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Sono sempre meno gli italiani che durante il week-end guardano la tv via etere: il fine settimana è ormai dedicato dai 35-55enni alla visione sequenziale di puntate delle serie disponibili su Netflix, che così sta profondamente cambiando le abitudini televisive. E lo stesso fenomeno sta cominciando a diventare rilevante anche nella fascia infrasettimanale che va dalle 21.30 alle 24.00.
L’impatto comportamentale dello streaming video on demand (SVOD) si sta mostrando in tutta la sua veemenza, costringendo i programmatori della tv tradizionale a rivedere in profondità le proprie strategie. Stanno infatti scomparendo i telespettatori che utilizzano la televisione via etere per vedere film e fiction, che entro 5 anni diventeranno appannaggio pressoché esclusivo dell’on demand IP.

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Nell’arco del prossimo lustro dalla tv DTT spariranno progressivamente i canali dedicati a film e fiction per fare spazio a quelli di sport, news, infotainment, cultura e società (cibo, animali, documentari, ecc.), visual radio/musica. I primi segnali in tale direzione vengono per esempio dalla decisione di Sony di chiudere l’esperienza di CineSony (LCN 55) e di Pop (canale per bambini sul 45), ma già si mormora di altre defezioni o meglio di importanti riconversioni contenutistiche.
Ma attenzione: contrariamente a quello che si potrebbe pensare, si tratta di un segnale positivo per gli editori tv nazionali e locali.
Una formidabile opportunità per recuperare credibilità verso un’utenza alla ricerca di contenuti complementari a quelli dei colossi dello streaming video on demand.