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IP Tv. Lavazza si beve il 25% di Chili. Nessuna competizione con pay tv: siamo una pay per use

La Lavazza, nota azienda italiana produttrice di caffè, ha acquisito per circa 25 milioni di euro il 25% delle azioni di Chili, piattaforma di streaming fondata nel 2012, tra gli altri, da Stefano Parisi e l’a.d. Giorgio Tacchia.
La notizia, anticipata lo scorso 27/12/2017 dal Financial Times, è stata poi confermata dalla Luigi Lavazza Spa, la quale, in una nota, ha dichiarato che l’investimento “è stato effettuato da una holding finanziaria riconducibile alla famiglia Lavazza”.
Con questa operazione finanziaria, la compagine azionaria di Chili può contare al suo interno i fondatori (con circa il 32% delle quote), la Lavazza (con il 25% da poco conquistato), un gruppo di investitori finanziari e le quattro major di Hollywood, Warner Bros, Viacom, Paramount e Sony Pictures.

La particolarità di Chili – che è poi ciò che la differenzia rispetto alle altre piattaforme di streaming sue rivali – è il modello utilizzato: TVOD, ossia Transactional Video on Demand. Nel dettaglio, l’utente non sottoscrive un abbonamento (come accade, tra gli altri, per Netflix), ma paga per ogni singolo contenuto di cui vuole disporre, tramite il noleggio o l’acquisto. Si tratta di una formula cosiddetta “pay per use” che consente così di differenziare Chili dai suoi competitor come Sky, Mediaset con Infinity e, ovviamente, Netflix e di attrarre così una differente fascia di utenti.
Proprio per quanto riguarda gli utenti, la piattaforma tricolore la cui offerta è disponibile anche in altri quattro Paesi (Germania, Austria, Polonia e Regno Unito), conta un milione di clienti e si è posta l’obiettivo di raggiungere l’ambiziosa quota di 15 milioni di utenti entro il 2020. chili tv - IP Tv. Lavazza si beve il 25% di Chili. Nessuna competizione con pay tv: siamo una pay per useGuardando al bilancio, Chili prevede di chiudere il 2017 con ricavi attorno ai 30 milioni di euro – cifra significativa dal momento che il 2016 è stato chiuso con ricavi a quota 7 milioni – e con un utile prima di interessi, tasse, svalutazioni e ammortamenti a circa 3,4 milioni di euro (l’Ebitda nel 2016 era a 6,5 milioni).
Secondo quanto riportato dal quotidiano Italia Oggi, l’azienda ha sviluppato un ambizioso business plan al 2020: l’intenzione dei vertici della società è di arrivare a 300 milioni di ricavi, con un Ebitda di 50 milioni di euro. Vola alto Chili, molto in alto. (G.C. per NL)