TuneIn ha perso la causa intentatagli nel 2017 nel Regno Unito da Warner Music Group e Sony Music Entertainment per violazione del copyright musicale. Oggi (01/11/2019) il giudice londinese Colin Birss ha dichiarato che l’OTT dello streaming radio ha violato i diritti delle due case discografiche diffondendo in UK musica in assenza di una licenza specifica (qui il testo integrale della sentenza).
Come è possibile che un aggregatore sia responsabile di contenuti meramente indicizzati?
Ma come è possibile – in diritto – che un aggregatore che si occupa di rilanciare streaming terzi, giĂ liberamente accessibili perchĂ© prodotti da emittenti terze verso le quali dovrebbero essere addebitate eventuali violazioni originali venga condannato in tema di copyright? Ragionando in tal senso sarebbe come se a Google News fossero addebitate violazioni delle testate che indicizza…
Galeotto fu il registratore
In realtĂ il tallone d’Achille di TuneIn è stata la funzione di registrazione dell’app TuneIn Pro, che – secondo i giudici – assimilerebbe l’aggregatore ad un servizio di streaming on demand come Spotify, ricadendo quindi nell’obbligo di munirsi di licenza per lo sfruttamento di diritti d’autore e diritti connessi.
Il campione
Secondo Bloomberg l’app TuneIn Pro aveva 150.000 utenti nel Regno Unito a gennaio 2019, anche se la funzionalitĂ di registrazione era stata rimossa nel paese all’inizio del 2017 dopo che Warner e Sony avevano presentato prove della violazione del copyright attraverso un campione di 800 flussi musicali privi di licenza.
Warner & Sony esultano: creato precedente
“Accogliamo con favore questa decisione. Confidiamo che TuneIn ora decida di operare in regime di legalitĂ retrocedendo i compensi agli aventi diritto sui brani musicali attraverso le quali genera i suoi redditi”, ha commentato una portavoce della Warner.
A questo punto TuneIn dovra decidere se limitare la propria attivitĂ al live streaming radiofonico o negoziare con le case disografiche (e non solo Warner e Sony, evidentemente) la retrocessione delle quote di competenza calcolate sul proprio reddito.


