Tv locali. Telenorba (sud Italia) taglia e ristruttura. A rischio altre emittenti

Eravamo in cassa integrazione da due anni e mezzo, e non si poteva più andare avanti così, l’azienda sarebbe scoppiata” ha dichiarato Luca Montrone, presidente della tv pugliese.

Dopo i 2,5 mln di perdite nel 2012 su 17,8 milioni di fatturato, “il 2013 si è chiuso più o meno su quei livelli. Il 2014 va peggio: non solo non abbiamo ancora incassato i contributi pubblici del 2013 (pari a circa 5 mln di euro), ma quelli del 2014 sono tagliati a poco più di 1,7 mln. Molto poco per un gruppo come il nostro che edita tre canali del calibro di Tn7, Tn8 e TgNorba 24”. Il recente taglio di 43 dipendenti pare essere stata l’unica mossa possibile per il gruppo, al fine di rilanciare l’emittente e tutti i suoi canali. Montrone, come si legge in un articolo di venerdì 12 settembre apparso su ItaliaOggi, ha poi aggiunto che “Telenorba ha investito 10 mln di euro per il passaggio al digitale terrestre. Ci sono nuovi modi di lavorare che riducono il personale necessario. Ma soprattutto il digitale terrestre ci ha fatto perdere le posizioni sul telecomando acquisite negli anni e ha aumentato la concorrenza, con una miriade di canali che raccolgono pubblicità a prezzi stracciati”. Secondo Montrone, con la recente sentenza del Consiglio di Stato sugli LCN si potrebbero intravedere barlumi di speranza per la possibilità di una riassegnazione dei tasti 8 e 9 all’emittenza locale (si ricorderà la vicenda giudiziaria su cui si sta molto dibattendo in questi giorni, relativa alle irregolarità riscontrate nel Piano LCN emanato dall’AGCOM nel 2010), a patto che le tv areali si muovano insieme su questo fronte. Nell’esprimere la propria solidarietà al gruppo pugliese, l’Ordine dei giornalisti ha ritenuto che "tale vicenda debba richiamare l’attenzione delle istituzioni, della categoria e degli editori, sulle condizioni dell’emittenza locale radiotelevisiva in Puglia e in Italia, alla luce di una crisi del settore senza precedenti". Certo è che i licenziamenti e le ristrutturazioni a cui ha dovuto far fronte Telenorba non sono un caso isolato: da nord a sud fioccano le chiusure e le tv locali sono ormai allo stremo delle forze. Basti ricordare i tagli a 26 dipendenti di Telelombardia, a cui potrebbero aggiungersene altri, data la situazione di crisi in cui versa il gruppo Mediapason; la laziale T9 invece è stata messa in liquidazione dall’editore Edoardo Caltagirone, non prima di aver licenziato una ventina di dipendenti. Non dormono sonni tranquilli nemmeno le emiliane Antenna Uno, Telereggio, TeleTricolore e Rete 7, travolte come un fiume in piena dalla crisi. Un intero comparto che da ogni angolo della penisola esce ammaccato e malmesso dal passaggio al digitale e dalla crisi della raccolta pubblicitaria – in base a recenti studi di Confindustria Radio tv infatti, i ricavi pubblicitari, pari a 481 mln di euro nel 2012, scenderebbero probabilmente a quota 400 mln a fine 2014; anche gli addetti ai lavori che erano 4388, caleranno drasticamente al di sotto dei 4000 -. (V.R. per NL)
 
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