Radio. Un refarming FM entro il 2025 sarebbe veramente un disastro per la radio? Secondo alcuni osservatori no. Anzi, sarebbe il contrario

refarming fm

Le conseguenze che comporterebbero l’approvazione e l’attuazione del Piano delle frequenze per la radiodiffusione sonora in tecnica analogica – cioè un refarming FM –  sono state oggetto di un articolo specifico che ha riscontrato molto interesse tra i nostri lettori.

Refarming FM

Proseguendo nell’analisi della questione, ci chiediamo oggi: l’utenza della radio digitale via etere (DAB+) sarebbe sufficiente per affrontare un refarming FM ravvicinato (2025)?

Scossone

E, soprattutto, è vero, come hanno evidenziato alcuni operatori dopo il nostro pezzo, che proprio un refarming FM potrebbe favorire lo sviluppo della radio digitale via etere, dando quello scossone necessario per uscire da un’impasse deleteria che sta aggravando la sofferenza del medium?

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9 milioni di ricevitori DAB entro il 2021

Secondo uno studio commissionato dal network provider DAB Italia scpa all’istituto GFK Italia con
l’obiettivo di dimensionare il possesso degli apparecchi radio dotati di tecnologia DAB+, sono 8 milioni i ricevitori degli italiani. Apparati che entro il 2021 sorpasseranno la soglia di 9 milioni.

16 mln entro il 2025

Considerato che ogni anno sono mediamente immatricolate 1,7 milioni di auto, obbligatoriamente dotate di ricevitori DAB+, è presumibile che entro la fine del 2025 (data che abbiamo ipotizzato come possibile per il refarming FM), le vetture in grado di ricevere la radio digitale via etere saranno 16 mln, su un totale in circolazione stimabile di 39 (esclusi veicoli commerciali). Insomma, la modulazione di frequenza sarà, ora di allora, ancora indispensabile.

Abitudini radiofoniche digitali

Non solo. La ricerca è stata condotta su un campione di possessori di apparecchi DAB+ maggiorenni che hanno acquistato un’auto nuova o un ricevitore radio domestico nel 2019/2020 (pertanto possessori consapevoli di una radio digitale) per analizzarne, in profondità, le abitudini d’uso e cogliere insight puntuali sull’ascolto della radio digitale via etere.

82% di chi ha il DAB+ ascolta solo prevalentemente in digitale e 40% esclusivamente

Oltre al dato quantitativo emergono, infatti, molteplici indicatori sulla fruizione dei
programmi DAB diffusi in Italia. Secondo l’indagine GFK, l’82% di chi possiede un ricevitore digitale ascolta abitualmente i programmi DAB+. Tra questi, ben il 40% in modo prevalente o esclusivo.

Digitale mattutino

Inoltre, il 52% ascolta la radio DAB+ tutti i giorni più volte al giorno, maggiormente al mattino tra le 5 e le 13.

L’offerta

Allo stato infatti sul sistema DAB sono trasmessi 52 programmi nazionali ricevibili da oltre l’85% della popolazione e più di 250 programmi a carattere locale (ma in maniera decisamente frammentata sul territorio). Tra i programmi nazionali offerti, 20 sono ricevibili in simulcast (cioè anche in FM), 32 sono programmi solo in DAB.

Chi non ascolta perché non trova quello che cerca

E, arrivando al nocciolo della domanda esposta in apertura, solo il 18% continua a preferire un ascolto analogico (FM) dei programmi radiofonici, prevalentemente perché la propria radio preferita è locale e non ancora diffusa in digitale.

Gli ostacoli

E proprio la mancata attuazione della pianificazione della FM italiana, insieme alla conclusione del refarming della banda 700 MHz (che libererà vaste aree della banda VHF da impieghi televisivi a favore della radio digitale via etere), sarebbero gli ostacoli alla destinazione delle frequenze per il definitivo sviluppo dell’offerta DAB+ (rimandiano al precedente l’articolo le ragioni di tali motivazioni).

Il refarming FM sarebbe solo un male?

Quindi, si chiedono alcuni operatori, siamo sicuri che, se non uno switch-off FM/DAB+, un refarming FM, sarebbe del tutto deleterio?

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I benchmark

Secondo lo studio GFK, il  31% degli utenti della radio digitale DAB+ è molto soddisfatto del servizio, un dato allineato ai migliori benchmark di mercato. I principali driver che aumentano la soddisfazione dell’ascolto DAB+ sono la qualità dell’audio, la facilità d’utilizzo ed il fatto che il servizio sia free, senza alcun utilizzo di servizi dati, soprattutto quando si parla dei programmi all-digital, che non si possono ascoltare in FM.

Chi ascolta il DAB+

Questi ultimi programmi, noti al 71% del campione, propongono trasmissioni dedicate a particolari generi musicali, incrementano l’interesse e l’ascolto soprattutto tra i più giovani e sono molto apprezzati tra coloro che ascoltano esclusivamente la radio attraverso il DAB+.

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Frequenze

Il DAB è una grande realtà, ha aperto da tempo l’innovazione della radio italiana grazie all’impegno
finanziario e tecnologico degli editori radiofonici nazionali privati. Siamo soddisfatti dei risultati raggiunti – dichiara Eduardo Montefusco Presidente di DAB Italia – Il prossimo obiettivo sarà l’estensione del servizio all’intera popolazione, soprattutto durante gli spostamenti. Potenzieremo la ricezione in autostrada e, ove possibile, anche in galleria. Auspichiamo che il Ministero per lo Sviluppo Economico concluda al più presto gli accordi internazionali sul versante adriatico reperendo le frequenze necessarie che permettano anche all’emittenza locale di sviluppare questa tecnologia”.

Canzoni stonate

“I numeri sulla diffusione dei ricevitori digitali rappresentano la conferma dell’importanza del mezzo radio per gli ascoltatori e di come le reti broadcast siano garanzia di affidabilità, libertà, sostenibilità economica, sia in analogico, ma ancor più in tecnica digitale. E se questi dati sono musica per le nostre orecchie, purtroppo c’è anche qualche nota stonata”, è invece il commento a NL di Lorenzo Suraci, editore di RTL 102.5, Radiofreccia e Radio Zeta e soprattutto amministratore unico di Eurodab, altro primario consorzio nazionale della radio digitale via etere.

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RAI col fiato corto

Infatti, mi spiace constatare come lo sviluppo della rete DAB della RAI non riesca ad andare di pari passo con quello realizzato dai due operatori privati, Eurodab e Dab Italia, e come la copertura del servizio della concessionaria pubblica sia, ancora oggi, imparagonabile a quella dei privati“, continua Suraci.

Stallo che rischia di far scappare i buoi dalle stalle

“Inoltre, e ancor più grave, se il mercato dei ricevitori e l’offerta dei contenuti digitali avanza, la stessa cosa non si può dire delle attività di pianificazione delle frequenze DAB che sono in totale stallo. Sono trascorsi quasi tre mesi dalla riunione promossa dal Ministero dello Sviluppo Economico (09/09/2021) senza che gli operatori del settore abbiano ricevuto alcun aggiornamento.

Mancanza di segnale

Tanto meno nessun segnale indica che siano in corso attività evolutive. Questa incertezza e l’assoluta mancanza di informazioni sta generando molta preoccupazione per gli operatori di rete radiofonici. Le aziende e gli imprenditori hanno bisogno di ricevere garanzie sui tempi delle operazioni e sui ritorni degli investimenti. In questo momento noi radiofonici brancoliamo completamente nel buio”, accusa l’amministratore di Eurodab.

Aut aut adriatico

Ma proprio gli accordi internazionali citati da Montefusco e Suraci presuppongono la definizione delle problematiche interferenziali analogiche, attraverso il refarming FM, in conseguenza dell’aut aut posto dai confinanti. Che, conseguentemente, come sostiene qualcuno, potrebbe aiutare lo sviluppo del DAB+. Quantomeno in prospettiva.

Digital divide

Tuttavia, prima di allora, occorre che il Ministero dello sviluppo economico proceda, senza ulteriore indugio, ad eliminare il digital divide esistente tra radio nazionali e radio locali, rilasciando autorizzazioni sperimentali in forma diffusa sulle frequenze VHF coordinate (e quindi compatibili con gli stati esteri) già liberate dalla televisione ed al momento del tutto inutilizzate (con uno spreco intollerabile).

Accentramenti di risorse scarse

Ma anche evitando quei pericolosi ed oscuri accentramenti di risorse scarse da parte di qualche consorzio che stiamo registrando e su cui torneremo nei prossimi giorni. (E.G. per NL)

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