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Radio 4.0. Spotify da predatore diventa preda di Google ed Amazon. E’ scontro sugli smart speaker. La Radio per ora e’ spettatore, finche’ rimarra’ al suo posto

scontro

L’utilizzo degli smart speaker per l’ascolto di radio e musica, in generale, rappresenta il principale utilizzo dei device interattivi. Il nuovo obiettivo di Google e Amazon è vincere lo scontro tra servizi streaming musicali per togliere quote di mercato a Spotify.
L’azienda svedese, come noto, dispone di un servizio free e di un servizio premium da 9,99 euro al mese – con nuovi vantaggi per le famiglie (14,99 euro per 6 account nello stesso nucleo familiare) e per gli studenti (abbonamento da 4,99 euro mese) – ed è riuscita, nel tempo, a trasformare gli utenti unici in abbonati. Circa il 60% dei neo iscritti, infatti, accede a questa opzione attraverso la prova gratuita: nel primo trimestre del 2019 gli utenti Spotify Premium sono aumentati del 32% (+4% rispetto all’ultimo trimestre del 2018). Ovviamente, la versione non a pagamento trae i suoi ricavi dalla pubblicità.

Questa sembrerebbe essere la stessa strategia messa in campo da Google e Amazon, che a livello di introiti pubblicitari avrebbero, a prescindere, grandi interessi in gioco: il primo, lo scorso anno, ha raccolto circa 32,6 mld di dollari, mentre il secondo 10 mld. Cifre ben al di sopra di quelle alla portata di Spotify.
Ma il punto debole della piattaforma fondata da Daniel Ek – che potrebbe dare un risvolto negativo nello scontro digitale – è proprio dove si sta concentrando il maggior sviluppo dei colossi statunitensi: gli smart speaker. Il grande limite consiste infatti nell’impossibilità di ascoltare musica con gli assistenti domestici, attraverso Spotify, senza un account a pagamento.
Lo scorso 18 aprile Google ha lanciato una versione gratuita di YouTube Music, costituita ad hoc per i device Home Mini. Questa offre la possibilità di ascoltare un certo numero di brani e playlist musicali, senza possibilità di ripetizione delle canzoni e con limitato utilizzo della funzione skip (per saltare un brano poco gradito), il tutto intervallato da annunci pubblicitari: sarà però possibile utilizzare anche la versione a pagamento YouTube Music Premium, da 9,99 euro al mese per poter avere un controllo completo sui brani e sulle funzioni (saltare dei pezzi che non interessano o ripetere quelli preferiti).

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In misura ridotta – nel senso che attualmente è disponibile solo negli Stati Uniti – è partito anche il nuovo streaming musicale marchiato Amazon, gratuito e fruibile con i dispositivi Echo e su tutti quelli dotati di interfaccia vocale Alexa.
A differenza di Prime Music (che mette a disposizione 2 mln di brani musicali, senza interruzioni pubblicitarie, per coloro che già possiedono l’abbonamento Amazon Prime) o di Amazon Prime Music Unlimited (di più recente creazione e senza dubbio il più completo, con accesso a 50 mln di brani, nessuna interruzione pubblicitaria, ascolto offline e funzionalità per il controllo vocale), il nuovo servizio gratuito – con annunci pubblicitari – consente la riproduzione di una selezione di brani e playlist ed è stato studiato appositamente per Alexa.

Lo scontro digitale è quindi in corso, poiché gli smart speaker si rivelano essere uno strumento comodo per i contenuti musicali, in quanto gli utenti possono stabilire il canale preferenziale per veicolare ciò che vogliono ascoltare: ad esempio, se si imposta come app predefinita Spotify, alla domanda “Hey Googlefammi ascoltare della musica pop” il device la riprodurrà, appunto, da una playlist di Spotify.
Questo significa, per gli operatori del mercato musicale on demand, dover fidelizzare gli ascoltatori, poiché non tutti desiderano pagare più abbonamenti (cosa che sta già accadendo nel video entertainment, se si vuole godere di una scelta più ampia), ma, piuttosto, ciò che vogliono è di non staccarsi mai dalla piattaforma che offre più vantaggi al minor costo.copertina articolo - Radio 4.0. Spotify da predatore diventa preda di Google ed Amazon. E' scontro sugli smart speaker. La Radio per ora e' spettatore, finche' rimarra' al suo posto
In questo senso, lo scontro sarà difficile e competitivo: il servizio di Google è già disponibile gratuitamente in 15 nazioni oltre gli USA, mentre Amazon è la piattaforma forse più avvantaggiata, poiché possiede più offerte di musica streaming on demand e una piattaforma e-commerce di vendita (che gli consente, quindi, anche la distribuzione di vinili e CD). Infine, Spotify è un tipo di servizio che si è già affermato da tempo e rappresenta anche un punto di riferimento per le aziende discografiche, con accordi già stipulati sulle revenue di queste ultime.
La Radio, in questa vicenda, è sostanzialmente spettatore inerte, nel senso che rimane sullo sfondo dell’impiego degli smart speaker. Non e’ interesse né di Google ne’ di Amazon relegarla in anfratti di utilizzo degli altoparlanti intelligenti o di boicottarla, quantomeno finché non dovesse diventare un pericolo per lo sviluppo dei business degli OTT. Tradotto, finché la Radio starà lontana dallo streaming on demand non dovrebbe temere iniziative come quelle che i colossi del web stanno attuando verso Spotify. (D.D. per NL)