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Radio. Finisce nell’indifferenza la battaglia dei radiofonici USA per il chip FM sugli iPhone. Apple: al nostro target non interessa

Ricordate la vicenda che aveva portato ad un duro confronto tra l’FCC (Federal Communications Commission, un’agenzia governativa USA – con carattere di autorità amministrativa indipendente – simile alla nostra Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni), il sindacato dei radiofonici (NAB) e l’Apple per la decisione di quest’ultima di non ospitare sui propri iPhone i chip per la ricezione FM?
Da subito avevamo mostrato forti perplessità sull’opportunità che i radiofonici avviassero questo confronto, più di principio che di sostanza (la motivazione – di facciata – era di garantire l’applicazione di un protocollo di sicurezza in caso di calamità; quella reale il timore della sempre maggiore concorrenza dei servizi di streaming on demand).

Se Apple non si fosse adeguata – osservavamo – i radiofonici (e tutto il mercato) avrebbero avuto la dimostrazione di una loro sopravvenuta debolezza. Sarebbe stato quindi meglio non avere la certezza che il Re era nudo (fatto noto in verità a tutti, tranne che al sovrano)…
Ma tant’è, i player radio USA hanno voluto lo scontro a tutti i costi e non solo hanno ricevuto un sonoro schiaffone da Apple, ma hanno pure dovuto riscontrare il progressivo spostamento della posizione della FCC, che, da difensore della posizione dei broadcaster, ha man mano edulcorato il proprio orientamento, fino a rasentare il ridicolo con timidi appelli, tra il gentile e l’accorato, puntualmente (e nemmeno troppo cordialmente) respinti dalla Mela: sugli iPhone il ricevitore FM non sarebbe stato attivato.

Il cambiamento di rotta del regolatore USA verso la decisione del colosso californiano era emerso dalle parole pronunciate nell’ottobre dello scorso anno da Ajit Pai, avvocato e presidente proprio della FCC: “Come sostenitore nel libero mercato non posso appoggiare un governo che obblighi a riattivare i chip radio. Non credo inoltre che la FCC abbia il potere di ordinare un comportamento del genere e, più in generale, credo che questo tipo di cose debbano essere risolte dal mercato stesso”.
Anche la rappresentanza degli editori radiofonici, la NAB (già costretta recentemente a difendersi con fatica dall’attacco del famigerato Rapporto Miller), aveva, del resto, mantenuto un profilo decisamente basso (forse perché il produttore degli iPhone è un big spender in pubblicità?): “Apple è un’azienda di successo, e come evidenziato con la linea Nano, sa come far funzionare bene una radio FM. Attivare le funzionalità FM nei loro smartphone sarebbe semplice per loro se lo volessero, a credo che avrebbero il supporto dei consumatori”.

Tutto qui. Più simile al ruggito del topo che alla paventata forte azione di lobbying anticipata in estate; ma del resto, come detto, inimicarsi un cliente di quella portata non appariva una buona cosa.
Netta invece la posizione dell’azienda di Cupertino che era sempre rimasta sempre ferma sugli intenti iniziali: “Abbiamo da sempre a cuore la sicurezza dei nostri utenti, specialmente in momenti di crisi; per questo abbiamo messo a punto delle moderne soluzioni di sicurezza nei nostri prodotti. Gli utenti possono chiamare i numeri di emergenza e accedere al proprio identificativo medico direttamente dalla schermata di blocco del telefono, nonché ricevere diversi servizi governativi di notifica, dalle informazioni meteo agli AMBER alert (il sistema di allarme nazionale in caso di sospetto rapimento di minore, ndr). Integrare un ricevitore FM non aggiungerebbe nessun vantaggio“.
Pratica archiviata e broadcaster USA (molto) più deboli di 6 mesi fa. Il Re ora è decisamente nudo. (M.L. per NL)