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Radio. Sony e Warner contro TuneIn: violato copyright musicale. L’Aggregatore mondiale: siamo solo collettore di flussi streaming

Sony Music Entertainment e Warner Music Group avrebbero dichiarato guerra nel Regno Unito al colosso degli aggregatori di streaming radiofonici TuneIn, crocevia di quasi 130.000 stazioni IP.
Secondo rumors provenienti dall’UK le major della discografia avrebbero avviato un procedimento giudiziario avanti all’High Court per pretesa violazione delle norme sul copyright da parte del collettore di radio online più grande del mondo.
A sostegno della propria tesi Sony e Warner avrebbero prodotto un campione di 800 flussi musicali di TuneIn privi di licenza per il la Gran Bretagna.
In aiuto a Sony e Warner vi sarebbe l’International Federation of the Phonographic Industry (IFPI), l’organizzazione che rappresenta gli interessi dell’industria discografica a livello mondiale (e che ha sede a Londra con uffici a Bruxelles, Hong Kong, Miami, Atene e Mosca).

Le stesse voci che abbiamo raccolto riferiscono che TuneIn avrebbe anticipato la propria difesa sostenendo che il proprio ruolo è unicamente quello di instradamento di contenuti già presenti su IP, fungendo quindi da tramite e non da vettore in senso pieno (ruolo che, per esempio, compete a chi genera lo streaming, oppure ai network provider FM, DAB+, DTT).
Sul piano giuridico l’eccezione di TuneIn non è di poco conto, perché, sostenere una responsabilità dell’aggregatore in tema di diritti d’autore e diritti connessi significherebbe, per analogia, ritenere per esempio Google News responsabile dei contenuti prodotti dagli organi d’informazione che organizza, cataloga e rende disponibili al pubblico favorendo l’accessibilità. Il che, ovviamente, è assurdo (così ragionando dovremmo coinvolgere gli stessi motori di ricerca nella catena di responsabilità).
“A nostro avviso una responsabilità potrebbe unicamente essere individuata qualora l’aggregatore “maneggiasse” il flusso streaming, alterandolo a livello sostanziale, attraverso una scomposizione ed una ricomposizione, ma non certo attraverso un mero intervento tecnico quale potrebbe essere processare il suono o bufferizzare il contenuto“, osserva Stefano Cionini, avvocato di Consultmedia (struttura di competenze a più livelli collegata a questo periodico).

Prova ne è che fino ad ora TuneIn è uscita indenne da decine di contestazioni similari mosse in giro per il mondo. “Molto più fragile è invece la posizione di TuneIn a riguardo dello sfruttamento del contenuto di una radio di forte appeal per la veicolazione di digital adv in preroll, salvo ovviamente che la stazione non abbia acconsentito”, continua Cionini. “Il braccio di ferro tra superplayer radiofonici e giganti dell’aggregazione è un argomento attuale, soprattutto in relazione al rapporto chi aiuta chi”, annota il legale, ricordando un argomento a cui abbiamo prestata una certa attenzione su queste pagine mesi fa insieme al contenzioso con Pandora.
Secondo il periodico Music Business World Wide, il ricorso di Sony e Warner sarebbe stato notificato alla High Court la scorsa settimana e TuneIn avrebbe tempo fino alla fine di novembre per presentare una difesa.
Recentemente TuneIn ha assegnato un colpo ad effetto verso l’industria musicale assumendo nel proprio organico Holly Lim, ex dirigente di SoundCloud. (M.L. per NL)