DTT. Tira una brutta aria a riguardo delle misure di indennizzo sui canali da liberare obbligatoriamente o spegnibili volontariamente anzitempo

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I rumors che ci stanno giungendo a riguardo delle misure di indennizzo per la liberazione (obbligatoria per i canali UHF 50, 51, 52 e 53 e volontaria per gli altri) sono estremamente preoccupanti.
Si parla di una ipotesi allo studio che prevederebbe rimborsi diversificati in funzione, ad esempio, degli investimenti effettuati e di un preventivo accertamento del concreto utilizzo dei canali (da parte degli Ispettorati Territoriali, si presume). In definitiva l’originaria formulazione del decreto rottamazione che – a quanto ci risulta – era già pronta a settembre 2019, sarebbe stata letteralmente cestinata a favore di una procedura farraginosa (e comunque estramente complessa) foriera di un numero di variabili tale da renderla concretamente ingestibile e comunque dagli esiti imprevedibili.

Intanto fioccano le interrogazioni parlamentari

“Il governo riveda e tempistiche previste dal bando del 30 aprile per il rilascio anticipato delle frequenze, prevedendo, prima del rilascio, l’individuazione degli indennizzi da corrispondere”, è il contenuto di una interrogazione a firma congiunta presentata al ministro dello Sviluppo Economico dai parlamentari di Forza Italia, Federica Zanella e Giorgio Mulè, in un’interrogazione al ministro dello Sviluppo economico a firma congiunta.

Modalità operativa “quanto mai singolare”

L’avviso pubblico stabilisce “una tempistica molto ristretta” e “non specifica quali saranno gli importi degli indennizzi”: una modalità operativa, quella adottata dal ministero dello Sviluppo economico, “quanto mai singolare – si legge nell’istanza dei parlamentari di Forza Italia – perché si chiede alle emittenti radiotelevisive locali di cedere anticipatamente e ‘alla cieca’ le proprie frequenze, rinviando ad una fase successiva la determinazione degli importi previsti per gli indennizzi”.

Come andare al notaio per vendere la casa senza conoscere il prezzo

“Sarebbe come chiedere a qualcuno di vendere la propria casa – evidenziano i deputati azzurri – andare dal notaio per il rogito e solo una volta sottoscritta la compravendita, scoprire a quanto ammonterebbe il suo valore. Assurdo. In un momento così delicato per il nostro Paese aggiungere incertezza a incertezze non e’ la strategia più saggia da perseguire, soprattutto in un settore messo a dura prova dalle conseguenze della pandemia di Covid-19. Non vorremmo che il governo, oltre ad aver respinto ogni nostro emendamento per incrementare i contributi alle emettenti locali, volesse per di più speculare sulla ‘necessita’ da parte di molti detentori di vendere le loro frequenze”.

Procedure, importo e iter sconosciuti

Un’interrogazione a risposta scritta dai contenuti assimilabili (inaccettabilità del rilascio delle frequenze da parte degli operatori locali senza conoscere procedure, misure di indennizzo e iter e tempi di pagamento) è stata presentata anche da Nunzio Angiola (Gruppo Misto).
Contiamo di tornare a breve sull’argomento, anche in considerazione del fatto che il termine per la presentazione delle domande per la liberazione volontaria dei canali è stato confermato al 30/05. (E.G. per NL)

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