Per anni il mercato pubblicitario ha inseguito quasi esclusivamente la metrica della reach social, misurando l’influenza in base a follower, like e visualizzazioni. Oggi, però, la saturazione dell’ecosistema digitale e la crescente diffidenza verso gli influencer tradizionali stanno riportando attenzione verso forme di comunicazione percepite come più autentiche.
Sintesi
Lo studio Dentsu evidenzia come gli speaker radiofonici ed i podcaster siano oggi percepiti come veri e propri “super influencer” dai consumatori.
In un contesto caratterizzato dalla crescente sfiducia verso gli influencer social tradizionali, la radio recupera centralità grazie alla relazione autentica e continuativa con il pubblico.
Secondo la ricerca, l’audio advertising genera livelli di attenzione superiori rispetto ad altri ambienti digitali, con 10.126 attentive seconds per mille impression contro una media benchmark di 6.501.
Anche il brand recall e il brand choice uplift mostrano performance più elevate.
Le campagne lette direttamente dagli host risultano particolarmente efficaci perché percepite come raccomandazioni autentiche.
Gli ascoltatori attribuiscono ai conduttori radiofonici credibilità, affidabilità e vicinanza emotiva.
Il 55% degli intervistati presta maggiore attenzione agli spot audio, mentre il 51% si fida maggiormente dei brand presenti in ambienti radiofonici e podcast.
Per Dentsu, la radio ed il podcasting rispondono perfettamente alla nuova trust economy, fondata su semplicità, autenticità e connessione umana.
Il settore radiofonico potrebbe quindi rafforzare il proprio ruolo trasformando gli speaker ed i podcaster in asset multipiattaforma capaci di integrare broadcasting, podcast, social e video.
Il ritorno della radio
In questo scenario, la radio – e soprattutto le sue personalità – recupera centralità strategica. Secondo un’analisi di Dentsu, una delle più grandi multinazionali al mondo nel settore della pubblicità, delle pubbliche relazioni e della consulenza di marketing (fondata in Giappone, l’azienda è oggi un partner globale per la crescita e la trasformazione digitale dei brand), i conduttori radiofonici e i podcaster vengono oggi percepiti come veri e propri “super influencer” per i brand.
Fiducia trasferita ai marchi
Il principio è semplice: la fiducia costruita negli anni tra speaker e ascoltatore tende a trasferirsi direttamente ai marchi sponsorizzati. Un vantaggio competitivo che molte piattaforme social, nonostante i grandi numeri, faticano oggi a garantire.
La trust economy premia l’audio
Il dato più interessante riguarda la cosiddetta “economia della fiducia”. Nel nuovo paradigma mediatico, infatti, non basta più ottenere attenzione: conta la qualità della relazione instaurata con il pubblico. Le metriche tradizionali basate su impression e visualizzazioni stanno lasciando spazio a indicatori più sofisticati, capaci di misurare coinvolgimento reale, attenzione cognitiva e memorizzazione del brand.

I numeri dello studio Dentsu
Gli studi citati da Dentsu mostrano infatti che l’audio advertising – radio & podcast in particolare – genera livelli di attenzione superiori rispetto a molti ambienti digitali tradizionali. In particolare, la ricerca condotta con Lumen Research, azienda tecnologica specializzata nella misurazione dell’attenzione visiva (attention measurement) nel campo della pubblicità e del marketing, evidenzia che gli annunci audio raggiungono mediamente 10.126 attentive seconds per mille impression, contro una media benchmark di 6.501 per altri ambienti pubblicitari digitali.
Memoria del marchio
Non solo. Il brand recall (la capacità dei consumatori di ricordare il nome di un marchio senza alcun aiuto esterno) corretto raggiunge il 41%, rispetto a una media del 38%. Ancora più significativo il dato sul brand choice uplift (aumento incrementale della probabilità che un consumatore scelga ilprodotto rispetto alla concorrenza) che arriva al 10%, contro il 6% delle medie di riferimento. Numeri che confermano una maggiore capacità della comunicazione audio di incidere sia sulla memoria del consumatore sia sulle intenzioni d’acquisto.
Quando parla direttamente lo speaker
L’elemento più rilevante emerso dagli studi riguarda però il ruolo delle personalità audio. Dentsu osserva infatti che le campagne lette direttamente dagli host – sia radiofonici che podcast – ottengono risultati superiori rispetto agli spot tradizionali. Il motivo è legato alla natura stessa del rapporto instaurato tra speaker e ascoltatore. La radio accompagna attività quotidiane intime e continuative: automobile, lavoro, casa, mobilità urbana.
Una presenza quotidiana
Questo crea una relazione percepita come personale, continuativa e meno artificiale rispetto alla comunicazione social. Lo speaker entra nella routine dell’ascoltatore con una frequenza che nessun creator digitale riesce normalmente a replicare. Di conseguenza, quando un conduttore suggerisce un prodotto o racconta un’esperienza legata a un brand, il messaggio viene interpretato come una raccomandazione autentica e non come semplice advertising.
Radio personalities come super influencer
Gli speaker radiofonici vengono quindi definiti super influencers. Una definizione significativa soprattutto se confrontata con la crescente crisi reputazionale degli influencer social tradizionali. Diverse ricerche internazionali mostrano infatti come il pubblico stia diventando più diffidente verso contenuti percepiti come eccessivamente commerciali o artificiali.
La crescente diffidenza
Quello di Dentsu non è l’unico studio sul tema: diverse ricerche accademiche sull’ecosistema degli influencer negli Stati Uniti pubblicate tra il 2024 ed il 2025 hanno già evidenziato una crescente sfiducia verso i social media influencer, soprattutto nei segmenti di pubblico più maturi e consapevoli. La radio, al contrario, continua a beneficiare di un capitale reputazionale costruito nel tempo. Gli speaker vengono percepiti come persone “reali”, con identità riconoscibili e radicamento territoriale o culturale stabile.
Un vantaggio competitivo
Si tratta di una caratteristica che molti creator digitali, spesso legati a trend volatili e piattaforme algoritmiche, faticano a mantenere nel lungo periodo. La forza della radio risiede soprattutto nella continuità del rapporto. Un creator social può intercettare attenzione episodica; uno speaker radiofonico entra invece nella quotidianità dell’ascoltatore.
Relazione e familiarità
Le ricerche sull’audio advertising mostrano che gli utenti attribuiscono ai conduttori radiofonici caratteristiche come autenticità, affidabilità e vicinanza emotiva: uno studio del supergruppo radiofonico americano iHeartMedia/PMX aveva già evidenziato che gli host radiofonici vengono percepiti come alcuni degli influencer più credibili e “relatable” dell’intero ecosistema mediatico.
Fiducia nell’ambiente audio
Inoltre, il 55% degli intervistati da Dentsu dichiara di prestare maggiore attenzione agli spot radiofonici e podcast rispetto ad altri mezzi, mentre il 51% afferma di fidarsi maggiormente degli advertiser presenti in ambienti audio. Il paradosso è che la radio torna competitiva proprio nell’epoca dominata dagli algoritmi. Mentre le piattaforme social esasperano engagement artificiale, polarizzazione e saturazione pubblicitaria, l’audio lineare recupera valore.
Comunicazione meno invasiva
La radio beneficia infatti di una natura meno aggressiva e più relazionale: un ambiente percepito come più equilibrato, meno caotico e meno manipolato. Nel report Media Trends 2026, Dentsu sottolinea come i brand debbano oggi privilegiare semplicità, connessione autentica e fiducia umana in un ecosistema sempre più automatizzato.
La radio come risposta
La radio sembra rispondere perfettamente a queste esigenze: contenuto umano, relazione diretta, familiarità e forte capacità contestuale. Per il comparto radiofonico, queste evidenze rappresentano un’indicazione strategica importante. In un mercato che da anni cerca di ridefinire il proprio posizionamento nell’ecosistema digitale, il concetto di “audio influencer” potrebbe diventare una leva decisiva.
Non solo spot
La sfida non riguarda soltanto la vendita di spazi pubblicitari, ma la capacità degli editori di trasformare i propri conduttori in asset editoriali e commerciali multipiattaforma. Vettori via etere e IP, podcast, social e video possono infatti convergere attorno alla figura dello speaker, trasformandolo in nodo centrale della relazione con il pubblico.
Un vantaggio unico
In questo senso, la radio potrebbe sfruttare un vantaggio competitivo che molti creator digitali non possiedono: una relazione storica e quotidiana costruita nel tempo e non dipendente esclusivamente dagli algoritmi.
Influence media
L’evoluzione in corso suggerisce quindi un cambio di paradigma. La radio non è più soltanto broadcasting lineare, ma diventa progressivamente “influence media”.
Il nuovo valore economico
Un ambiente nel quale il valore economico deriva dalla capacità di orientare fiducia, attenzione e comportamento d’acquisto. Ed è probabilmente proprio qui che si gioca il futuro competitivo dell’audio nel mercato pubblicitario contemporaneo. Perché nell’era dell’iperinflazione digitale dell’influenza, il vero differenziale non sembra più essere la visibilità, ma la credibilità. (E.G. per NL)

































