Editoria. L’informazione al tempo di guerra: dalle immagini veicolate su Tv a nuovi device. Con conflitto Russia-Ucraina svolta comunicativa

guerra

Lo scorso giovedì 24/02/2022 il mondo intero si è svegliato con le immagini dell’inizio della Guerra in Ucraina e dei bombardamenti sulla capitale Kiev.
Un evento, questo, che ha segnato una svolta importante, dal punto di vista comunicativo, nel racconto dei conflitti internazionali per la moltitudine di device con cui tali informazioni sono arrivate a tutti noi.

Dopo la Guerra del Golfo

A distanza di 30 anni dalla Guerra del Golfo, la comunicazione in tempo di guerra ha così acquistato una nuova centralità. Se della prima e seconda guerra mondiale sono giunte sino a noi soprattutto foto, ma anche immagini video conservate e recuperate da agenzie internazionali e società dell’audiovisivo come l’Archivio Luce, dalla guerra in Iraq in poi la televisione è stata il fulcro per la comunicazione di questi tragici eventi.

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Hanno attaccato! hanno attaccato!

Sono ancora ben impresse nella mente di molti le parole “Hanno attaccato! hanno attaccato!”, pronunciate da Silvia Kramar e riferite in diretta nazionale il 16/01/1991 ad Emilio Fede, che aveva approntato dalle 20 e 30 una prima diretta di Studio Aperto per raccontare i primi bombardamenti sul cielo di Baghdad, con l’inaugurazione di  fatto dell’informazione dell’allora Fininvest, oggi Mediaset.

Live war

Da quel momento in poi l’informazione di guerra è sempre stata sempre più live, raccontata istante per istante. Nel tempo gli inviati di guerra hanno rivestito un ruolo di primo piano per il loro impegno nel documentare, che spesso è costato anche in termini di vita, in corrispondenza con evoluzioni tecnologiche sempre più repentine.

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Ilaria Alpi

Indimenticabile già nel 1994, l’interruzione di Domenica In, condotta già allora da Mara Venier, per dare spazio alla diretta del Tg1 in cui si annunciava la morte della giornalista del Tg3 Ilaria Alpi, da qualche giorno arrivata Mogadiscio e uccisa mentre si apprestava a ultimare un’inchiesta sul traffico di rifiuti in Somalia.

Miran Rovatin

Ilaria è stata uccisa insieme al cineoperatore Miran Hrovatin. Quest’ultimo, infatti, è diventato nel tempo l’emblema di molti operatori impegnati nei conflitti di guerra di cui spesso non viene citato neanche il nome perché appartenenti a società esterne a cui le grandi aziende di comunicazione internazionali subappaltano gli incarichi di ripresa.

Maria Grazia Cutuli

Nel 2001 poi anche l’uccisione della giornalista catanese, Maria Grazia Cutuli, inviata in Afghanistan per il Corriere della Sera e assassinata a Kabul insieme a due corrispondenti dell’agenzia Reuters, l’australiano Harry Burton e l’afghano Azizullah Haidar.

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Giovanna Botteri

È nel 2003 che Giovanna Botteri, in collegamento con il Tg3 condotto in studio da Federica Sciarelli, segna ufficialmente il sorpasso della comunicazione via internet su quella televisiva nel raccontare quella che doveva essere la Guerra in Iraq, trasmettendo in diretta con i bombardamenti su Baghdad, grazie ad un video-telefono, dato in dotazione alla giornalista dalla Rai.

Video-telefono determinante

Apparecchio rivelatosi determinante per trasmettere live alle 19.12 in esclusiva mondiale le prime immagini dei bombardamenti dei palazzi di Saddam Hussein.

Guido Cravero

La giornalista, coadiuvata dall’operatore Guido Cravero ha documentato l’esplosione dei missili che hanno centrato gli edifici sulla riva del Tigri.  Immagini che poi la Rai ha venduto in tutto il mondo proprio per l’esclusività del caso. È nei nostri giorni, quindi, che il mix di informazione veicolata via internet e televisiva è diventata ancora più capillare.

Videocall

Sono ormai gli stessi inviati sul campo che nella maggior parte dei casi con delle videocall realizzate direttamente con i loro smartphone riescono ad essere presenti in diretta nei Tg nazionali, o tramite unboxing pre-registrati. Tutto diventa immediato e diretto su un palmo di mano o in un fullscreen. Persino i video tutorial delle Tv ucraine su come costruire un ordigno bellico.

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Citizen journalism

Il citizen journalism anticipa, per di più, l’informazione ufficiale veicolata dai giornalisti professionisti come nel caso del carro-armato che schiaccia un’auto civile, documentato dai balconi direttamente dalla popolazione ucraina spettatrice incredula di quanto accaduto insieme a tutto il resto del mondo.

Up-link sat in soffitta

Le immagini del conflitto giungono da ogni dove. Mandati ormai in soffitta i vecchi up-link satellitari per inviare via satellite le immagini, queste giungono anche in alta qualità direttamente con la tecnologia degli zainetti, che funziona per lo più con schede sim, a cui è collegata una telecamera per consentire di mandare immagini in diretta con un solo operatore e il racconto in presa diretta di un giornalista sin dentro la metropolitana di Kiev, che diventa bunker e rifugio ormai esploratissimo nel documentare il conflitto.

La Rete

Persino la nascita di una bambina dentro una metropolitana, che è pur sempre un segnale di vita in una terra dove si semina morte, è un evento che diventa di dominio pubblico grazie all’immediatezza di diffusione della rete. Come ha dimostrato in queste ore il giornalista Valerio Nicolosi, competenze tecniche abbinate a conosce giornalistiche, possono fare la differenza nel racconto dei conflitti internazionali. (C.A. per NL)

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