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Siate affamati, siate folli

Fatta la visual radio DTT, bisogna fare i contenuti. Parafrasiamo Massimo D’Azeglio per glossare il claim Radio 4.0, visto che è entrato nella sua fase 2.0. Presidiato il digitale televisivo terrestre, le Radio devono ora dare un senso alla propria presenza su un’importantissima piattaforma che, tuttavia, se non valorizzata costituisce la classica cattedrale nel deserto.
Partiamo dall’inizio: a chi si rivolge una visual radio DTT?
Tendenzialmente a due grandi tipologie di pubblico.

La prima è chi vuole ascoltare la Radio nell’indoor, ma non dispone più di un ricevitore FM (nelle case ce ne sono solo nel 40% dei casi, in rapida diminuzione di anno in anno).
In questo caso la tv è null’altro che un dispensatore di contenuti sonori, di cui il video costituisce un elemento accessorio (anche se nessuno tiene attivo un tv con lo schermo nero, circostanza che spiega il fallimento della colonizzazione solo sonora del DTT).
La seconda casistica è costituita dai locali pubblici, dove i diffusori di musica sono quasi sempre i televisori o sono associati ad essi.

Quest’ultima annotazione non è casuale, posto che capita sempre più spesso di rilevare curiose dissociazioni tra musica e video, per esempio trovando tv sintonizzate su un canale visual radio con in sottofondo l’audio di Spotify.
La spiegazione più logica di tale desincronizzazione è che il contenuto sonoro non è considerato allineato alle esigenze del locale, mentre quello video sì.
Perché allora non soddisfare questa richiesta?
La visual radio DTT costituisce una grande opportunità, a patto di saperla sfruttare.
Nulla di nuovo e già visto con l’FM dopo l’euforia dell’avvento delle radio libere.

Della stagione dei cento fiori rimasero non a caso solo quelle emittenti che seppero catturare le istanze del pubblico e del mercato e rispondere ad esse.
Il suggerimento, quindi, è di abbandonare i cliché dei video musicali non stop e del presidio del DTT fine a se stesso.
Siate innovatori, siate originali.
Steve Jobs invitava ad “inventare il domani invece di preoccuparci di ciò che è accaduto ieri. Creatività significa semplicemente collegare cose. Quando chiedi a persone creative come hanno fatto qualcosa, si sentono quasi in colpa perché non l’hanno fatto realmente, hanno solo visto qualcosa e, dopo un po’, tutto gli è sembrato chiaro. Questo perché sono stati capaci di collegare le esperienze vissute e sintetizzarle in nuove cose.”
Quindi sperimentate, sperimentate e sperimentate!