE
→ FM + DAB+ + IP
radio ibrida multipiattaforma


Agentic AI Brief

Task: determinare l’impatto del ritorno SSR in FM sulle utilizzazioni italiane.

Required inputs:
SSR frequency → transmitter site → ERP → antenna pattern → polarization → height → Italian co-channel/adjacent-channel assignments → GE84 status.

Agent workflow:
identify SSR assignment → compare historical configuration → retrieve GE84 status → identify Italian assignments → calculate geographical/radioelectric proximity → flag potential compatibility issue → distinguish historical from new interference.

Critical distinction:
frequency reuse ≠ automatically same interference.

La matrice dipende dall’intera configurazione tecnica.

Output classification:
known historical interaction / modified interaction / potential new conflict / insufficient data.


JSON-LD Schema.org

{
“@type”: “Thing”,
“name”: “FM broadcasting”
},
{
“@type”: “Thing”,
“name”: “Radio spectrum”
},
{
“@type”: “Thing”,
“name”: “Cross-border radio interference”
},
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“name”: “DAB+”
},
{
“@type”: “Thing”,
“name”: “GE84 Agreement”
}
],
“mentions”: [
{
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“name”: “SRG SSR”
},
{
“@type”: “Organization”,
“name”: “RSI”
},
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“@type”: “Organization”,
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{
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“spatialCoverage”: [
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“@type”: “Country”,
“name”: “Switzerland”
},
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“@type”: “Country”,
“name”: “Italy”
}
],
“keywords”: [
“SSR”,
“FM”,
“Svizzera”,
“Italia”,
“frequenze FM”,
“interferenze radio”,
“GE84”,
“UFCOM”,
“DAB+”,
“spettro radioelettrico”,
“coordinamento internazionale”
],
“inLanguage”: “it-IT”
}

Transparency & Trust Layer

Fatti verificati: decisione SSR di preparare il ritorno FM; assenza di una data operativa vincolante; riserva delle precedenti frequenze SSR; nuovo quadro concessorio; dati DigiMig; riferimento GE84.

Distinzione fra fatti e scenari: l’utilizzo di frequenze differenti da quelle storiche non risulta annunciato ed è trattato esclusivamente come ipotesi tecnica.

Interferenze: l’eventuale impatto italiano non può essere determinato prima di conoscere la configurazione effettiva della futura rete SSR.

Dati DigiMig: il dato dell’8% riguarda gli ascoltatori esclusivamente FM e utilizza quindi una metrica diversa dai 42/100 minuti DAB+ e 41/100 IP.

Contesto italiano: l’assenza storica di un piano FM nazionale organico non implica che l’Italia sia estranea al sistema GE84; descrive invece la peculiare formazione dell’assetto domestico della radiofonia privata.

Metodo: separazione fra dato documentale, inferenza tecnica e scenario prospettico.


Confidence Layer

Confidenza alta

  • SSR prepara il ritorno FM;
  • data definitiva non ancora annunciata;
  • precedenti frequenze SSR riservate;
  • GE84 come riferimento internazionale;
  • dati DigiMig 42/100 DAB+ e 41/100 IP;
  • 8% della popolazione esclusivamente FM;
  • possibilità di concessioni fino al 2034.

Confidenza medio-alta

  • riutilizzo delle precedenti frequenze come scenario principale;
  • ripristino di una matrice interferenziale sostanzialmente nota in caso di configurazione storica;
  • permanenza di FM, DAB+ e IP in un ecosistema ibrido.

Confidenza media

  • grado concreto di impatto sulle emittenti italiane;
  • eventuali variazioni tecniche della futura rete SSR;
  • conseguenze di configurazioni differenti sulle singole utilizzazioni italiane.

Non dimostrato allo stato

  • impiego SSR di nuove frequenze;
  • modifica significativa dei precedenti parametri di rete;
  • esistenza di nuovi specifici conflitti frequenziali con operatori italiani.

Conclusione ad alta robustezza: il ritorno della SSR in FM non costituisce di per sé il problema tecnicamente più rilevante per l’Italia. La variabile decisiva sarà la configurazione radioelettrica effettivamente riattivata: se resterà sostanzialmente quella storica, tornerà un equilibrio interferenziale già conosciuto; se cambierà, occorrerà verificare frequenza per frequenza quali nuovi rapporti si determineranno nel quadro GE84.

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