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Tv e tecnologia. Riprese in 8K: una breve panoramica sullo stato dell’arte in Italia

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Questa volta parliamo di 8K, un argomento tecnico che solo tecnico non è, come facilmente comprensibile.
Nonostante in Italia la diffusione televisiva in alta definizione sia ancora ben lontana dalla definitiva affermazione, infatti, anche da noi sta progressivamente crescendo l’attenzione verso quello che viene comunemente indicato appunto come 8K, ovvero la possibilità di riprendere immagini alla risoluzione di 7680×4320 pixels progressivi. Per comprendere meglio, sul piano pratico, il significato di questi numeri basterà considerare il fatto che la qualità di ogni fotogramma in S-UHD (33,2 Megapixels) è quattro volte più alta di quella offerta dall’odierno 4K televisivo (8,29 Megapixels, il massimo che possa attualmente essere ricevuto dai nostri televisori) e ben 16 volte superiore alla già citata Tv in HD (2,07 Megapixels).

Senza addentrarci in eccessivi tecnicismi, potremmo sinteticamente affermare che il plus principale dello standard 8K è quello di garantire un dettaglio di visione talmente elevato da risultare praticamente coincidente con la massima capacità percettiva umana. Ciò ha spinto i ricercatori della NHK, il broadcaster pubblico giapponese che più di ogni altro al mondo ha sviluppato questo standard, definito anche Super Hi-Vision, ad affermare che l’implementazione di una risoluzione ancora più spinta (il già teorizzato 16K) risulterebbe persino superflua, data l’impossibilità, per l’occhio umano, di poterla oggettivamente riconoscere.
Tutta questa qualità, però, comporta anche un prezzo da pagare (non solo in denaro) piuttosto caro: se oggi girare in 8K può avere senso per produzioni destinate alla proiezione cinematografica digitale, altrettanto non si può dire per la veicolazione televisiva. Le ragioni, tecniche ed economiche, sono facilmente immaginabili. Pur essendo già disponibile una filiera di apparecchiature idonee (principalmente mixer video e telecamere), gli ostacoli principali sono dati dalla mancanza, su rete terrestre, di banda sufficiente ad ospitare contenuti così ‘pesanti’: un segnale UHDTV non compresso necessiterebbe infatti di una velocità di trasmissione (bit rate) pari a 24 GBit/secondo, contro i 6/8 MBit/secondo attualmente raggiunti dai migliori canali SD/HD, un problema destinato ad acuirsi sempre di più proprio dalle nostre parti in vista dell’annunciata sottrazione dei canali a 700 MHz in favore del 5G.

Ingenti investimenti (dopo quelli già sostenuti per il passaggio all’HD) sarebbero, poi, necessari per adeguare tutte le infrastrutture di produzione, a fronte di un’assoluta mancanza di ricevitori installati (che pure sono già apparsi, da alcuni anni, nelle fiere specializzate o, addirittura, sono stati annunciati in vendita, ad esempio, da Samsung) presso gli utenti.
Ma se le trasmissioni 8K sono ancora oggetto di test in tutto il mondo, tranne che in Giappone, dove l’avvio di una regolare programmazione è prevista in concomitanza con le prossime olimpiadi del 2020, chi oggi abbia voglia (e possibilità) di girare in Super Ultra Alta Definizione cosa può trovare a disposizione sul mercato italiano? Non moltissimo ma abbastanza, è la risposta che si potrebbe dare, sia in vendita che a noleggio.

Per la produzione cinematografica, tralasciando le sperimentazioni televisive già fatte in passato da alcuni marchi (ad esempio Sony) con alcuni broadcaster (ad esempio Vatican Media) l’americana RED è stata fra i primi brand internazionali, nel 2015, ad offrire un prodotto idoneo con la propria Weapon Vista Vision, a cui si è aggiunto in catalogo il nuovo sensore Helium (capace di risolvere fino a 35 Megapixels) per consentire anche a coloro che avevano inizialmente acquistato un modello a ‘soli’ 6K di poter raggiungere la massima definizione cambiando semplicemente il sensore anziché tutto il corpo camera.
A questo proposito, grande interesse sta suscitando l’ultimissima novità RED dedicata alla Weapon: il nuovo sensore CMOS Monstro, in grado di offrire un girato 8K a pieno formato fino a 60 fotogrammi progressivi al secondo.

Per chi, invece, può accontentarsi di arrivare sino a 30 fps, sempre full frame, RED commercializza l’altrettanto nota, e diffusa, camera Epic W. Disponibile esclusivamente a noleggio c’è, poi, la nuovissima Panavision Millenium DXL2. Introdotta lo scorso febbraio, e dotata del già citato sensore Monstro 8K Vista Vision, la cinecamera americana rappresenta il nucleo centrale di un vero e proprio ecosistema Panavision in grado di fornire, grazie all’ampia scelta di ottiche della Casa e ad un color management appositamente studiato, la massima flessibilità nella composizione dell’immagine voluta.
Abbiamo, più sopra, accennato agli esperimenti effettuati da Sony in Vaticano lo scorso Natale (utilizzando, per la cronaca, la nuovissima camera tri-sensore da studio UHC 8300): il colosso giapponese ha da tempo in catalogo la CineAlta F65, con a bordo un sensore Super35 da 20 Megapixel, capace di coprire, secondo quanto dichiara il costruttore, un range di definizioni che va dall’HD all’8K.

Sempre in tema di cinematografia digitale, infine, la giapponese Sharp, marchio assorbito un paio di anni fa dalla cinese Foxconn, ha recentemente annunciato l’imminente commercializzazione in Europa (entro fine anno) del camcorder da spalla siglato 8C-B60A (già in vendita in Giappone e Cina), equipaggiato con un sensore Super-35mm capace di raggiungere una scansione a 60 fps. Il modello è stato sviluppato in collaborazione con la nipponica Astrodesign, nota agli operatori per aver presentato un proprio modello 8K, siglato AH 4800, sin dal 2013.
Per il momento questo è tutto quanto ci risulta (o risulterà a breve) disponibile in Italia sul versante della sola acquisizione immagini ma, complice l’annunciato avvio di trasmissioni S-UHD in Giappone, molti altri costruttori hanno già svelato prototipi di nuovi modelli, destinati a cinema e Tv, in grado di supportare tale formato. Ulteriori novità, già a partire dal prossimo IBC settembrino, siamo certi non tarderanno ad arrivare. (C.G. per NL)