Dopo anni di squilibri a danno delle emittenti italiane, il Ministero delle imprese e del made in Italy sembra intenzionato ad attivare una ricognizione diretta delle interferenze estere, prodotte, ma anche subite dalle stazioni italiane.
Un passo atteso, che potrebbe ridefinire il dossier delle interferenze transfrontaliere in sede nazionale ed europea.
Sintesi
Il MIMIT avvia una ricognizione diretta delle interferenze FM transfrontaliere, chiedendo alle emittenti – in particolare lungo la costa adriatica – di segnalare eventuali disturbi provenienti dall’estero.
Si tratta di un cambio di approccio significativo: da una gestione passiva e penalizzante per gli operatori italiani, a una raccolta sistematica di dati sulle interferenze subite.
La misura nasce dopo anni di asimmetria regolatoria, durante i quali le emittenti italiane sono state spesso obbligate a ridurre potenze senza poter contrastare efficacemente le interferenze estere.
In questo contesto, la nuova iniziativa potrebbe servire a costruire una base probatoria utile nei confronti dei Paesi confinanti e dell’Unione Europea, anche alla luce della procedura di infrazione in corso.
Restano però irrisolti i nodi strutturali: la mancanza di reciprocità internazionale, l’efficacia dubbia di soluzioni come la riduzione delle potenze o la rottamazione delle frequenze ed i limiti delle attuali politiche di gestione dello spettro.
La raccolta dati segna quindi l’avvio di una nuova fase, ma non rappresenta ancora una soluzione: il settore attende interventi concreti capaci di garantire equilibrio competitivo e tutela effettiva per le emittenti italiane.
Era ora
Il Ministero delle imprese e del made in Italy sembra aver accolto le denunce di sperequazione delle emittenti italiane, fino ad ora imputate di produzioni interferenziali trasnfrontaliere, ma impossibilitate di opporre pregiudizi subiti da trasmittenti oltre confine.
Le PEC di sollecito
Le stazioni che operano con diffusori FM sulla costa adriatica stanno ricevendo in questi giorni dagli Ispettorati Territoriali del MIMIT competetenti una comunicazione con la quale si informa che “nell’ambito delle attività di monitoraggio dello spettro radioelettrico, si richiede un riscontro urgente sull’eventuale presenza di interferenze generate da emittenti transfrontaliere. Anche in assenza di criticità è necessario inviare conferma”.
Ricognizione
La nota prosegue spiegando che in caso di interferenze, occorre rispondere segnalando gli impianti italiani perturbati, con l’indicazione della frequenza e del nome (se individuabile) della stazione disturbante, oltre, naturalmente, all’area interessata.
Dalla difesa passiva alla raccolta attiva dei dati
Il cambio di impostazione è evidente: forse per la prima volta il MIMIT non si limita a gestire segnalazioni o ad imporre misure correttive interne, ma avvia una raccolta sistematica di evidenze sulle interferenze transfrontaliere provenienti dall’estero.
Asimmetria regolatoria
“Si tratta di un passaggio non banale, perché fino ad oggi il sistema italiano ha sofferto di una evidente asimmetria regolatoria: le nostre emittenti sono state spesso chiamate a ridurre potenze o modificare assetti per evitare interferenze verso altri Paesi, senza però poter contare su un analogo livello di tutela rispetto ai segnali interferenti in ingresso“, spiega Stefano Cionini, avvocato di Consultmedia, che negli ultimi 25 anni ha seguito oltre 800 casi di situazioni interferenziali trasnfrontaliere.
Le criticità già evidenziate
Come analizzato a fine gennaio su queste pagine, il percorso intrapreso dal Ministero negli ultimi mesi per far fronte alle continue lamentele degli Stati esteri era apparso incerto e parziale, con soluzioni incapaci di risolvere strutturalmente il problema delle interferenze internazionali in FMÂ (peraltro fisiologiche, operando in assenza di un preventivo piano di assegnazione delle frequenze, pure previsto dalla L. 223/1990).
-6 dB
In particolare, aveva suscitato forti perplessità la proposta ministeriale di una riduzione generalizzata delle potenze delle nostre trasmittenti fino a 6 dB, considerata dagli operatori una misura penalizzante per le emittenti italiane e inefficace rispetto alle sorgenti interferenti estere, sulle quali l’Italia non ha controllo diretto.
Il contesto europeo: la pressione della procedura di infrazione
Il tema, del resto, per sua natura non è solo nazionale e si è ulteriormente aggravato in considerazione del fatto che l’Italia è da tempo sotto osservazione da parte dell’Unione Europea, nell’ambito di una procedura di infrazione legata alla gestione delle interferenze radiofoniche transfrontaliere. Come evidenziato da precedenti analisi, il termine per fornire soluzioni concrete è già stato oggetto di scadenze stringenti, con tre possibili opzioni sul tavolo, tutte complesse: interventi tecnici interni, negoziazioni bilaterali o soluzioni strutturali di riallocazione dello spettro.
Base probatoria
“In questo quadro, la raccolta sistematica di segnalazioni potrebbe rappresentare un tentativo di costruire una base probatoria solida da utilizzare ncome leva nel confronto con gli altri Paesi e le istituzioni europee“, osserva l’avvocato Cionini.
Il nodo della reciprocità internazionale
Uno dei punti più critici resta quello della reciprocità : “Le interferenze provenienti da Paesi dell’area adriatica e balcanica sono da anni oggetto di segnalazioni; tuttavia, la capacità di intervento è limitata da accordi internazionali e da differenti livelli di enforcement”, sottolinea il legale di Consultmedia.
Mappare con precisione il fenomeno
La nuova iniziativa del MIMIT potrebbe quindi avere una duplice funzione: da un lato, mappare con precisione il fenomeno; dall’altro, rafforzare la posizione italiana nei tavoli tecnici internazionali, dove finora il Paese si è trovato spesso in una posizione difensiva.
Le ipotesi di soluzione: tra rottamazione e riallocazione
Come anticipato da Newslinet, tra le ipotesi in campo vi sarebbe anche quella di un programma di rottamazione volontaria delle frequenze interferenti, sostenuto da risorse pubbliche (si è parlato di circa 20 milioni di euro). “Una soluzione che però presenta molte incognite: il rischio è quello di intervenire solo sugli operatori italiani, senza incidere sulle cause esterne del problema, con effetti distorsivi sul mercato”, avverte Cionini.
Transizione tecnologica
Allo stesso tempo, resta sullo sfondo il tema della transizione tecnologica, con il DAB+ ed i vettori eterogenei IP che potrebbero, nel medio e lungo periodo, ridurre la pressione sullo spettro FM, pur senza offrire una soluzione immediata alle criticità esistenti.
Una nuova fase (ma non ancora una soluzione)
La richiesta inviata dagli Ispettorati Territoriali potrebbe quindi segnare l’avvio di una nuova fase, più orientata alla raccolta dati e alla comprensione reale del fenomeno. Tuttavia, non si tratta ancora di una soluzione: le emittenti restano in attesa di misure concrete che garantiscano parità di trattamento e tutela effettiva rispetto alle interferenze estere.
Mappatura del fenomeno non neutra
“Il punto, tuttavia, è che la mappatura del fenomeno non è neutra: una volta formalizzate e documentate le interferenze subite, il MIMIT non dovrà più limitarsi a interventi interni o a soluzioni tampone. La disponibilità di dati puntuali e certificabili deve trasformarsi in un fattore di pressione politica e regolatoria, sia verso Bruxelles sia nei confronti dei Paesi confinanti, imponendo una scelta di campo tra tutela effettiva degli operatori nazionali ed accettazione di uno squilibrio strutturale dello spettro.
Il costo della normalizzazione del sistema
In questa prospettiva, la vera questione semmai è chi dovrà sostenere il costo della normalizzazione del sistema: se ancora una volta gli operatori italiani, attraverso riduzioni, delocalizzazioni o rottamazioni, oppure se si riuscirà finalmente ad attivare un meccanismo di responsabilità condivisa a livello internazionale.
Evitare soluzioni apparenti
Perché senza un riequilibrio reale delle condizioni di utilizzo dello spettro, ogni intervento tecnico rischia di restare una soluzione apparente, destinata a spostare il problema senza risolverlo”, conclude l’avvocato Cionini. (E.G. per NL)
































