Tv. Basta aiuti statali all’editoria e alle tv locali. Rai: extragettito nelle casse dello Stato? USIGRai vuole certezze

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Si è tenuta lo scorso 16/10/2018 l’audizione del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, davanti alla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.
In particolare, è stato rilevato come dal 2019 cesserà la ripartizione dell’extragettito fiscale (ossia, l’eccesso derivante dall’introduzione del pagamento del canone in bolletta), capitale che aveva come finalità anche quella di sostenere, con aiuti di Stato, il fondo per le tv locali e l’editoria. Il Ministro ha aggiunto che nella legge di bilancio non ci sono stati tagli né aggiunte specifiche per la Rai, con un bilancio che rimane praticamente invariato.

Per quanto concerne la parte di risorse finanziarie destinate alla tv pubblica, la scelta del Governo è stata quella di non modificare le decisioni del precedente esecutivo, il quale aveva stabilito che la quota del gettito superiore all’ammontare del canone indicato nel bilancio di previsione del 2016 sarebbe andata all’erario. Precisamente il 33% nel 2016, salendo poi al 50% per il 2017 e il 2018, il resto alla Rai.
Ma la Rai potrà trattenere l’ammontare del canone a partire dal prossimo anno?
Sull’extragettito inerente al 2018 il Ministro ha spiegato che “le risorse stanziate nel bilancio del 2019 sul capitolo di spesa dell’extragettito con riferimento ai dati di previsione e riscossione sono stimati in 1,921 miliardi di euro. Dopo l’approvazione dell’assestamento si dovrà procedere ad accertare eventuali quote di competenza dell’extragettito 2018. L’eventuale surplus, come è stabilito nella legge, verrà ripartito per il 50% a beneficio della Rai e la restante parte a tre obiettivi: l’ampliamento della soglia reddituale esenzione dal pagamento del canone, il finanziamento fondo editoria in particolare dell’emittenza locale e la riduzione della pressione fiscale”.

Il deputato PD Michele Anzaldi (Segretario della Commissione di Vigilanza), con un post su Facebook, ha  espresso tutto il suo disaccordo: “Il Governo Lega-M5s dà il colpo di grazia anche alle tv locali, dopo aver affossato i piccoli giornali, e diminuisce il numero dei cittadini con redditi bassi esentati dal pagamento del canone. […] Resta una questione: se non redistribuiscono più l’extragettito, significa che consegneranno l’intero importo del canone in bolletta alla Rai? Quindi per Viale Mazzini arriva un mega tesoretto? Così grazie al Governo Lega-M5s aumenteranno le spese faraoniche, i cachet degli agenti esterni e i compensi milionari dei conduttori”.
In risposta, i deputati leghisti Massimiliano Capitanio e Paolo Tiramani, membri della Commissione di Vigilanza, hanno affermato che “La Lega farà di tutto perché questo fondo per il pluralismo dell’informazione venga ulteriormente implementato”, tentando di rassicurare in tal modo le televisioni locali.

Dal canto suo, l’USIGRai (Unione Sindacale Giornalisti Rai) esige chiarezza sull’extra-gettito: “Dal prossimo anno la Rai incasserà l’intero ammontare del canone? Oppure lo Stato tratterrà il 50% per destinarlo ad altre finalità?”.
La situazione rimane in stallo, sull’extragettito non è stata fatta sufficiente chiarezza e le parti in causa vorrebbero, da un lato, maggiori fondi per la Rai e che il sostegno per le tv locali e l’editoria non venisse interrotto, mentre dall’altro lato il Governo sembrerebbe contrario ed orientato a trattenere il 50% dei fondi che spetterebbero alla Rai nelle casse dell’erario.
Secondo il ministro Tria alla tv statale deve comunque essere assicurata una base finanziaria solida in un programma triennale, per poter dare alla Rai una base solida su cui poter fare affidamento per gli investimenti.
La Rai, però, non ha ancora elaborato un piano industriale nei tempi previsti nel contratto di servizio; ciò in quanto il precedente CdA ha voluto lasciare questo adempimento al Consiglio subentrante. La Commissione di Vigilanza ha quindi deciso di prorogare di sei mesi il termine previsto per la presentazione del piano industriale, dando tempo fino a marzo 2019. (D.D. per NL)

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