Il Focus Bilanci 2020-2024 pubblicato nei giorni scorsi dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) evidenzia una crescita moderata del settore televisivo italiano, trainata da advertising e servizi pay. Restano però criticità su investimenti, occupazione e, soprattutto una rappresentazione incompleta dell’apporto dello streaming video, sempre più insidioso soprattutto per la tv lineare.
Sintesi
Il Focus Bilanci 2020-2024 di Agcom evidenzia un settore televisivo italiano in ripresa ma senza vera accelerazione strutturale.
I ricavi crescono da 8,14 a 8,82 miliardi di euro tra 2020 e 2024 (+8,4%), con un CAGR del +2% e un significativo +6,7% nel 2024, trainato soprattutto da pubblicità (+8,9%) e pay TV (+9,3%), mentre il canone resta sostanzialmente stabile (+0,9%).
Nonostante il recupero, il mercato resta ancora ancorato a modelli tradizionali, con la pubblicità prima fonte (36,6%), seguita da pay (29,9%) e canone (21%).
Parallelamente, si registra un miglioramento dei margini (EBITDA fino al 17,9%), che però appare legato anche a politiche di contenimento dei costi, come dimostra la riduzione dell’occupazione (-900 addetti nel periodo).
Elemento critico è la flessione degli investimenti in contenuti (3,1 miliardi, 35,3% dei ricavi, in calo sul 2023), che segnala una crescente difficoltà competitiva rispetto alle piattaforme globali.
Ma il limite principale dell’analisi è metodologico: il peso dello streaming è sottorappresentato, per l’assenza di dati completi di operatori come DAZN e Prime Video.
Ne deriva una sottostima del mercato audiovisivo reale e una possibile sovrastima della tenuta della TV lineare.
Nel complesso, il settore appare in fase di stabilizzazione più che di trasformazione, con una crescita ancora legata a fattori ciclici e una sfida sempre più evidente: riposizionarsi in un ecosistema video convergente dominato dagli OTT.
Ricavi TV in crescita, ma su traiettoria ancora moderata
Il Focus Bilanci 2020-2024 pubblicato da Agcom restituisce l’immagine di un settore televisivo che ha recuperato i livelli pre-pandemici senza tuttavia imprimere una reale accelerazione strutturale. I ricavi complessivi delle 20 principali imprese analizzate passano infatti da 8,14 miliardi di euro nel 2020 a 8,82 miliardi nel 2024, segnando una crescita complessiva dell’8,4% nel quinquennio.
Espansione (troppo) contenuta rispetto ad altri segmenti dell’ecosistema digitale
La dinamica media annua, pari al +2% CAGR (Compound Annual Growth Rate, o tasso di crescita annuo composto), evidenzia un’espansione contenuta, soprattutto se confrontata con quella di altri segmenti dell’ecosistema digitale. In questo contesto, il dato del +6,7% registrato nel 2024 assume particolare rilievo, configurandosi come un’accelerazione significativa rispetto alla sostanziale stabilità osservata tra 2021 e 2023.
Pubblicità e pay TV guidano il rimbalzo del 2024
L’analisi delle componenti di ricavo mostra con chiarezza come la ripresa sia sostenuta da due driver principali. Nel 2024, infatti, la raccolta pubblicitaria cresce dell’8,9%, passando da 2,97 a 3,23 miliardi di euro, mentre i servizi pay aumentano del 9,3%, da 2,41 a 2,64 miliardi.
Dinamica del canone
Diversa la dinamica del canone, che si attesta a 1,86 miliardi di euro, con una crescita limitata al +0,9%, confermando una sostanziale stabilità di questa componente.
Equilibrio ancora centrato su modelli tradizionali
Nel complesso, la struttura del mercato evidenzia un equilibrio ancora centrato su modelli tradizionali: la pubblicità rappresenta il 36,6% dei ricavi, seguita dalla pay TV con il 29,9% e dal canone con il 21%, mentre le altre fonti si attestano al 12,4%. Si tratta di una configurazione che conferma il peso ancora rilevante della televisione lineare e dei modelli ibridi rispetto alla piena affermazione delle logiche OTT.
Margini in aumento: efficienza o compressione dei costi?
Un elemento di particolare interesse riguarda l’evoluzione della redditività. Nel periodo analizzato, il settore presenta un EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization, cioè il Margine Operativo Lordo o MOL) medio pari al 14% dei ricavi, ma nel 2024 si registra un miglioramento significativo, con un incremento dal 14,7% al 17,9%.
Cosa rivela il dato
Questo dato segnala una maggiore capacità di generare margini, ma apre al contempo interrogativi sulla natura di tale miglioramento. Se da un lato può riflettere processi di efficientamento e riorganizzazione industriale, dall’altro appare coerente con una possibile compressione dei costi, anche alla luce della contrazione occupazionale registrata nello stesso periodo.
Investimenti in contenuti in flessione: un segnale critico
Il Focus Bilanci 2020-2024 evidenzia una dinamica particolarmente delicata sul fronte degli investimenti. Nel 2024, la spesa per produzione e acquisizione di contenuti si attesta a circa 3,1 miliardi di euro, pari al 35,3% dei ricavi, ma in calo rispetto al 2023.
Rilievo strategico
Si tratta di un elemento di rilievo strategico, poiché introduce una divergenza tra crescita dei ricavi e riduzione dell’intensità degli investimenti. In un mercato sempre più competitivo, dominato dalla qualità e dall’esclusività dei contenuti, tale dinamica potrebbe riflettere una maggiore cautela degli operatori tradizionali o una difficoltà strutturale nel sostenere livelli di spesa comparabili con quelli delle piattaforme globali.
Occupazione in contrazione: il prezzo della riorganizzazione
Parallelamente, il settore televisivo registra una riduzione significativa dell’occupazione. Nel periodo 2020-2024 si perdono circa 900 addetti, con una flessione di 315 unità nel solo 2024, concentrata in particolare tra i principali operatori.
Processi di razionalizzazione e contenimento dei costi
Il dato appare coerente con il miglioramento dei margini e suggerisce che parte della crescita della redditività sia stata ottenuta attraverso processi di razionalizzazione e contenimento dei costi. Si tratta di una dinamica tipica delle fasi di transizione industriale, ma che evidenzia al contempo una trasformazione profonda del modello operativo del settore.
Streaming sottorappresentato: un limite metodologico rilevante
Uno degli aspetti più critici del Focus Bilanci 2020-2024 riguarda il perimetro dell’analisi: l’Autorità sottolinea infatti che il mercato dei contenuti video è sempre più trainato dai servizi di streaming a pagamento, ma questa componente risulta solo parzialmente inclusa nei dati.
L’assenza dei dati (completi) di DAZN e Prime Video
L’assenza dei bilanci completi di operatori rilevanti come DAZN e Prime Video comporta una sottostima del valore complessivo del mercato audiovisivo. Ne deriva che gli 8,82 miliardi di euro rappresentano una fotografia incompleta, che tende a privilegiare il segmento televisivo tradizionale rispetto all’intero ecosistema video.
Implicazioni rilevanti
Questa limitazione metodologica ha implicazioni rilevanti, poiché può alterare la percezione delle dinamiche competitive, sottostimando il peso crescente degli OTT e, conseguentemente, sovrastimando la resilienza della TV lineare.
Stabilizzazione più che trasformazione
Il quadro delineato da Agcom evidenzia un settore televisivo che ha ritrovato una traiettoria di crescita, ma che non appare ancora inserito in un percorso di trasformazione strutturale.
Fattori ciclici
La crescita del 2024, pur significativa, è sostenuta prevalentemente da fattori ciclici, come la ripresa della pubblicità e la tenuta del modello pay, mentre emergono segnali di cautela sul fronte degli investimenti e criticità legate alla riduzione dell’occupazione.
Spostamento del valore del mercato audiovisivo fuori del perimetro tradizionale tv
Soprattutto, la parziale rappresentazione dello streaming suggerisce che una quota crescente del valore del mercato audiovisivo si stia spostando al di fuori del perimetro tradizionale della televisione.
Ridefinire posizionamento in un ecosistema sempre più convergente
In questo contesto, la sfida per gli operatori non sarà soltanto consolidare i risultati economici, ma ridefinire il proprio posizionamento in un ecosistema sempre più convergente, dove la distinzione tra broadcasting e piattaforme digitali appare progressivamente meno rilevante. (E.G. per NL)



































