I.A. & audio. Quando l’intelligenza artificiale ruba la voce: clonazione identità, diritti e nuove sfide della nuova rivoluzione industriale

clonazione voce

La tecnologia corre veloce: bastano pochi secondi di ascolto da parte di un sistema I.A. perché possa creare una voce sintetica capace di imitare quella di una persona reale e poche ore di training approfondito (tono, inflessioni, ritmo, emozioni) per renderla – attraverso una clonazione professionale – concretamente indistinguibile dall’originale.
È il risultato dell’intelligenza artificiale generativa, che ha aperto scenari straordinari — ma anche inquietanti — in ambiti professionali, creativi e quotidiani.

Sintesi

L’intelligenza artificiale generativa consente oggi di  conseguire la clonazione di una voce reale con pochi secondi di ascolti, rendendola poi, attraverso un breve training professionale, quasi indistinguibile dall’originale.
Sul piano giuridico, la voce non è solo suono: è identità personale oltre che, per i professionisti, anche strumento di lavoro e conseguentemente una fonte di reddito.
La clonazione non autorizzata apre scenari critici, come dimostra la causa avviata dal conduttore americano David Greene contro Google per supposta clonazione della sua voce da parte di un sistema automatico di sintesi.
I giuristi sono concordi su un punto: il quadro normativo italiano è ancora inadeguato e privo di una tutela specifica della voce. Chi subisce abusi deve ricorrere a strumenti giuridici indiretti, come diritto d’autore, privacy o concorrenza sleale, spesso poco efficaci.
Dimostrare l’origine di una voce sintetica è complesso, costoso e tecnicamente difficile.
La filiera tecnologica globale rende inoltre complicata l’attribuzione delle responsabilità e l’esecuzione delle decisioni giudiziarie.
Il rischio è che la tutela resti privilegio di pochi noti, mentre i cittadini comuni rimangono esposti a truffe e manipolazioni.
Serve quindi un intervento rapido che riconosca un diritto autonomo sulla voce, con responsabilità condivise e strumenti di tracciabilità.
La sfida sarà trovare un equilibrio tra innovazione, libertà creativa e protezione della dignità e dell’identità personale.

La voce non solo suono: è identità

La voce non è solo un suono: è identità. Spesso riconosciamo una persona al telefono prima ancora che si presenti per familiarità della sua voce. La voce, infatti, trasmette personalità, storia, cultura, emozioni.
Per molti professionisti — doppiatori, attori, speaker, cantanti, presentatori, giornalisti, animatori, comici, podcaster, ma anche docenti, manager e politici — è anche strumento di lavoro, per alcuni una fonte di reddito diretta, per altri mediata, ma – per tutti – una caratteristica identitaria.

Clonazione (non autorizzata)

Tuttavia oggi quella stessa voce può essere clonata, replicata e utilizzata senza autorizzazione (come suggerisce la causa inrìtrodotta dal conduttore radiofonico americano Davide Greene). Il risultato è un cambiamento radicale nel modo in cui concepiamo la tutela della persona e dei propri diritti nel mondo digitale”, spiega Alessio Negretti, giurisita esperto di proprietà intellettuale per la struttura di competenza a più livelli in ambito mediato Consultmedia ed ora ceo della Società Italiana per la Tutela della Voce.

Governare, regolare, non guerreggiare con la I.A.

L’approccio innovativo della Società Italiana per la Tutela della Voce è governare, regolare e non guerreggiare con l’I.A.
Il diritto arranca, su questo non vi è dubbio – fa eco l’avv. Stefano Cionini, co-founder della law tech firm MCL Avvocati Associati e partner Consultmedia –. “Il quadro normativo italiano, come quello di molti altri Paesi che appaiono in posizione talvolta anche più arretrata, non ha ancora previsto una legge specifica sulla tutela della voce e sulla sua clonazione tramite I.A.

Armi spuntate per la difesa

Chi subisce un abuso deve fare affidamento a strumenti giuridici pensati per altri contesti: diritto d’autore, diritti della personalità, privacy, concorrenza sleale”, continua l’avvocato.Anche i, seppur pregevoli, tentativi nazionali, che si collocano sulla scia dell’AI Act promosso dall’Unione Europea, si concentrano soprattutto su obblighi di trasparenza e responsabilità delle piattaforme, senza riconoscere un vero e proprio diritto soggettivo autonomo sulla voce. Il risultato è un sistema frammentato, complesso e spesso inefficace, in cui la tutela reale dei consociati rischia di rimanere limitata e condizionata dalla capacità di dimostrare danni economici o reputazionali”.

La prova impossibile

Ed infatti, come abbiamo più volte evidenziato su queste pagine, dimostrare che una voce sintetica derivi da quella di una persona reale è ancora estremamente difficile. I modelli di I.A. apprendono da milioni di dati raccolti online: collegare un risultato a una fonte precisa richiede perizie tecniche sofisticate, lunghe e costose, spesso fuori portata per chi non dispone di risorse professionali elevate.

Filiera tecnologica

E non sarebbe nemmeno l’unico ostacolo: “La filiera tecnologica è articolata: sviluppatori, piattaforme, utenti finali spesso operano in paesi diversi o in contesti digitali anonimi e decentralizzati. Anche quando si ottiene una decisione giudiziaria favorevole, farla rispettare può diventare complicato. Ciò crea una condizione in cui la tutela appare più teorica che pratica, esponendo chi domanda tutela a rischi concreti di sfruttamento o manipolazione della propria voce”, richiama Stefano Cionini.

Il rischio di una tutela per pochi

In effetti, le attuali protezioni funzionano meglio per chi è famoso o usa la voce professionalmente, perché è più facile dimostrare riconoscibilità e valore economico.
Ma che dire del cittadino comune?

Le truffe vocali

La clonazione della voce può essere utilizzata per truffe telefoniche, diffamazioni, manipolazioni audio nei social media o per dannose impersonificazioni e plagi.
Limitare la tutela ai soli personaggi noti significherebbe lasciare scoperta la maggioranza delle persone, che resterebbero vulnerabili a usi impropri della propria identità vocale. La tuttela ci dovà essere e dovrà essere per tutti”, avverte il legale di MCL Avvocati Associati.

Libertà creativa vs. diritti personali

“Non tutto, però, deve e può essere semplicemente vietato. Satira, parodia, imitazione artistica e informazione pubblica sono elementi essenziali di una società libera. L’uso di voci sintetiche può avere applicazioni socialmente preziose: restituire la voce a chi l’ha persa per malattia, migliorare l’accessibilità per i non vedenti, sviluppare tecnologie assistive e strumenti educativi. La sfida è trovare un equilibrio tra libertà creativa, innovazione tecnologica e protezione dei diritti personali, evitando abusi ma permettendo allo stesso tempo usi etici e socialmente utili”.

Possibili evoluzioni normative

La collaborazione tra i giuristi di MCL Avvocati Associati, i professionisti di varia estrazione di Consultmedia e la guida innovativa e propositiva della Società Italiana per la Tutela della Voce che punta a fare massa critica tra gli operatori del settore, consentono di indicare alcune possibili direzioni per il futuro e delineano i prossimi, necessari, tavoli di lavoro che dovranno integrare quelli già esistenti a livello istituzionale”, precisa l’avv. Cionini.

Questione di mesi, non anni

La vera sfida per i prossimi mesi – si badi bene: mesi, non anni, poiché il ritmo al quale avanza la tecnologia non consente impasse o balzelli – si dovrà concentrate su alcune specifiche direttrici:
1) riconoscere un diritto autonomo sulla voce come attributo fondamentale della persona, indipendente dal riconoscimento economico o dalla notorietà;
2) presumere illegittimo l’uso commerciale non autorizzato di voci altrui, con onere della prova a carico dell’utilizzatore;
3) distinguere tra uso commerciale, artistico, informativo e di ricerca, prevedendo regole diverse per ciascun contesto;
4) riconoscere responsabilità condivise tra sviluppatori, piattaforme e utilizzatori finali, per rendere tracciabile l’uso delle voci;
5) introdurre registri delle voci protette e sistemi di watermark digitale, per certificare originalità e autorizzazione;
6) applicare un diritto di opposizione e rimozione in caso di utilizzi lesivi della dignità personale o della reputazione”.

Una questione che riguarda tutti

La clonazione vocale non è solo un tema tecnologico o giuridico: tocca il cuore della nostra identità nell’era digitale. Chi siamo, se anche la nostra voce può essere copiata, manipolata o venduta senza il nostro consenso?

Evoluzione giuridica

“Questo è certamente vero – risponde il legale – Il diritto dovrà evolversi rapidamente. Nel frattempo, sarà la giurisprudenza a tracciare i primi confini, cercando di affermare un principio semplice ma fondamentale: la voce è parte della persona, e la persona deve essere protetta nella sua interezza.

Questione di equilibro

L’equilibrio tra innovazione e tutela dei diritti individuali diventerà un banco di prova per le società digitali, chiamate a gestire strumenti sempre più potenti senza compromettere dignità, identità e fiducia dei cittadini”. (E.G. per NL)

 

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