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IP Tv vs DTT. Fine del broadcasting entro il 2030, previsione realistica o esagerata?

Sulla televisione dei broadcaster, quella tradizionale, pende una profezia apocalittica: entro il 2030 non esisterà più, rimpiazzata da internet tv come Netflix, Apple tv, Amazon e simili.
I profeti sono proprio gli amministratori delegati degli over-the-top, come il CEO di Netflix Reed Hastings, o grossi investitori del mondo occidentale, quale la RBC Capital. Un report della banca canadese motiva la previsione dati alla mano: l’utilizzo di Netflix quest’anno è cresciuto di oltre il 50% e la piattaforma sta operando strategie di espansione in nuovi Paesi, ad esempio il Brasile, dove sta riscontrando lo stesso successo.
Secondo Mark Mahaney, managing director della RBC, la “quotazione di Netflix non riflette ancora la sua crescita e redditività, che sta velocemente crescendo nei mercati esteri, come era accaduto negli Stati Uniti”. Manetflix 300x120 - IP Tv vs DTT. Fine del broadcasting entro il 2030, previsione realistica o esagerata?haney ha condotto un sondaggio su un campione di utenti di internet del Regno Unito, rilevando che il 49% del campione guarda la TV o film su Netflix, il 52% utilizza Youtube e il 32% Amazon, e che il livello di soddisfazione degli utenti ha raggiunto un picco massimo storico.
Nonostante gli entusiasmi di chi l’internet tv la fa o la finanzia, ci sono diverse voci dissonanti sul destino della Tv tradizionale, che non sarebbe affatto destinata a perire, o almeno non per mano degli OTT.
Il CEO della televisione digitale terrestre australiana (Freeview Australia) Liz Ross, ad esempio, fa notare in Australia l’85% delle trasmissioni televisive è vista ancora “live”, cioè contemporaneamente alla messa in onda, e non in differita; ma soprattotto il DTT, a differenza della fibra ottica, può raggiungere le numerose comunità sparpagliate sul territorio continentale.antenna RAI Monte Raga Schio Vicenza 225x300 - IP Tv vs DTT. Fine del broadcasting entro il 2030, previsione realistica o esagerata?
La scomparsa dei broadcasters e della tv come oggi la conosciamo potrebbe, secondo Ross, rendere necessario un intervento pubblico per continuare a garantire le trasmissioni presso le comunità più povere e isolate dell’Australia.
Può sembrare un punto di vista un po’ “esotico”, ma trova facilmente appoggio anche in Europa: Richard Lindsay-Davies, CEO di DTG, l’associazione dei broadcaster della tv digitale britannica, è scettico sul fatto che l’utenza possa abbandonare del tutto la tv tradizionale e – ancora di più – circa la possibilità per la connessione in 5G di coprire realmente i territori nazionali in modo pervasivo come fa la televisione.
Non c’è dubbio che internet abbia cambiato molti aspetti della nostra vita, tra cui il modo in cui fruiamo della televisione, ma se ciò sia l’inizio della fine per la tv tradizionale e i broadcaster ancora non ci è dato sapere. Ai posteri l’ardua sentenza.(V.D. per NL)