OTT. L’accordo francese tra CSA e piattaforme per il finanziamento di produzioni locali potrebbe portare sgradevoli conseguenze per cinema e TV generaliste

arcom

È stato siglato a metà dicembre il tanto atteso accordo tra CSA (Arcom, Consiglio Superiore Audiovisivo francese) e le piattaforme SVOD quali Netflix, Amazon Prime Video, Disney Plus e altri.  In forza del disciplinare, gli OTT dovranno reinvestire circa il 20% del fatturato nazionale in produzioni locali, al fine di sostenere il settore audiovisivo francese. L’accordo prevede, tuttavia, un’interessante contropartita. 

CSA 

Creato nel 1989 come parte delle “110 iniziative per la Francia” di François Mitterrand, il Coonseil supérieur de l’audiovisuel regola i media elettronici nazionali, coordina l’assegnazione delle frequenze e funge da interlocutore per gli SMAD, i “services de médias audiovisuels à la demande”.

SVOD e cotillons

Non meravigli questo francesismo in luogo del più consono SVOD. I francesi conoscono il DAB come RNT (Radio Numérique Terrestre)  e il DTT come TNT (Tele Numérique Terrestre). Insomma, un po’ come negli anni ’20 da noi, quando i cotillons diventano cottiglioni...

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Vietato ai minori

CSA è anche l’ente che ha imposto i fastidiosi simboli sovrapposti a film e telefilm che indicano quando questi sono sconsigliati o vietati a specifiche fasce d’eta’ (il simbolo “-”  va ovviamente inteso come “<”).

Colpo di scena 

Piccolo colpo di scena, scorrelato al nostro articolo, ma comunque degno di nota: alla fine del comunicato stampa relativo agli SMAD, CSA ci informa che dal 1° gennaio 2022 il suo nuovo nome sarà Arcom, al fine di adattarsi alle trasformazioni profonde del paesaggio audio visuale e numerico. 

Un accordo che applica un decreto che recepisce una direttiva

Ritornando all’accordo, nel comunicato stampa CSA specifica trattarsi tecnicamente di una convenzione che applica il decreto del 22 giugno 2021 sugli SMAD a sua volta trasposizione della direttiva europea AVMDS sui servizi audio visuali. 

Le piattaforme interessate 

Per il momento si tratta di Netflix, Amazon Prime Video, Disney+ e Apple TV+, che si uniscono dunque alle principali reti lineari (TF1, M6 ecc) e ai tradizionali attori a pagamento (Canal+ e OCS) nell’impegno a versare parte dei propri ricavi a favore della produzione francese. Entro la fine del 2021 “altri cinque servizi” saranno invitati a firmare la convenzione (il comunicato stampa non specifica esattamente quali).   

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Accordo fatto a Parigi, firmato ad Amsterdam

 

Gli importi 

Regola generale: le piattaforme devono versare al minimo il 20% della cifra d’affari realizzata in Francia a favore della produzione e distribuzione francese.

Il 95% dell’80% del 20% alla fiction

Leggendo testualmente – ad esempio – la convenzione Arcom/CSA-Nerflix, disponibile a questo indirizzo, notiamo come la contribuzione sia destinata per il 20% alla produzione cinematografica e per l’80% alla produzione audio visuale, di cui il 95% a fiction, documentari, animazione e altre opere anche destinate a essere parte di emissioni di tipo differente (quali telegiornali o contenitori).

2,7 euro/mese di ogni utente

Quindi, per esempio, la quota destinata alla fiction francese deve essere pari almeno al 0,2 * 0,8 * 0,95 = 15,2% di quanto ciascun utente paga ogni mese (nel caso di chi scrive 2,73 euro al mese).

Amazon Prime 

Gli accordi non sono tutti uguali: come sappiamo Amazon Prime Video fa parte di Amazon Prime, dunque sarebbe scorretto dedicare il 20% di un importo che comprende anche la spedizione – ad esempio – di calzini e generi alimentari alla produzione di film e fiction.

I conti non tornano. Forse

CSA/Arcom scrive dunque che nel caso di Amazon la cifra debba ammontare a 40 milioni di euro o al 30% della cifra d’affari della piattaforma. Sorge qualche dubbio (30 ci pare maggiore di 20) ma forse la cosa è voluta (occorre conoscere la mentalità francese per capire). Ecco in ogni caso il testo originale per una consultazione in prima persona. 

Le contropartite 

A fronte della firma, le piattaforme hanno chiesto alcune contropartite, in particolare sul tema caldo di ordine e tempi con i quali i film possono essere distribuiti dopo l’uscita in sala.
I termini dovranno essere perfezionati entro il 10 febbraio 2022 e non sono stati per il momento resi pubblici. Attualmente in Francia un film può essere diffuso 

  • 4 mesi dopo l’uscita in sala per DVD, Blu-RayVod 
  • 8 mesi dopo l’uscita in sala per Canal+ e OCS 
  • 17 mesi dopo l’uscita in sala per le altre piattaforme a pagamento 
  • 22 mesi dopo l’uscita in sala per i canali ex-analogici 
  • 44 mesi (!) dopo l’uscita in sala per le piattaforme di streaming 

Il sorpasso

Indiscrezioni (raccolte da France Inter) parlano di una nuova indicazione di 15 mesi (rispetto agli attuali 44) per le piattaforme di streaming, che sorpasserebbero  cosi’ le grandi reti tradizionali. 

Discussioni animate 

Le discussioni in corso paiono essere molto animate. Alcune fonti parlano di un delay inversamente proporzionale agli importi erogati: in pratica, alcuni OTT sarebbero disposti ad aumentare al 25% (del 20%) l’importo destinato al cinema in cambio di un ulteriore accorciamento del décalage tra uscita in sala e presenza del catalogo online. Con l’obiettivo finale – come ad esempio indicato da Disney – di un debutto online rispetto a quello nelle sale misurabile in giorni e non più in mesi.

2142606 giancarlo leone 2 - OTT. L’accordo francese tra CSA e piattaforme per il finanziamento di produzioni locali potrebbe portare sgradevoli conseguenze per cinema e TV generaliste

E l’Italia?

In Italia la direttiva europea, pur recepita, non è ancora stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e inoltre non esiste un ente equivalente a CSA/Arcom incaricato di negoziare con le piattaforme.

Sorpresa?

Cionondimeno, in una sorprendente intervista a Italia Oggi (datata martedì 14 dicembre 2021) il presidente di Apa-Associazione produttori audiovisivi Giancarlo Leone ha affermato che “gli investimenti degli OTT in prodotto italiano già superano le somme minime fissate dalla direttiva europea, lasciando soddisfatti i produttori locali“.

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Netflix Top 10

La nostra meraviglia è dovuta al fatto che da un lato il mercato degli SVOD in Italia risulta meno sviluppato rispetto a quello francese, dall’altro è davanti agli occhi di tutti la tragica mancanza di titoli italiani nelle varie top10 (nazionali o globali) di Netflix.

Risposte

Abbiamo contattato in merito la VP per le serie nazionali italiane al fine di approfondire questa essenziale questione: speriamo dunque di poterci tornare rapidamente.  (M.H.B. per NL) 

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