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Tlc. Tim: Elliott batte Vivendi e conquista il Cda

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Si è conclusa con l’esito peggiore per i francesi di Vivendi l’attesa assemblea di Tim – Telecom Italia di venerdì 4 maggio, che doveva fare chiarezza sulla governance futura, dopo il periodo di gestione proprio dei transalpini, che con la maggioranza relativa del capitale (circa il 24%) hanno di fatto compiuto tutte le scelte significative nell’azienda negli ultimi tempi.
Non era per esempio, evidentemente, un caso che a più riprese fosse stata annunciata di recente una stretta alleanza con i francesi di Canal Plus (di proprietà Vivendi) per TimVision (e altro), scelta che adesso torna, evidentemente, in forse. Anche la più o meno collegata alleanza di Tim con Mediaset per operare insieme nel campo televisivo resta, a questo punto, solo un’eventualità per il futuro, non certo una prospettiva concreta, vista anche la parallela perdurante lite di Vivendi con Fininvest per le iniziative dei francesi per ciò che riguarda la stessa Mediaset.

Andando con ordine, va detto dunque che, riuscendo a centrare l’obiettivo grazie a una strategia vincente sviluppata in pochi mesi, il fondo americano Elliott ha vinto la sfida per il controllo del Cda di Tim rispetto all’azionista di maggioranza Vivendi (Elliott era invece arrivato nell’ultimo periodo a quasi il 9% delle quote). La lista del fondo americano è stata infatti la più votata nell’assemblea di venerdì a Milano, chiamata a definire la situazione, dopo una lunga serie di scaramucce.

La lista di Elliott ha raccolto i favori del 49,84% degli azionisti presenti, contro il 47,18 andato alla lista di Vivendi, con un 2,38% di astenuti e un buon 67% circa di presenza all’assemblea. Una vittoria di misura, quindi, ma molto significativa, perché maturata in poco tempo e raccogliendo molti consensi fra gli investitori indipendenti e istituzionali; soprattutto però la svolta significa che nel nuovo Cda di Tim la lista voluta da Elliott avrà 10 dei 15 posti disponibili.
Per Elliott entrano dunque nel Cda Fulvio Conti (che sarà il nuovo presidente di Tim), Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari, Paola Giannotti de Ponti, Luigi Gubitosi, Paola Bonomo, Maria Elena Cappello, Lucia Morselli, Dante Roscini e Rocco Sabelli. Per Vivendi ci saranno invece Amos Genish (attuale AD di Tim), Arnaud de Puyfontaine, Marella Moretti, Michele Valensise e Giuseppina Capaldo.Carlo Calenda - Tlc. Tim: Elliott batte Vivendi e conquista il CdaGenish è stato già preventivamente confermato nel suo ruolo operativo da Elliott ma bisognerà vedere se accetterà davvero di rappresentare, in qualche modo, anche la nuova maggioranza nella società. Esce invece di scena il vicepresidente uscente di Tim Franco Bernabè, veterano del gruppo, già altre volte entrato e uscito.
Il modello che dovrebbe essere perseguito adesso – ma ci sono molte incognite e incertezze – è quello della famosa public company anglosassone, già altre volte indicato (a parole) per Telecom nel corso della sua storia recente, dopo la non proprio esemplare privatizzazione.

Quello che sembra abbastanza chiaro è invece l’appoggio a Elliott da parte degli ambienti governativi, visto che a favore della lista del fondo attivista americano si è schierata anche (determinando anzi l’esito finale) Cassa Depositi e Prestiti, peraltro entrata in scena in Tim molto di recente, acquisendo una quota significativa (arrotondata di recente a quasi il 5%). Insomma, il ministro Calenda, tuttora in carica, ha indirizzato in parte questa partita, facendo capire a più riprese a Vivendi che la sua gestione di Tim (peraltro più o meno negata dai francesi con una serie di considerazioni abbastanza acrobatiche, senza contare che l’obiettivo era anche quello di non far pesare nei conti complessivi transalpini il forte indebitamento di Telecom) non era considerata la migliore possibile dal nostro Governo.

E a questa posizione del ministro uscente sembrano non aver voluto porre ostacoli né i Cinquestelle né la Lega e il Centro-Destra (tanto meno Forza Italia, visti i pessimi rapporti fra Berlusconi e Bolloré).
Detto questo, la situazione è adesso ancor più incerta su molti fronti. Fra i temi che sono rimasti sul tappeto in questi mesi ci sono infatti scelte fondamentali per Tim, come la famosa separazione della rete fissa che il Governo vorrebbe, anche per le sue implicazioni strategiche. E soprattutto poi, se questo avvenisse, cosa succederebbe nei rapporti con Open Fiber, la società che Enel e proprio Cassa Depositi e Prestiti hanno varato solo pochi anni fa anche per prendere l’iniziativa in quel fatidico settore della banda ultra larga e della fibra ottica per cui Telecom negli anni ha speso mille parole ma realizzato abbastanza poco?

È ovviamente un po’ paradossale la presenza di una società pubblica come Cassa Depositi e Prestiti in posizione determinante in Open Fiber (50%) e assieme adesso anche nella rivale Tim, con una quota-chiave, al di là della sua entità; la situazione potrebbe quindi anche evolvere in direzione di una unificazione in una sola rete e, a quel punto, anche in iniziative comuni, se non in una sola società. Ma quando, come? Si aspettano chiarimenti.
Anche per Persidera si vedrà e così pure per diverse altre questioni.
Chi invece esce un po’ con le ossa rotte, a questo punto, è Vincent Bolloré, la cui strategia di conquista dell’Italia conosce uno stop forse definitivo, anche se Vivendi resta il maggiore azionista di Tim e per le scelte strategiche più importanti (in cui occorre una maggioranza molto qualificata) potrà ancora condizionare le partite in corso.

Ma Vivendi conserverà a questo punto tutte le sue quote nell’azienda di tlc italiana oppure magari sceglierà di limitare i danni (economici e d’immagine) con una progressiva uscita di scena?
Ma che ne sarà poi del tentativo di conquista di Mediaset da parte di Vivendi che le contromosse di Fininvest e i paletti delle Autorità hanno reso ormai una chimera? La parola è tuttora affidata ai Tribunali e i ripetuti inviti al dialogo con Fininvest non hanno finora cambiato la situazione.
Il rischio per Vivendi è di uscire da questa offensiva in media e tlc italiane con seri danni, che si ripercuoterebbero non poco sullo stesso gruppo transalpino. (M.R. per NL)