Dal DVB World 2026 di Amsterdam tenutosi dal 17 al 18 marzo, è emersa una trasformazione già operativa nel mondo televisivo: integrazione tra broadcast e broadband, diffusione del DVB-I (con contributo della HbbTv) e centralità dell’intelligenza artificiale.
Niente di nuovo invero, almeno per chi legge queste pagine: la TV abbandona definitivamente il paradigma lineare puro per diventare un ecosistema ibrido e personalizzato mentre le reti broadcast vengono disintermediate dai dispositivi connessi.
Ed è per questo che, pur con colpevole ritardo, i broadcaster cercano di recuperare in extremis il controllo della somministrazione dei contenuti agendo sulla semplificazione.
Sintesi
Dal DVB World 2026 di Amsterdam emerge una trasformazione già in atto: la TV evolve verso un modello IP-centrico, ibrido e personalizzato.
Il paradigma broadcast puro è superato, sostituito da un ecosistema integrato tra (sempre meno) broadcast e (sempre più) broadband.
Il DVB Project indica nel DVB-I il “collante” tra i due mondi, fondamentale per garantire prominence ed accessibilità dei contenuti.
La tecnologia è già in fase operativa in diversi Paesi, segno del passaggio alla dimensione industriale.
Parallelamente, l’European Broadcasting Union evidenzia il passaggio “dal trasporto all’intelligenza”, con l’ingresso dell’AI nei televisori.
L’esperienza utente diventa centrale: dalla reach all’engagement, superando il modello uno-a-molti.
Persistono però criticità legate ai walled gardens delle piattaforme, che limitano il controllo dei broadcaster.
La sinergia tra HbbTV e DVB-I si configura come risposta per integrare distribuzione ed interfaccia utente.
Nuove applicazioni e metadati abilitano interfacce simili a quelle OTT, rendendo la TV più competitiva.
In sintesi, la sfida è bilanciare innovazione, apertura e controllo editoriale, mantenendo centrale l’esperienza dello spettatore.
Amsterdam certifica la fine del paradigma broadcast puro
Nel cuore di Amsterdam, il DVB World 2026 (tenutosi tra il 17 ed 18 marzo 2026) ha sancito ciò che il settore già intuiva da tempo (e che professiamo da anni su queste pagine): la televisione non è più un sistema di trasmissione, ma un ecosistema IP-centrico, dove le reti broadcast si avviano ad essere completamente disintermediate dalle piattaforme over the top (OTT, cioè che, appunto, operano al di sopra delle reti di trasmissione via etere).
Non prospettiva futura, ma transizione in atto
Non si tratta più di una prospettiva evolutiva, ma di una transizione già in atto, imposta dalla frammentazione delle audience, dalla crescita delle piattaforme OTT e da nuove abitudini di consumo sempre più on demand e personalizzate. In questo scenario, il broadcast tradizionale non scompare nell’immediato, ma è progressivamente riassorbito all’interno di un modello ibrido, dove la distribuzione IP diventa la dorsale principale.
DVB-I: il “collante” tra due mondi
Al centro della trasformazione si colloca il DVB-I, indicato come tecnologia abilitante per l’integrazione tra broadcast e broadband – si accede alla fruizione dei contenuti in streaming con lo stesso numero LCN del DTT (quindi semplificando la ricerca lato utente, operando sui tasti numerici del telecomando) -, evoluzione, in un certo senso, delle esperienze della HbbTv, soprattutto italiana (con il jump, qui sperimentato per la prima volta). Il presidente del DVB Project, Remo Vogel, lo ha definito in modo emblematico: “il collante per un mondo ibrido”.
Prominence
Una definizione che chiarisce la funzione strategica del sistema: garantire visibilità e accessibilità ai contenuti televisivi anche in ambienti digitali complessi (la cd. prominence, in sostanza), evitando la dispersione dell’offerta all’interno delle interfacce delle smart TV e delle piattaforme OTT. Il DVB-I, infatti, non è solo uno standard tecnico, ma uno strumento di governance della presenza dei broadcaster nell’ecosistema digitale.
DVB-I già operativo
La transizione non è teorica: diversi Paesi stanno già implementando il DVB-I, anche se secondo alcuni osservatori quando i buoi sono già scappati dalla stalla, cioè gli utenti si sono abituati alla navigazione all’interno delle piattaforme OTT abbandonando i numeri (LCN) del telecomando.
Germania e Nuova Zelanda accelerano
La Nuova Zelanda si prepara a un’adozione su scala nazionale entro il 2026, mentre la Germania punta ad un lancio commerciale entro settembre di quest’anno, sostenuto da una cooperazione strutturata tra broadcaster, regolatori e partner tecnologici.
L’Irlanda testa
Anche l’Irlanda, attraverso RTÉ (il polo tv di stato) ha avviato una fase avanzata di test, con sperimentazioni tra giugno e novembre volte a raccogliere dati reali sull’esperienza utente.
Insomma, il quadro è chiaro: il DVB-I sta uscendo dalla fase sperimentale per entrare in quella industriale.
Dal trasporto all’intelligenza
Se la distribuzione evolve, cambia anche la natura dell’esperienza televisiva.
Antonio Arcidiacono dell’European Broadcasting Union (EBU) ha sintetizzato il passaggio con una formula efficace: “dal trasporto all’intelligenza”. Il futuro della TV non sarà più definito solo da come i contenuti vengono trasmessi, ma da come vengono elaborati, personalizzati e presentati all’utente.
L’A.I. entra nei televisori
L’integrazione dell’intelligenza artificiale direttamente nei dispositivi apre scenari rilevanti: compressione video avanzata, personalizzazione locale dei contenuti, maggiore tutela della privacy, grazie all’elaborazione on-device.
Dalla reach all’engagement: cambia il ruolo del broadcaster
Questa trasformazione tecnologica si riflette sul modello editoriale.
Adde Granberg di SVT (Swedish Television, la compagnia pubblica televisiva di stato svedese), ha evidenziato come la sopravvivenza dei broadcaster dipenderà sempre meno dalla capacità di raggiungere il pubblico e sempre più da quella di coinvolgerlo.
Il modello uno-a-molti messo in discussione dall’on demand
Il modello “uno-a-molti”, fondamento storico della televisione, viene messo in discussione da un contesto in cui l’utente sceglie, personalizza e interagisce.
Walled gardens e rischio perdita di controllo
Nel nuovo ecosistema, tuttavia, emerge un rischio strutturale: la dipendenza dalle piattaforme chiuse.
Vincent Grivet della HbbTV Association ha descritto uno scenario in cui i broadcaster operano all’interno di walled gardens, (gli ambienti tecnologici chiusi in cui il fornitore del servizio controlla rigorosamente l’accesso agli contenuti e le interazioni degli utenti all’interno) dovendo gestire una molteplicità di standard e applicazioni.
HbbTV e DVB-I
In questo contesto, la sinergia tra HbbTV e DVB-I diventa strategica: la HbbTV agisce sull’esperienza utente nei dispositivi, il DVB-I sulla distribuzione e organizzazione dei contenuti. Un’integrazione già visibile nel progetto Freely nel Regno Unito, dove i due standard operano in modo complementare.
Accessibilità e ruolo delle piattaforme satellitari
Il tema della visibilità riguarda anche altri attori.
Ralph Edeine di Eutelsat ha sottolineato come il DVB-I possa garantire accesso e prominenza anche ai servizi satellitari, mentre Salvatore Martino di Kineton ha evidenziato il potenziale di aggregazioni centralizzate per le emittenti locali, pur con criticità legate alla verifica dei flussi streaming.
Sviluppatori e metadati: verso interfacce “alla Netflix”
Un ulteriore fronte di innovazione riguarda lo sviluppo applicativo. Le nuove soluzioni presentate sfruttano i metadati DVB-I per creare interfacce simili a quelle delle piattaforme OTT, rendendo l’esperienza televisiva più intuitiva e competitiva. L’apertura del codice annunciata da Hyunmin Jeon (R&D engineer di LG Electronics in UK) potrebbe accelerare la diffusione dell’ecosistema, favorendo standard aperti e interoperabili.
5G Broadcast e qualità dell’esperienza
Guardando oltre, Thomas Stockhammer di Qualcomm (società statunitense di ricerca e sviluppo nel campo delle telecomunicazioni con sede a San Diego, in California) ha richiamato l’attenzione sul 5G Broadcast, sottolineando come la vera sfida non sia la tecnologia in sé, ma la qualità dell’esperienza percepita dall’utente.
Tecnologia è mezzo, esperienza è fine
Un concetto che sintetizza l’intero DVB World 2026: la tecnologia è un mezzo, l’esperienza è il fine.
Una trasformazione irreversibile
Dalle evidenze emerse ad Amsterdam si delinea un quadro chiaro: la televisione sta migrando irreversibilmente verso un modello IP-centrico, ibrido e guidato dall’esperienza utente. Il DVB-I rappresenta lo strumento per mantenere coesione e visibilità nell’ecosistema digitale, mentre l’intelligenza artificiale ridefinisce il rapporto tra contenuto e spettatore.
Bilanciare innovazione, apertura degli ecosistemi e controllo editoriale
La vera sfida, tuttavia, non è solo tecnologica: sarà la capacità dell’industria di bilanciare innovazione, apertura degli ecosistemi e controllo editoriale, evitando che il potere si concentri esclusivamente nelle mani delle grandi piattaforme globali. (E.G. per NL)






























