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Tv. Rai, L’ amica geniale: un successo prevedibile per una produzione internazionale di qualita’ e realizzata con grandi mezzi

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Amica geniale

Gli ascolti Tv di martedì 27 novembre hanno premiato, come era prevedibile, Rai1, che ha proposto la prima puntata della megafiction L’ amica geniale, per la regia di Saverio Costanzo. La concorrenza nella serata era forte: ‘Le Iene’ avevano lo scoop di altri tre lavoratori in nero che avrebbero lavorato per il padre del Ministro del Lavoro Luigi Di Maio, mentre a ‘Di Martedì’ su La7 era di scena un inedito duello fra lo stesso Di Maio e il direttore di ‘Repubblica’ Calabresi.
Auditel ha promosso un po’ tutti: L’ amica geniale ha fatto boom con 7.092.000 spettatori pari a ben il 29.3% di share (ascolti di un livello ormai abbastanza raro), ‘Le Iene show’ ha ottenuto il 9.6% di share, ‘DiMartedì’ il 6.2%; penalizzate, ovviamente, le altre reti.
Ma perché il successo delle prime due puntate della fiction tratta dai libri di Elena Ferrante riuniti sotto il titolo di L’ amica geniale era prevedibile? Va tenuta presente innanzitutto la portata dell’operazione, perché L’ amica geniale è un best seller internazionale, la serie è di quelle davvero ‘importanti’, per la grande cura e la grandiosità con cui è stata realizzata, per la voglia di rivedere sul piccolo schermo il ‘magico’ racconto della Ferrante e infine, non fosse altro, per il clima di forte curiosità che circonda l’identità reale della scrittrice (o scrittore), questione di cui si parla da anni senza (almeno apparentemente) alcuna conclusione.

Proprio Elena Ferrante, chiunque sia in realtà, figura anche come coautrice di soggetto e sceneggiatura della serie Tv in otto puntate che condensa i quattro libri originali, assieme a Francesco Piccolo, Laura Paolucci e Saverio Costanzo. Quest’ultimo è anche il regista della serie, mentre Paolo Sorrentino e Jennifer Schuur sono i produttori esecutivi e Fremantle è il distributore internazionale in collaborazione con Rai Com. Ma soprattutto è HBO a caratterizzare con il suo prestigioso marchio la produzione, che ha dunque un’inevitabile dimensione internazionale; accanto a HBO Entertainment e Umedia figurano come produttori Rai Fiction e TimVision e poi ci sono anche Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Wildside e Domenico Procacci per Fandango. Verrebbe da dire, più di così si muore, ma si sa che non sempre l’abbondanza iniziale di mezzi, soldi e uomini garantisce, alla fine, un risultato all’altezza degli intenti.
È giusto dire che invece, in questo caso, a giudicare almeno dai primi due episodi di L’ amica geniale , le cose sono andate per il verso giusto, anche se è opportuno dire subito che già in partenza si sapeva che un adattamento televisivo in otto puntate non avrebbe potuto rendere sullo schermo il vasto e enorme ‘materiale’ che Elena Ferrante sa proporre ai lettori nei suoi quattro libri dedicati alle vite parallele delle due amiche Elena Greco e Raffaella (Lila) Cerullo. Bisognava per forza di cose procedere scegliendo un po’ e, a quel che si è visto, Costanzo ha saputo farlo, rimanendo assolutamente fedele ai libri ma senza l’impossibile ambizione di riprodurne al 100% la profondità e il valore su un altro mezzo.

La Tv e ancor più il cinema (si sa che le serie ormai ambiscono ad insidiare e superare il presunto primato del grande schermo) sono invece prima di tutto immagine, grandi scenografie, costumi, volti, colori, emozioni. In questo la serie non perde un colpo: la ricostruzione della Napoli anni’50, anzi del piccolo rione della città chiuso in se stesso in cui vivono Elena e Lila, è straordinaria, incantevole, affascinante. Ma soprattutto a dominare la scena è il volto delle due bambine protagoniste, a partire da quello di Elisa Del Genio (Elena); il discorso vale ancor di più per la faccia scura e istintiva di Ludovica Nasti (Lila), che rende con grande intensità il personaggio di quella piccola amica geniale e ribelle che Elena si ritrova a fianco e che le rimarrà accanto, fra varie vicende, per tutta la vita.
Costanzo, indovinata questa scelta dopo un accurato casting (vedremo poi come sapranno rendere le due amiche adolescenti e poi adulte le ‘prossime interpreti’), aveva di fatto già trovato la chiave giusta per rendere memorabili queste due prime puntate della serie, anche se una nota di particolare merito va anche data a Dora Romano, che interpreta con grande bravura il personaggio della maestra, centrale nei primi anni di vita delle due amiche.

Formidabili dunque l’ambientazione, le scenografie e i costumi, bella la fotografia, accurato il montaggio, assolutamente indovinate le interpreti, mentre le riprese abbondano di primi piani e di ‘scene madri’, come la ‘pazzia d’amore’ della vedova del palazzo di Elena al momento del trasloco dell’uomo (e marito infedele) di cui era innamorata o di Lila letteralmente buttata dalla finestra dai ‘cattivi genitori’ stanchi del suo carattere ribelle.
A voler essere pignoli, la voce fuori campo di Alba Rohrwacher, che fa un po’ da narratrice, forse non era necessaria, diversi particolari resi ‘alla grande’ dal libro si perdono un po’ (l’episodio delle bambole, per dire, rappresenta un vero dramma per Elena, che si scopre incapace di ribellarsi all’istintiva e irrefrenabile amica). Ma si tratta di piccoli difetti, in buona parte inevitabili, come si diceva.
Alla fine dei due episodi di L’ amica geniale (di cui ci occupiamo, perché questo periodico è attento anche al mondo della fiction), Costanzo riesce anche a far spiegare alla maestra il senso più profondo del primo libro di Elena Ferrante: la vita di Elena rappresenta un tentativo, riuscito nel suo caso (molto meno in quello della sua amica geniale), di affrancarsi dalla plebe che popola quel quartiere da cui non si può quasi uscire, di avere la meglio su quel piccolo mondo e sui suoi ‘piccoli’ abitanti, così miseri e senza speranza. Quel ponte sotto la ferrovia che porta a un altro mondo, pur così pericoloso, cupo e sconosciuto, le due bambine un giorno riescono a percorrerlo insieme, trascurando la scuola e le famiglie. Non andrà bene ma sarà il primo assaggio di una possibile libertà, che sarà anche liberazione (M.R. per NL)