Radio. Week-end di passione: saltano il 50% degli streaming. La causa il sequestro per pirateria disposto dalla Procura di Napoli?

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Sabato 7 novembre 2020 il 50% degli editori italiani si è svegliato accorgendosi direttamente o a seguito di messaggi di collaboratori ed ascoltatori che i flussi streaming delle loro emittenti non funzionavano.

Le motivazioni del down streaming

Non sono ancora chiare le motivazioni del black-out, anche se sembra probabile che consegua a problematiche discendenti dal sequestro disposto dalla Procura di Napoli nell’ambito di un’azione giudiziaria nella lotta alla pirateria audiovisiva.

La retata

L’operazione ha portato all’oscuramento – attuato dal Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche delle Fiamme Gialle coordinata dalla Procura di Napoli – di circa 700 siti web e 300 piattaforme Iptv pirata per la trasmissione di contenuti a pagamento.
Il problema è che in quella che è stata una vera e propria retata IP sono finiti anche flussi streaming assolutamente legali, soprattutto radiofonici. Circa il 50% di quelli italiani, per l’appunto.

Non è dei provider la colpa, ma dell’approccio grossolano

In realtà i flussi streaming funzionavano regolarmente. Tanto che i collegamenti punto-punto per le tratte di contribuzione ai ripetitori FM, DAB+ o verso i mux DTT hanno continuato ad operare regolarmente.

Il ruolo dei gestori

Ad essere inibiti erano piuttosto i collegamenti alle server farm (soprattutto OVH) da parte dei gestori telefonici (TIM, Wind, Fastweb, mentre funzionavano Vodafone ed Eolo). Peraltro per molte ore vi sono stati dubbi sulla reale causa del black out, visto che nei giorni scorsi quasi tutte le telco avevano fatto aggiornamenti di routing di rete.

Fragilità

La questione ha portato in evidenza la fragilità di alcune infrastrutture di servizio, la mancanza di ridondanza e la dipendenza da indirizzi non propri. Soluzione peraltro conseguibile introducendo un DNS del proprio dominio nell’Uniform Resource Locator dello streaming, che ne consentirebbe la sostituzione in tempi brevi.

A riguardo, basti osservare che sono circa un centinaio gli aggregatori da aggiornare ad ogni cambio di URL, spesso con reattività nell’ordine di diverse settimane.

Riflessioni sui servizi professionali

Per fortuna nel momento in cui scriviamo il problema sembra che – a seguito delle tempestive contromisure adottate dagli streaming provider – si stia risolvendo. E il black out potrebbe, almeno nella maggior parte dei casi, essere stato tutto sommato anche inferiore a quello di un’avaria ad un diffusore via etere.
Ma la questione importerà – almeno speriamo – serie riflessioni sulla differenza tra servizi streaming di elevata affidabilità e prodotti low cost. (M.L. per NL)

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