Intercettazioni. Il Ddl entra nel vivo: domani è ‘battaglia’ sugli emendamenti

Nuove regole per magistrati e giornalisti. Sono 400 le proposte di modifica al provvedimento del governo: chi divulga notizie coperte da segreto rischia fino a 5 anni di carcere


(Franco Abruzzo.it) – Niente intercettazioni per i reati punibili con pene inferiori ai 10 anni, ma con una deroga per reati contro la Pubblica amministrazione come corruzione e concussione. Intercettazioni sempre possibili per reati di mafia, terrorismo e di grande allarme sociale. Carcere da 1 a 3 anni, commutabile in una sanzione, per chi pubblica conversazioni coperte da segreto, e 5 anni per i pubblici ufficiali che le diffondono. Queste le linee guida del Ddl del governo sulle intercettazioni all’esame della commissione Giustizia della Camera che da domani inizierà l’esame dei 400 emendamenti presentati al provvedimento. La fisionomia della disciplina delle intercettazioni nel nostro Paese, dopo interminabili polemiche, cambierà volto., con un giro di vite anche per quel che riguarda il comportamento che dovranno tenere giornalisti e magistrati. Le intercettazioni saranno comunque autorizzate in tutte le indagini relative a reati con pene edittali superiori ai 10 anni; così come saranno sempre ‘intercettabilì i reati di mafia, terrorismo e grave allarme sociale. Ma nella lista dei reati soggetti a intercettazione, rientrano anche l’usura, le molestie e le minacce, e i reati contro la Pubblica amministrazione «per i quali è prevista la pena della reclusione nel massimo non inferiore a 5 anni».

Il provvedimento del governo interviene anche sull’attività di giornalisti e magistrati, con l’obiettivo di limitare eccessive esternazioni da parte delle toghe. Avrà l’obbligo di astenersi, infatti, il magistrato che ha «pubblicamente rilasciato dichiarazioni» sul procedimento che gli è stato affidato. Inoltre, il capo dell’ufficio dovrà provvedere a sostituire il magistrato che risulta iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d’ufficio relativo al procedimento assegnatogli. Anche al Procuratore generale spetta la facoltà di sostituzione nel caso in cui il capo dell’ufficio o il magistrato assegnatario dell’inchiesta siano indagati per rivelazione del segreto d’ufficio, o se hanno rilasciato «dichiarazioni pubbliche in merito ad un procedimento pendente presso il loro ufficio». Nuove regole anche per i giornalisti, che dovranno evitare di pubblicare, anche parzialmente o per riassunto, gli atti dell’indagine preliminare o quanto acquisito al fascicolo del Pm o del difensore («anche se non sussiste più il segreto»). Chi lo farà rischierà il carcere da uno a tre anni e una sanzione pecuniaria che può arrivare fino a 1.000 euro.

Rischieranno, d’ora in poi, anche le talpe responsabili della fuga di notizie. Chiunque «rivela indebitamente notizie inerenti ad atti del procedimento penale coperti dal segreto» o ne agevola la conoscenza, infatti, è punito con la reclusione da uno a cinque anni. La nuova normativa introdotta con il provvedimento del governo introduce limiti di tempo per le intercettazioni, che non potranno protrarsi per più di tre mesi. Tuttavia, nel caso di reati di criminalità organizzata, mafia, terrorismo, persino di minacce portate per mezzo del telefono, l’attività di intercettazione potrà arrivare a 40 giorni e potrà essere prorogata per altri 20. Novità in arrivo anche per la prassi che dà il via alle intercettazioni: non sarà più il Gip, infatti, ma un tribunale a dare il via libera alle richieste avanzate dal Pm. E questo dovrà avvenire «con decreto motivate, contestuale e non successivamente modificabile o sostituibile, quando vi siano gravi indizi di reato. Le intercettazioni, infine, saranno inserite in un fascicolo ad hoc. (Adnkronos)

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INTERCETTAZIONI: la Commissione Giustizia della CAMERA parte dal “DDL ALFANO”.

di Anna Laura Bussa/ANSA

Roma, 8 gennaio 2009. La commissione Giustizia della Camera adotta il disegno di legge del governo sulle intercettazioni come testo base e fissa al 21 gennaio il termine per la presentazione degli emendamenti. La decisione viene presa con i soli voti della maggioranza e con il no del Pd. Assenti, infatti, i deputati di Udc e Idv. L’intenzione del centrodestra, spiega il capogruppo del Pdl in commissione Enrico Costa, è quello di licenziare il testo entro la fine di gennaio per farlo poi arrivare in Aula entro i primi di febbraio. “Il clima politico – aggiunge – è favorevole per arrivare ad una proposta che non passi con i soli voti della maggioranza”.

Ma se il voto per adottare il ddl del governo come testo base viene preso all’unanimità da Pdl e Lega, le divisioni restano sulle modifiche che si intendono apportare. A cominciare da quella suggerita dal premier Silvio Berlusconi di limitare l’uso delle intercettazioni ai soli reati di mafia e terrorismo. Su questo punto, infatti, An e Lega non la pensano come Forza Italia. E sarebbe questo uno dei motivi per cui si è deciso di fissare al 21 gennaio e non prima il termine per la presentazione degli emendamenti. Il presidente della commissione Giulia Bongiorno esprime soddisfazione per l’andamento dei lavori e avverte che anche lei, relatore del provvedimento, presenterà delle proposte di modifica. Alcune delle quali terranno conto dei suggerimenti avanzati dal Procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso nella sua audizione soprattutto sul fronte della lotta alla criminalità. Il ddl del governo prevede in sostanza limiti più severi sui reati per i quali si possono chiedere le intercettazioni e un freno per i giornalisti che le pubblicano (fino a tre anni di carcere).

VIA IL MAGISTRATO CHE PARLA TROPPO – La toga che rilascia “pubblicamente dichiarazioni” sul procedimento che gli viene affidato ha l’obbligo di astenersi. E dovrà essere sostituito se iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d’ufficio.

DIVIETO PUBBLICAZIONE – Non si possono più pubblicare gli atti dell’indagine preliminare, o quanto acquisito al fascicolo del Pm o del difensore, fino alla conclusione delle indagini preliminari o fino al termine dell’udienza preliminare.

REATI INTERCETTABILI – Possono essere ‘spiati’ solo quelli con pene dai 10 anni in su, ma anche i delitti per i quali indaga la Direzione distrettuale antimafia; quelli contro la Pubblica Amministrazione per i quali è prevista la reclusione non inferiore a 5 anni (ci rientrano concussione e corruzione); i reati di ingiuria, minaccia, usura, molestia.

LIMITI DI TEMPO – Non si potrà intercettare per più di tre mesi. Per reati di criminalità organizzata, terrorismo o di minaccia col mezzo del telefono si può arrivare a 40 giorni prorogabili di altri 20.

AUTORIZZA UN COLLEGIO – Non sarà più il gip, ma un tribunale a dare il via libera alle intercettazioni chieste dal Pm, e serve un “decreto motivato, contestuale e non successivamente modificabile o sostituibile, quando vi siano gravi indizi”.

ARCHIVIO RISERVATO E DIVIETO DI ALLEGARE VERBALI A FASCICOLO – Le telefonate saranno custodite in un archivio presso il Pm.

DIVIETO UTILIZZO IN PROCEDIMENTI DIVERSI – Le intercettazioni non potranno essere utilizzate in procedimenti diversi da quelli nei quali sono state disposte. Ad eccezione dei reati di mafia e terrorismo.

CARCERE PER I GIORNALISTI – Chi pubblica le intercettazioni é punito con l’arresto da uno a tre anni e con un’ammenda da 500 a 1.032 euro.

CARCERE PER CHI DIVULGA – Chiunque “rivela indebitamente notizie inerenti ad atti del procedimento penale coperti dal segreto” o ne agevola la conoscenza è punito con al reclusione da uno a cinque anni.

(in: http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/approfondimenti/visualizza_new.html_850017149.html).

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