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Radio locali. La sindrome di RTL: cloni di un modello irraggiungibile destinati all’estinzione

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Si assiste quotidianamente all’affanno di molte emittenti (FM e web) che invano inseguono e cercano di imitare la radio che i dati accreditano come la numero uno in Italia (aspettando, ci si augura entro la data annunciata del 8/11, i tanto attesi ascolti relativi al primo semestre 2017, gestiti  per il primo anno da TER Tavolo Editori Radio): RTL 102,5.
Al di là delle considerazioni e dei punti di vista spesso contrastanti su modalità e risultati di queste rilevazioni, appare comunque chiaro a tutti che i punti di forza che permettono all’ammiraglia di Lorenzo Suraci di primeggiare, pur essendo partita molto dopo tanti altri, siano molteplici e non certamente di facile riproduzione.
Il problema ovviamente non è la veridicità o meno dei dati d’ascolto (se con altri metodi di analisi fossero comunque 7 milioni di ascoltatori oppure qualcuno in meno o in più poco cambierebbe: RTL rimarrebbe comunque ai vertici degli ascolti), quanto la bramosia delle emittenti locali di tentare di copiare un paradigma pur non avendolo compreso ed assimilato appieno, nell’illusione che il successo sia solo negli interventi parlati veloci, nella playlist e magari nella conduzione in coppia (come se fosse questa a garantire il successo di un format). Intanto ci si dovrebbe chiedere quanto le ”hit” trasmesse da una radio nazionale abbiano attinenza con i gusti e le tradizioni di città che in molti casi hanno contesti socioculturali e circuiti musicali che non si rispecchiano assolutamente in certe rotazioni.

In ogni caso, una rete a dimensione nazionali ha motivazioni diverse per suonare dei brani ed escluderne altri; logiche e opportunità che difficilmente esistono in una piccola realtà che potrebbe quindi scegliere liberamente in perfetta autonomia, con un pizzico di gusto, conoscenza del territorio e della storia della musica e non solo delle TOP 40. Doti che spesso mancano a chi è delegato a generare le sequenze musicali, con il risultato di rimanere ancorati nell’illusione dei grandi successi che spesso tali sono solo nella testa di chi li programma, demandando agli algoritmi di un software di automazione la responsabilità di stabilire liste, con esiti a volte terrificanti.
Quanto ai cosiddetti interventi parlati veloci con saluti senza sosta, si tratta di un elemento certamente caratterizzante, ma da contestualizzare in un coacervo di programmi giornalistici di approfondimento importanti, radiocronache di avvenimenti sportivi di rilevanza e partnership con i più importanti eventi musicali. Viceversa, l’informazione delle emittenti locali è quasi ovunque un prodotto terzo, precotto, avulso e generico, che porta a sentire in 20 radiogiornali tutti uguali cosa accade in Australia senza che qualcuno che dica cosa stia accadendo a 100 metri da casa (che invero dovrebbe essere la mission delle radio territoriali).
Ancora: la qualità delle voci presenti sulla radio dei Very Normal People è di livello altissimo: sono in onda alcuni dei migliori speaker degli ultimi 10 anni (ancorché, a volte, forse mortificati proprio da quell’esigenza di ”velocità” che molti ritengono un pregio, ma che in presenza di personaggi talentuosi rischia di diventare una gabbia).
RTL ha poi introdotto in Italia la radiovisione (termine che ormai è considerato sinonimo del più corretto “visual radio”), con 24 ore di diretta su un LCN DTT ancora dell’area della frequentazione sequenziale (che arriva di norma tra i primi 30 e 40 numeri) e presidiato la multipiattaforma, aprendo all’ibridizzazione sensoriale (audio/video) e vettoriale (FM, DAB+, IP, DTT, sat), mentre molte locali hanno difficoltà a farsi ascoltare in streaming.

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Concentrandosi nel processo di emulazione solo sugli aspetti più facili da replicare, si lasciano peraltro da parte i veri aspetti fondamentali che dovrebbero costituire per tutti i punti di arrivo, come per esempio la capillarizzazione del segnale FM, che nel caso di RTL in ogni città della penisola arriva con un segnale pulitissimo, spesso ridondante e sempre robusto ed affidabile (quando invece molte radio locali hanno una ricezione problematica purtroppo anche nello stesso piccolo bacino di utenza).
Da considerare anche l’enorme esposizione mediatica, con cartellonistica e presenza nei maggiori eventi nazionali, che garantisce una visibilità e di conseguenza ascolti sempre più ampi, così come un altro fattore che produce introiti importanti ma che quasi nessuno riesce a bissare: la continuità della programmazione. RTL trasmette tutti i 365 giorni all’anno per 24 ore consecutive, sempre in diretta, radiogiornali compresi, non esistono repliche, programmi di sola musica, gli speaker sono sempre on air e non solo dal lunedì al venerdì e le trasmissioni non si fermano allo scoccare della mezzanotte.

Amplius: il morning show ”Non Stop News” cambia i conduttori, ma rimane inalterato nei contenuti e nella fascia oraria (anche festiva): ottima idea per fidelizzare gli ascoltatori ed attrarne di nuovi (così come altri programmi e voci sono in onda tutti i giorni alla stessa ora da decenni rappresentando un vero marchio di fabbrica riconoscibile da tutti).
Certi aspetti non sono ricostruibili in toto da una locale, né peraltro dovrebbero esserlo; piuttosto, con le dovute proporzioni determinate dalla dimensione economica specifica, potrebbero fungere da spunto, piuttosto che un modello da clonare.
Insomma, il successo di una radio non è parlare poco, salutare tutto il condominio e suonare reggaeton e ”nuovi talenti” tutto il giorno. Basterebbe andare un poco oltre l’evidenza per capirlo. (U.F. per NL)

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