DTT. Refarming 700 MHz, CRTV a ITU: ok su tempistica, ma occorre considerare specificità italiana

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Garantire che nel refarming della banda 700 MHz venga preservato il valore economico e sociale della piattaforma digitale terrestre italiana attuale (free e pay, nazionale e locale), la sua configurazione in reti mono frequenza altamente performanti, per citare alcune caratteristiche tecniche e di mercato; ma anche che  venga preservata la capacità di evolvere (ad es. verso l’UHD) e di rimanere competitiva rispetto ad altre piattaforme.
Questo è quanto Confindustria Radio Tv ha rappresentato nel seminario Internazionale “Spectrum Management and broadcasting Regional Seminar for Europe and the CIS (Commonwealth of Independent States”, area di libero scambio dei Paesi ex URSS) promosso da ITU (International Telecommunications Union) e MISE tentuosi a fine maggio a Roma.
In rappresentanza di CRTV, Elena Cappuccio – nella sessione dedicata al futuro del DTT broadcasting – ha illustrato le caratteristiche peculiari del digitale terrestre in Italia, “piattaforma che rimane ampiamente maggioritaria per penetrazione sul pubblico  (superiore al 65% la ricezione sui televisori principali), audience e investimenti pubblicitari generati (l’88% del totale investimenti TV), offerta multicanale free e pay: negli ultimi anni in particolare sono cresciuti i canali nazionali accessibili gratuitamente al pubblico su base nazionale lanciati da editori italiani e internazionali, anche in funzione di differenziazione del business model”.
Le specifiche italiane si declinano anche in un alto numero di programmi e operatori locali, una ricchezza da gestire promuovendo le realtà locali che realmente fanno informazione e intrattenimento sul territorio e sono economicamente sostenibili in una orografia che rende la copertura del territorio (n. di trasmettitori) e il coordinamento internazionale e interferenziale (sono almeno 14 i paesi confinanti) attività dispendiose e complesse”, ha osservato la portavoce di CRTV nel proprio intervento.
Queste ed altre complessità (es. la legacy dei ricevitori MPEG-2 only) dovranno essere gestite nella transizione al DVBT-2 (HEVC o MPEG4 a seconda del codec che prevarrà) e nella migrazione alla banda sub 700 MHz, dove dovrà rientrare anche il DAB radiofonico (VHF). Una migrazione che dovrà essere gestita anche per tener conto dei costi per gli utenti e gli operatori. Nella sessione su temi analoghi, centralità della piattaforma DTT in Europa, si è espressa anche la EBU (European Broadcasting Union) con abbondanza di dati comparati. Il seminario regionale, con limitato accesso al pubblico, è proseguito toccando temi come il dividendo digitale (seconda sessione pomeridiana di lunedì 29 maggio), gli aspetti regolatori ed economici per la gestione e il monitoraggio dello spettro radiofrequenziale e le nuove prospettive verso il 5G (martedì 30), l’IoT e le conferenze ITU (WTDC 2017 e WRC2019, mercoledì 31). (E.G. per NL)

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