“Topless”, la prima regola per una riunione efficace

Troppe distrazioni sul posto di lavoro per manager e colleghi: proibiti pc e palmari


La tecnologia avrà pure i suoi vantaggi, ma se ad esibirli sono un team di imprenditori ed ingegneri di una qualunque azienda della Silicon Valley durante un importante meeting di lavoro, è piuttosto ovvio ritenere inopportuna, almeno in quella sede, tanta innovazione. Una fitta pioggia di accuse ha recentemente ricoperto la più moderna gamma di apparecchiature elettroniche, comprendente i tradizionali telefoni cellulari, i più avanzati palmari e i sottilissimi laptop di ultima generazione (non per questo più tollerabili nel bel mezzo di una riunione). La colpa (grave, in effetti) sarebbe quella di distrarre costantemente manager, e colleghi al seguito, con e-mail ed sms, tra l’altro consultati nei momenti meno idonei. Non a caso un ingegnere ex-Google, dopo aver abbandonato la sede di Mountain View, ha “spifferato” quanto di più sorprendente potesse celarsi dietro gli incontri lavorativi della grande G: “ai meeting, tre su quattro colleghi non alzavano mai gli occhi dal loro video. Che frustrazione!”. Un comportamento decisamente sconveniente quello dei “googliani”, che potrebbe in qualche modo suggerirci come quelle regole e quell’educazione alla base di un qualunque rapporto sociale, potrebbero essere troppo facilmente “bypassate” dal suono (che in taluni casi diventa una spiacevole aggravante) di un Blackberry. L’occasione era quindi gradita per scegliere “topless” come dogma fondamentale per i meeting futuri (da “(lap)top less”, senza il laptop, senza il computer, ndr): nelle società della California informatizzata, saranno proibiti telefoni e pc portatili durante le riunioni, naturalmente considerati troppo invasivi e del tutto superflui, soprattutto quando il dichiarato intento è quello di mandare in pensione il buon vecchio taccuino e la sua fedelissima matita. Un modo come un altro per fondare le basi di una netiquette lavorativa: i divieti non piacciono a nessuno, ma le regole devono essere piuttosto chiare. La questione, almeno negli Stati Uniti, non si pone più solo nelle grandi aziende. Ben più complicato e preoccupante (a giudicare dagli articoli pubblicati dal Los Inglese Times) sembra essere il tasso di distrazione nelle scuole e nelle università, dove numerosi docenti si trovano obbligati a richiamare quotidianamente studenti impegnati in transazioni bancarie online o consultazione di e-mail e newsletter. I professori puntano il dito sulle tecnologia wireless: “non vorremo che qualche studente sia così pervaso dal web, ma pensare di viverci dentro”, concludono i soggetti più infastiditi. (Marco Menoncello per NL)

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