Radio. Se un gruppo radiofonico avesse a disposizione oltre 34 mln di euro, come li destinerebbe?

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Ipotizziamo che un gruppo radiofonico italiano avesse liquidità per oltre 34 milioni di euro. Come la destinerebbe?
Cioè, come investirebbe la provvista? Acquistando impianti FM? Rilevando altre emittenti? Potenziando l’offerta digitale?
O in altre direzioni ancora?

Il caso USA

Per tentare di rispondere a questa domanda, vediamo cosa sta succedendo in questi giorni negli Stati Uniti, dove il recentemente ristrutturato gruppo radiofonico, anzi audio (come tengono a sottolineare loro), Audacy (ex Entercom), ha una provvista di 40 milioni di dollari da destinare ad investimenti produttivi.

Piccola azienda digitale. Da 40 mln di dollari…

Ne dà notizia la rivista specializzata statunitense RadioInk, riferendo del deposito presso la SEC (Securities and Exchange Commission, l’ente federale statunitense preposto alla vigilanza della borsa), del documento d’acquisto di una “piccola azienda digitale”, da parte di Audacy.

Tutto sta diventando digitale

“Tutto sta diventando digitale, comprese le entrate pubblicitarie locali”, spiega RadioInk. “Non passa giorno senza un rapporto su come Google, Facebook ed altri OTT stiano sottraendo miliardi di entrate pubblicitarie ai media tradizionali”.

Target: potenziare introiti digitali

Non stupisce, quindi, che l’industria radiofonica americana sia alla ricerca di soluzioni per potenziare gli introiti dal mondo digitale.

Enorme bacino di piccole e medie imprese che non hanno tempo per creare e curare presenza online

“Townsquare (coacervo commerciale radiofonico, ndr), ad esempio, ha voluto sottolineare i propri successi digitali, guidati da una divisione che costruisce un piano online coerente per migliaia di attività commerciali locali in tutto il paese. Townsquare assume esperti digitali e venditori per contattare piccole e medie imprese che non hanno il tempo di creare e gestire la propria presenza online. A loro, con un modesto canone mensile, propone di occuparsene.

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Podcasting

Poi, ovviamente, c’è il podcasting, su cui molte compagnie radiofoniche si sono concentrare all’inizio della pandemia. Anche se è più un business nazionale che locale.

Portali (interessanti)

“Infine, le stazioni radio hanno i loro siti web per vendere banner, video e altri annunci“.

Cosa acquisterà Audacy?

Il gruppo radiofonico Audacy non ha specificato dettagliatamente cosa intende acquistare, ma, spiega RadioInk, “dovremmo scoprirlo abbastanza presto, visto che hanno in programma di chiudere l’acquisizione entro ottobre. E si sa che Audacy pagherà per la nuova società digitale emettendo titoli per 45 milioni di dollari. E prevedendo di finanziare l’acquisizione digitale attraverso un’estrazione sulla linea di credito revolving dell’emittente“.

Il mercato tira

Audacy ha anche menzionato nel documento depositato che per il terzo trimestre 2021 stima che i suoi ricavi totali siano compresi tra $ 327 milioni e $ 330 milioni. Cioè in aumento dal 22% al 23% rispetto allo stesso periodo del 2020.

E in Italia?

Nel nostro paese la sensazione è che i gruppi radiofonici siano ancora troppo legati ad un modello di business tradizionale, analogico. E ciò sia in senso tecnico, cioè di vendita di spot prevalentemente sulle reti FM (circostanza comprensibile dato l’ancora modesto impatto del DAB+, seppur in forte espansione), che strategico, vista la scarsa propensione a coltivare lo sviluppo di soluzioni basate sul web.

Soluzioni incoltivate

La tendenza alla gestione del budget digitale delle piccole imprese è, da noi, quasi inesistente. Così come lo è il podcasting, ancora pressoché relegato al catch-up radio (che è cosa diversa, ma spesso considerata equivalente). Per non parlare dei siti web delle stazioni, nella gran parte dei casi relegati all’ospitalità di player o alla vetrina, stantia, dei palinsesti. Pochi sono infatti i casi di stazioni con siti web ad altissima attrattività, come quelli di Radio Radio Tv o di Lifegate. (E.L. per NL)

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