Media & consumi. Come cambiano abitudini italiani con Covid-19. E come si deve adeguare di conseguenza l’adv per sfruttare quei mutamenti che permarranno anche dopo la crisi

Il Covid-19 ha cambiato le nostre abitudini ed i sociologici sono ormai convinti che molte di esse permarranno anche dopo la fine dell’emergenza. Non solo perché una parte degli effetti continuerà per circa un anno, considerata la diffusione asincrona del Covid-19 (durata di circa tre mesi per territorio, con una sovrapposizione temporale a tegola), ma anche perché, abitudini e comportamenti mutati in parte si radicalizzeranno.  

Capire, metabolizzare e reagire

“E’ quantomai opportuno che i media provvedano a comprendere la portata di questi cambiamenti, metabolizzandoli e tarando la reazione opportuna. Che potrebbe aprire a nuove grandi opportunità per il dopo crisi Covid-19“, spiega Giovanni Madaro, economista di Consultmedia, struttura di competenze a più livelli che ha appena concluso un report sui possibili scenari commerciali dopo la fine dell’emergenza (quindi in prossimità dell’estate) .
Quanto alle reazioni comportamentali verso il Covid-19, il monitoraggio settimanale sui consumatori attivato da GfK fa registrare una preoccupazione crescente, soprattutto da parte delle donne.

Riduzione mobilità = aumento consumo mediali

Si riduce la mobilità, a favore dell’utilizzo dell’auto privata e di un maggiore consumo di contenuti mediali.
Cresce l’attenzione per la cura personale e l’alimentazione intesa come strumento di benessere. In questo contesto difficile, torna la fiducia negli esperti, mentre i Brand sono percepiti come poco attivi.
Una situazione che dovrebbe stimolare i media a mutare il proprio approccio con la clientela, superando logiche ormai prive di senso.

smart speaker google home e amazon echo consultmedia II - Media & consumi. Come cambiano abitudini italiani con Covid-19. E come si deve adeguare di conseguenza l'adv per sfruttare quei mutamenti che permarranno anche dopo la crisiTracking su effetti Covid-19 su vita degli italiani

Nelle scorse settimane GfK ha attivato un tracking settimanale per misurare gli effetti del Coronavirus sugli stili di vita, le abitudini e le strategie di consumo degli italiani, con un focus particolare su trasporti e mobilità, viaggi e vacanze, tempo libero e igiene personale.
Tematiche che saranno approfondite il prossimo 26 marzo in una Web Conference nella quale verranno presentati gli ultimi aggiornamenti dai tracking GfK sugli effetti del Coronavirus su consumatori e mercati.

Trend delle prossime settimane

I primi risultati – che si riferiscono a prima dell’entrata in vigore del decreto che ha introdotto in tutto il Paese restrizioni per fermare la diffusione del virus – mettono in luce alcuni trend che, secondo gli esperti GfK, caratterizzeranno abitudini e consumi degli italiani anche per le prossime settimane.

Donne più preoccupate

Le donne sono più preoccupate degli uomini: se in generale gli italiani sembrano ancora preoccuparsi soprattutto per la situazione economica, il 47% delle donne intervistate dichiara di essere molto preoccupata per il diffondersi di nuove malattie (il 17% in più rispetto agli uomini). Le donne sembrano essersi rese conto per prime della gravità della situazione, tanto da aver modificato le proprie abitudini di consumo prima dell’entrata in vigore delle misure restrittive alla circolazione: già la scorsa settimana, infatti, oltre il 50% delle donne dichiarava di aver ridotto o smesso di frequentare centri commerciali, insegne e negozi. Nelle prossime settimane possiamo aspettarci una maggiore presenza maschile all’interno dei punti vendita, un fattore di cui la Distribuzione dovrà tenere conto nella propria pianificazione.

Dopo la crisi useremo meno l’auto?

Mobilità privata: i dati GfK mostrano, a fronte di una riduzione generale della mobilità da parte degli italiani, un incremento dell’utilizzo dell’auto privata. L’abitudine a preferire i mezzi di trasporto privati potrebbe essere difficile da abbandonare anche al termine dell’emergenza: è possibile che ciò abbia delle conseguenze di medio periodo significative anche sulle logiche e le sensibilità di sostenibilità ambientale, un tema centrale nelle strategie di consumo degli italiani fino a poche settimane fa.

Voglia di contenuti mediali

Negli ultimi giorni gli italiani dichiarano di aver incrementato significativamente la fruizione di contenuti Media & Entertainment, in particolare quelli legati alla ricerca di notizie. Per le prossime settimane, circa 1 italiano su 10 dichiara di voler sottoscrivere un abbonamento a servizi di contenuti, piattaforme e App a pagamento.

Salute e benessere, anche in cucina

In questo periodo gli italiani stanno di più in casa e dedicano più tempo del solito all’igiene personale e alla pulizia/sanificazione della casa e dei vestiti. Cresce anche l’attenzione all’alimentazione, intesa come strumento per stare bene, in salute – e non tanto come una concessione o una compensazione.

La voglia di vacanze resiste alle preoccupazioni del Coronavirus

Gi italiani continuano a guardare alle vacanze estive come possibile “risarcimento” per l’attuale momento di difficoltà. Una prospettiva importante, anche dal punto di vista psicologico. Il dato andrà monitorato nelle prossime settimane, ma sembra indicare che – qualora la situazione dovesse migliorare – gli italiani sono pronti a rimettersi in movimento. In crescita anche l’interesse per le assicurazioni legate agli imprevisti di viaggio.

Brand e comunicazione ai tempi del coronavirus

In questo momento di incertezza, anche la comunicazione si trova ad affrontare nuove e inedite sfide. I Brand sono chiamati a fare la loro parte, adeguando i messaggi e le strategie comunicative al sentiment degli italiani. Anche perché, in questo momento, vengono percepiti dai consumatori come poco attivi, silenziosi. Dovendo valutare l’operato di questi giorni, gli italiani esprimono invece un giudizio molto positivo sul sistema sanitario, ma anche la Protezione civile e il Governo ne escono bene. La fiducia degli italiani è riposta soprattutto nel personale sanitario e in generale negli esperti, mentre i media risultano poco credibili. (E.G. per NL)

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