Radio e Tv. Rai deve cessare le pratiche non trasparenti e discriminatorie nella vendita degli spazi pubblicitari. A deciderlo e’ il Consiglio di Stato

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La querelle giudiziaria tra Agcom e Rai è finita di fronte al Consiglio di Stato, che ha dato ragione all’Autorità.
Il contenzioso, di cui si è parlato sulle pagine del nostro periodico, è sorto dalla delibera 61/20/CONS dell’Agcom, a mezzo della quale l’Autorità aveva diffidato la Rai a cessare immediatamente le pratiche giudicate non trasparenti e discriminatorie nella vendita degli spazi pubblicitari.

In buona sostanza, l’emittente pubblica era finita nel mirino perché fissava valori teorici dei prezzi di listini mediamente più alti di quelli rinvenibili nei listini dei corrispondenti livelli della concorrenza, per poi realizzare sconti ancor più elevati e differenziati.
Avverso tale delibera, Rai aveva fatto ricorso al Tar Lazio, ottenendo la sospensione del provvedimento emanato dall’Agcom, liberandosi così (in forma interinale) dagli obblighi scaturiti dalla diffida, tra cui quello di dare evidenza delle misure attinenti alla sua politica commerciale pubblicitaria.

L’appello dell’Agcom al Consiglio di Stato

Ora, a pronunciarsi è stato il Consiglio di Stato che ha ribaltato la situazione, accogliendo l’appello dell’Agcom e respingendo l’istanza cautelare avanzata da Viale Mazzini.
L’organo giurisdizionale amministrativo di secondo grado ha ristabilito l’efficacia della delibera 61/20/CONS.

Di conseguenza, Rai dovrà dare prova all’Authority della cessazione delle pratiche commerciali discriminatorie, proponendo un listino dei prezzi che dia ragionevole evidenza delle modalità di costruzione dei prezzi di vendita degli spazi pubblicitari e degli sconti.

Tagliavia: riduzione dei prezzi per gli spazi pubblicitari

Un tema scottante, quello dei prezzi degli spazi pubblicitari, su cui si è pronunciato anche Gian Paolo Tagliavia, a.d. della concessionaria Rai pubblicità: in occasione della conferenza stampa di presentazione dei palinsesti autunnali, ha annunciato la nuova politica commerciale all’insegna della razionalizzazione, in linea con le aspettative delle istituzioni.

Sulla base di questa nuova politica, Tagliavia ha previsto un notevole abbattimento delle tariffe lorde a listino, lasciando invariati i prezzi netti, ai quali verranno di conseguenza adeguati gli sconti.
Secondo l’a.d. di Rai Pubblicità, il prezzo netto applicato dalla Rai “rimane di gran lunga il costo per GRP (Gross Rating Points, indicatore elaborato e diffuso da Nielsen usato comunemente nella pianificazione pubblicitaria, ndr) più alto rispetto ai competitor”. (fonte Italia Oggi).
Rai potrà ora impugnare la decisione del Consiglio di Stato entro 60 giorni dalla notifica. (G.S. per NL)

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