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Pubblicita’. Stimoli nella pubblicita’ televisiva: il circuito (ed il cortocircuito) motivazionale negli spot. Quando si manca l’obiettivo pur conseguendo l’attenzione

motivazionale

La motivazione nella pubblicità televisiva: quando il circuito si trasforma in un corto-circuito.
In un precedente articolo, col contributo di Felice Tommaso Di Salvo, esperto di strategie e tecniche di comunicazioni avevamo analizzato uno spot attraverso i supporti offerti dalla PNL (si era preso in considerazione quello del tonno di Angelo Parodi nella campagna “mannaggia”).
Oggi, sempre con l’ausilio di Di Salvo, vediamo invece cosa si ottiene attraverso un altro tipo di “lente”, cioè quella motivazionale.
E’ un percorso che prevede diverse tappe al suo interno: dalla nascita di un bisogno, che deve essere stimolata, alla fase di ricerca della sua soddisfazione, la tappa di individuazione della meta, dell’azione e finalmente della de-tensione – ci spiega Di Salvo -. Sono tappe che l’individuo percorre senza ovviamente razionalizzare: se si trattasse di acqua, si avvertirebbe la sete, si cercherebbe cosa possa soddisfare lo stimolo, lo si individuerebbe cercando magari una bottiglia o aprendo il frigo, si berrebbe e finalmente si sarebbe dissetati.

Certi versi di soddisfazione sono tipici: nel caso della soddisfazione dalla sete di solito è il classico “ahhhhhh”. Ogni percorso quindi che non rispetti, o rispetti in maniera non congrua questi passaggi, porterà elementi di criticità; mutatis mutandis, vale anche per i programmi televisivi”.
Un quiz che abbia una fase di preparazione/tensione troppo lunga che vada poi a risolversi con una semplice e breve risposta si/no, “non performerà nel modo migliore; meglio allora avere diversi spazi in cui preparazione, tensione e azione e soluzione siano congruenti ed equilibrati”, continua l’esperto di comunicazione radiotelevisiva.
Lo spot preso in considerazione per sottolineare questi criteri è quello del Grand Marnier, un famoso superalcolico dolce che andava in onda negli anni 80 (molti lo ricorderanno e comunque lo ripresentiamo qui sotto) e che  si presta molto bene a una breve spiegazione di questo aspetto.

“Molto affascinante e seduttiva la musica, probabilmente l’elemento più memorabile dell’intero spot, congruente con i molti simboli sessuali utilizzati: il cavallo, la pelle sudata, il serpente, il ragazzo a torso nudo, la ragazza bella e scollata che si bagna le labbra col ghiaccio, il cowboy col suo abbigliamento macho, etc. – illustra Di Salvo -. Apparentemente, a vederlo, tutto bene; e invece sorge un problema enorme proprio sull’aspetto motivazionale. La domanda è semplice ed e quella che inciderà sulle vendite: chi mai, in una situazione che si svolge nel deserto, al caldo torrido, mentre si suda, berrebbe un superalcolico dolce? Come potrà quindi essere emozionalmente condivisa? E’ una situazione in cui sarebbe stata ideale un bibita fresca, un’acqua minerale, forse uno spumante leggero (concettualmente un accostamento già spinto) ma certamente non il Grand Marnier.“, conclude il comunicatore (E.G. per NL)