Radio. Automotive: prominence a Radiodays Europe 2026. in USA streaming non radiofonico cresce nella fascia 13/34. Lotta vs disintermediazione

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Mentre al Radiodays Europe 2026, conclusosi il 24 marzo a Riga (Lettonia), il tema della prominence radiofonica sulle quattro ruote è stato centrale nel dibattito, dagli Stati Uniti arrivano gli ennesimi segnali allarmanti sulle tendenze in atto.
Secondo l’ultima sessione della rilevazione Share of Ear dell’istituto Edison Research, la radio domina ancora l’ascolto in auto, ma perde terreno tra i giovani (13-34) e – soprattutto – sull’audio parlato (i podcast hanno superato il lineare radiofonico parlato).

Sintesi

Cresce lo squilibrio tra la (persistente) leadership della radio nell’ascolto in auto e le nuove pressioni esercitate dallo streaming on demand (non radiofonico), soprattutto tra i giovani.
I dati USA della rilevazione Share of Ear di Edison Research confermano che la radio resta dominante tra le fonti audio in auto, ma evidenziano altresì una significativa erosione nella fascia 13-34 (anni).
Parallelamente, il sorpasso dell’audio parlato on demand (in sintesi, i podcast) sul lineare segnala un cambiamento strutturale nei consumi.
Il tema si intreccia con l’evoluzione delle auto connesse, dove i comandi vocali e le piattaforme IP integrate stanno ridefinendo l’accesso ai contenuti.
Un processo che comporta il rischio concreto di disintermediazione per gli editori radiofonici.
In Europa, il dibattito al Radiodays 2026 si è concentrato sulla prominence, ossia sulla necessità di garantire visibilità ai servizi radio nei sistemi di bordo.
Il nodo diventa quindi industriale e regolatorio, oltre che tecnologico.
Le evidenze suggeriscono che la qualità dell’integrazione nei sistemi di infotainment incide direttamente sugli ascolti.
Iniziative come Radio Ready e soluzioni condivise mirano a contrastare la frammentazione.
In assenza di azioni coordinate, però, il rischio è una progressiva marginalizzazione della radio nei nuovi ecosistemi digitali.

Negli USA cresce la pressione dello streaming audio non radiofonico sulla Radio…

I dati USA Q1 2026 della rilevazione Share of Ear dell’istituto Edison Research confermano la leadership della radio lineare nell’ascolto in auto (55%), ma evidenziano una pressione crescente dello streaming audio non radiofonico, soprattutto tra i 13-34enni.

… mentre al Radiodays Europe 2026 si parla di comandi vocali e prominence

In parallelo, il sorpasso americano dei podcast parlati sul lineare parlato radiofonico e le criticità dei sistemi vocali nelle auto connesse (accentuato dal passaggio in corso da Google Assistant a Gemini I.A. nei sistemi Android Auto) alimentano il dibattito europeo sulla prominence, emerso con forza al Radiodays Europe 2026, al quale hanno partecipato 1.500 professionisti da più di 65 Paesi.

Disintermediazione

Il consesso Radiodays Europe 2026 di Riga ha, infatti, riportato al centro del confronto continentale un tema che da anni attraversa il settore: la prominence radiofonica nei dispositivi digitali ed in particolare nelle auto connesse.

Nodo industriale e regolatorio

Il nodo della preminenza della radio (anzi, dei Servizi di Interesse Generale, nel caso italiano regolato dalla delibera 250/25/CONS dell’Autorità per le geranzie nelle comunicazioni: cioè le emittenti munite di autorizzazione amministrativa e di testata giornalistica) sul cruscotto dell’auto non è più soltanto tecnologico, ma industriale e regolatorio. La radio, storicamente dominante nell’ecosistema broadcast, si trova oggi a competere in ambienti controllati da piattaforme terze – aggregatori, sistemi operativi, assistenti vocali – che ne ridefiniscono accesso e visibilità.

Il suggeritore dell’ascolto

Il rischio, discusso apertamente a Riga, è quello di una progressiva disintermediazione: l’utente non cerca più una stazione, ma chiede un contenuto. E spesso lo fa attraverso un assistente vocale che decide cosa proporre.

USA: la radio resta leader, ma il vantaggio si assottiglia

Parallelamente, negli Stati Uniti si discute dei dati Q1 2026 della rilevazione Share of Ear curata da Edison Research, che offrono un quadro ricco di ambiguità. La radio lineare (anche lì sempre meno broadcast e più IP) continua a rappresentare il 55% del tempo di ascolto audio in auto, mantenendo una posizione nettamente dominante rispetto allo streaming audio non radiofonico, fermo al 16%.

Occhio alla fascia 13-34

Tuttavia, il dato cambia sensibilmente se si osserva la fascia più giovane: tra gli ascoltatori 13-34 anni, la radio scende al 46%, mentre lo streaming sale al 30%, riducendo drasticamente il gap. Questo significa che, pur restando la fonte primaria di audio in mobilità, la radio tiene grazie al suo pubblico core (over 55), mentre sta progressivamente cedendo terreno proprio nel segmento che definirà i consumi futuri.

La trasformazione generazionale: musica e podcast spingono l’on demand

L’analisi qualitativa dei dati di Edison Research evidenzia una dinamica chiara: la radio perde centralità soprattutto per i contenuti musicali tra i più giovani, che privilegiano piattaforme on demand, mentre i podcast conquistano la fascia più adulta della fascia 13-34 per quanto riguarda l’audio parlato. Si tratta di un doppio movimento che ridisegna l’equilibrio dell’offerta audio: da un lato, la musica si sposta verso modelli personalizzati e algoritmici; dall’altro, il parlato evolve verso forme asincrone e tematiche.

L’audio parlato è già perlopiù non radiofonico

Non a caso, come già evidenziato su queste pagine, l’audio parlato on demand ha già superato quello lineare radiofonico negli USA, segnando un passaggio strutturale più che congiunturale.

Auto connesse e comandi vocali: la nuova frontiera (e il nuovo rischio)

Se il contesto d’uso principale della radio resta l’automobile, è proprio qui che si concentrano le criticità più rilevanti. L’evoluzione delle interfacce di bordo, sempre più orientate ai comandi vocali, sta modificando radicalmente il rapporto tra utente e contenuto. L’integrazione di sistemi avanzati – come quelli sviluppati da Google per Android Auto – ha introdotto scenari in cui la radio rischia di essere completamente disintermediata (come stiamo assistendo proprio in questi giorni con la successione di Gemini I.A. a Google Assistant in Android Auto).

Verso l’abbandono dei comandi fisici

In alcuni casi recenti, gli assistenti vocali non riconoscono correttamente le emittenti o privilegiano contenuti alternativi, dimostrando come il controllo dell’accesso sia ormai nelle mani delle piattaforme. Il passaggio dai comandi fisici a quelli vocali non è quindi neutrale: significa trasferire il potere editoriale – la scelta di cosa ascoltare – dagli utenti e dagli editori agli algoritmi.

Europa: regolazione e prominence come risposta strategica

È in questo scenario che si inserisce il dibattito europeo sulla prominence, rilanciato al Radiodays Europe 2026:  l’obiettivo è garantire che i servizi radiofonici mantengano visibilità e accessibilità adeguate all’interno delle piattaforme digitali e dei sistemi di bordo.

Il controllo della distribuzione (e della pubblicità)

Il tema si intreccia con questioni più ampie, già emerse anche nel caso degli aggregatori come TuneIn: chi controlla l’accesso controlla anche la distribuzione dei contenuti e della pubblicità. Per questo motivo, il confronto europeo si sta orientando verso possibili interventi regolatori che assicurino facilità e neutralità degli accessi, riconoscibilità dei brand editoriali e tutela del rapporto diretto con l’utente.

Una transizione non più rinviabile

Il quadro che emerge è quello di un settore ancora forte, ma sotto pressione: da un lato, la radio mantiene una posizione dominante nell’ascolto in auto, soprattutto nei mercati maturi come gli Stati Uniti; dall’altro, deve affrontare una trasformazione profonda, guidata da: cambiamenti generazionali nei consumi; affermazione dell’on demand; intermediazione crescente delle piattaforme tecnologiche. In questo contesto, la questione della prominence non è più un tema tecnico, ma diventa una condizione essenziale per la sopravvivenza competitiva del mezzo.

Infotainment decisivo: integrazione forte, ascolti stabili; penalizzazione radio, rischio crollo fino al 40%

“Nei mercati dove l’integrazione nei sistemi di infotainment è curata, gli ascolti reggono; dove invece la radio viene penalizzata rispetto alle app concorrenti, il rischio è un calo degli ascolti tra il 30 e il 40% – commenta Confindustria Radio Tv -. Guardando ai singoli mercati, la sfida è sulla qualità dell’integrazione sul cruscotto e la user experience predisposta dalle emittenti. Al riguardo, la Spagna guida la classifica europea per integrazione, seguita da Germania, Regno Unito, Belgio e Norvegia; sul fronte delle emittenti, Portogallo, Italia, Spagna, Norvegia e Belgio si distinguono per esperienze utente più avanzate.

Infotainment auto, la sfida decisiva: radio nativa in dashboard e interfacce intuitive per garantirne la prominence

Assodato che l’infotainment system delle auto (dashboard) è il terreno su cui si gioca la competizione della radio nell’ambiente digitale, sono stati enucleati i principi fondamentali per garantirne la dovuta prominence: la radio deve essere nativa nella dashboard, ossia integrata in essa ab initio e facilmente accessibile/visibile; l’interfaccia utente deve essere semplice, intuitiva, ricca visivamente e costituire un valore aggiunto per ascoltatori, broadcaster, industria automotive”, puntualizza l’ente esponenziale, sottolineando come tutti i partecipanti al Radiodays 2026 abbiano affrontato il tema dei cruscotti connessi, che pongono la radio in competizione diretta con le app nell’ambiente IP.

Radio Ready

“L’iniziativa Radio Ready nasce per rispondere a questa sfida su più livelli — mantenere la radio broadcast ben visibile e semplice da usare, garantire che le app delle emittenti siano facilmente individuabili, rendere gli assistenti vocali affidabili. Non a caso la collaborazione tra emittenti emerge come leva fondamentale: fare fronte comune per rafforzare la presenza della radio, stringere accordi con i produttori di auto e gli aggregatori, e preservare l’appeal del mezzo anche tra il pubblico più giovane.

Radioplayer

Nel panel con Appning by Forvia, Bauer Media Audio e Radioplayer si è discusso di come affrontare la frammentazione degli standard nei veicoli connessi: le dashboard sono ecosistemi basati su app e la creazione di soluzioni personalizzate per ogni marca risulta complessa e costosa per le emittenti. Radioplayer ha illustrato la propria app “white-label” che consente alle emittenti di mantenere il proprio marchio su un’infrastruttura condivisa, collegando la radio in diretta con podcast e contenuti on-demand, distribuita da Appning su oltre 40 marchi automobilistici”, conclude Confindustria Radio Tv.

Tra resilienza e rischio di irrilevanza

Insomma, la radio dimostra ancora una notevole capacità di resilienza, confermandosi medium dominante in auto anche nel 2026. Tuttavia, i segnali provenienti dal mercato indicano chiaramente la direzione: il futuro dell’audio sarà sempre più ibrido, personalizzato e intermediato da piattaforme.

Azioni concrete e coordinate

Nel nostro caso specifico, se l’Europa non saprà tradurre il dibattito sulla prominence in azioni concrete e coordinate, il rischio è quello di assistere a una progressiva marginalizzazione della radio nei nuovi ecosistemi digitali.
E, come emerso a Riga, il tempo per intervenire si sta rapidamente esaurendo. (M.L. per NL)

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