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FM World, il principale aggregatore di flussi streaming radiofonici italiani, ha reso note le prime posizioni della graduatoria delle emittenti più seguite nel mese di agosto 2019, elaborate su un campione di 10.000 utenti, equamente distribuiti sul territorio nazionale, tra coloro che ne hanno scaricato l’app (le wave trimestrali del Tavolo Editori Radio si basano su 30.000 interviste). Il dato misura i device che si sono connessi nel periodo di riferimento e non somma pertanto gli accessi del medesimo utente (che viene moltiplicato solo qualora acceda all’app attraverso device diversi, per esempio se ha utilizzato FM World una volta tramite smartphone, un’altra con tablet ed una ancora con pc). Si tratta pertanto di un dato estremamente rappresentativo.

Tutto sommato, quand’anche alle prime posizioni si riscontrino variazioni rispetto ai dati TER, non si tratta di stravolgimenti degli equilibri consolidati. Circostanza che conferma il richiamo (e quindi l’importanza) del brand anche senza la distorsione mnemonica tipica delle rilevazioni CATI.
Se quindi fino alla decima posizione le grandi stazioni generaliste dominano l’ascolto anche in streaming, in quelle successive (come ha potuto verificare questo periodico) viene progressivamente premiata l’identità, la qualità e la vocazione tematica di un’emittente con la collocazione significativa di radio verticali (soprattutto di brand affermati), spesso native digitali. Troverebbe quindi conferma la teoria che in assenza di rendita di posizione da diffusione FM l’affermazione è fondamentalmente determinata da posizionamento (dell’icona), notorietà del brand, qualità e specificità del contenuto.

I dati di FM World permettono poi elaborazioni che non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelle consentite dalle rilevazioni del TER. Al di là di statistiche oggettive sulla durata di ogni sessione di ascolto per emittente, è per esempio possibile verificare l’associazione di emittenti, analizzando la tendenza di un utente a passare da una specifica stazione ad un’altra in determinati momenti.

Come numerose volte sostenuto su queste pagine, l’accesso ai dati degli aggregatori dotati di massa critica li renderà di fatto assimilabili a dei meter e lo studio comportamentale degli utenti permetterà di avere conferma di alcuni effetti, finora solo supposti, legati al digital audio. Per esempio quello che sembrerebbe penalizzare le emittenti che eccedono nell’impiego del preroll, imponendo all’utente l’ascolto dello spot prima dell’avvio del flusso anche in caso di ascolti ravvicinanti (zapping). Oppure, sempre sul medesimo tema (preroll), quello della sopportabilità, in termini di durata dell’ascolto, che – secondo alcuni indicatori – si sarebbe ridotta a meno di 10 secondi (8, per la precisione), spingendo i pubblicitari a valutare la realizzazione di spot da 5-6″ in linea con la comunicazione pubblicitaria di YouTube.