Radio digitale. Il Regno Unito si prepara a dire addio all’analogico nel 2015. E le frequenze FM potrebbero andare agli operatori tlc

Il sottosegretario britannico alla Cultura con delega ai media, Ed Vaizey,  ha promesso di illustrare nei dettagli quella che sarà la roadmap per raggiungere l’obiettivo dichiarato: la migrazione tecnologica prima della fine del 2015.

Il piano (in assoluta controtendenza con il resto dell’Europa, che di mollare l’FM analogica non ci pensa nemmeno alla lontana) era già stato studiato dal precedente governo laburista, ma l’attuale maggioranza Tory l’ha ripreso, con l’obiettivo di tracciare un piano programmatico reale e dire addio alla radio analogica, nonostante le polemiche montanti che hanno preso piede nelle ultime settimane Vale a dire a partire dallo scorso 16 giugno, data d’annuncio del rilancio del piano. Vaizey, ad ogni modo, resta cauto e continua a parlare di obiettivo raggiungibile, ma non si lascia andare (per ora) a promesse ufficiali. “L’industria radiofonica – dice – crede che la migrazione nel 2015 sia un obiettivo raggiungibile, e noi lavoreremo per supportare questa ambizione”. Ma subito aggiunge: “Solo quando avremo con noi il peso dell’opinione pubblica, e più della metà delle radio saranno già ascoltabili in digitale, solo allora sapremo con esattezza quando il Paese sarà pronto”.  La strada che porta allo spegnimento del segnale radiofonico analogico è, però, in salita. In Gran Bretagna c’è chi critica aspramente il passaggio alla tecnologia DAB-T (formato peraltro ormai antico), come l’ex ministro thatcheriano Lord Norman Fowler, che ha attaccato il governo per la propria indifferenza agli ascoltatori più anziani e agli automobilisti, due target sensibili per il mezzo radiofonico. Lord Fowler ha anche sostenuto, in un’intervista per L’Express, che la tecnologia non sarebbe ancora pronta (o forse sarebbe meglio dire che è superata…) e quindi sarebbe inverosimile pensare di poter spegnere il segnale analogico già nel 2015. Ad ogni modo, il progetto della radio digitale non pare integrarsi granché con le evoluzioni degli standard tecnologici: per l’ascolto casalingo, infatti, la banda larga resta la soluzione migliore da abbinare alle frequenze FM, che, sempre secondo L’Express, il governo starebbe vendendo agli operatori di tlc, anche se l’ipotesi lascia perplessi sul piano tecnico.  Sul punto l’esperto Andrea Lawendel (Radio Passioni) scuote la testa: "Il dividendo digitale non può per ragioni di larghezza di banda scendere facilmente così in basso, almeno per i requisiti della telefonia cellulare". Ma il punto per Lawendel è un altro: "Oggi sappiamo che una buona infrastruttura DAB+ potrebbe rappresentare un asset interessante per la radio a bordo dell’automobile (se solo l’industria della car radio si degnasse di prenderla in considerazione…) ma che per la mobilità a piedi e l’ascolto indoor appare sempre più preferibile una combinazione di infrastrutture convenzionali FM e cablatura/copertura wireless a larga banda su protocollo IP". E anche sul piano economico vi sarebbe più d’una perplessità: "L’economia della radio ha un rapporto estremamente sfavorevole di margine rispetto all’interesse suscitato. La radio in altre parole piace a molte persone ma questo gradimento non si traduce in grande ricchezza. E’ una commodity che si regge solo su costi di produzione e e trasmissione molto bassi. Il passaggio al digitale avrà un costo notevole che dovrà essere finanziato in qualche modo (soprattutto dal pubblico e anche con i proventi generati dalla radiofonia "vecchia"). La questione che va al di là della tecnologia è che tali investimenti sono giustificati solo se si tradurranno in una radiofonia capace in futuro o di costare ancora meno – cosa possibile, vista la generale diminuzione delle potenze in gioco anche se questa diminuzione si può tradurre in una minore copertura indoor – o di generare fatturati più consistenti", chiosa Lawendel. "La radiofonia pubblica può in teoria aumentare i canoni, ma si vede bene che attendibilità ha questa ipotesi per esempio qui in Italia, davanti alle notizie sul taglio delle sussistenze alle emittenti di informazione. La radiofonia commerciale dovrebbe aumentare i fatturati pubblicitari (con una minore ricezione indoor?) o inventarsi nuove formule di programmazione pay per use. La vedo sempre più difficile in questo contesto di crisi e in affiancamento a infrastrutture (Internet, le reti cellulari) che di fatto offrono già queste opportunità". Intanto, però, il mondo radiofonico inglese pare aver accolto bene la notizia del possibile passaggio integrale al digitale in cinque anni. Andrew Harrison, chief executive della radio commerciale Radio Centre, dice: “Siamo lieti che il nuovo governo abbia subito riconosciuto i benefici che la radio digitale porta agli ascoltatori. Certamente la roadmap che porta allo spegnimento dell’analogico aiuterà tutte le stazioni del settore commerciale a investire per il futuro”. È d’accordo anche Tim Davie, director audio e music della BBC. “Diamo il benvenuto all’impegno del governo per un futuro digitale della radio – afferma -. La BBC, insieme al Digital Radio UK, lavorerà al fianco del governo e del resto del settore radiofonico, per portare a termine il piano d’azione”. (G.C. per NL)
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