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Tv. Botta & risposta tra Piersilvio Berlusconi e RAI: “Serve tetto pubblicità all’ibrido che vive di canone”. “Il limite c’è già: Mediaset eviti strumentalizzazioni”

Le ultime dichiarazioni di Piersilvio Berlusconi rilasciate al Corriere della Sera hanno acceso una polemica con la Rai.
Il vicepresidente di Mediaset, pur riconoscendo l’utilità e l’indispensabilità di un servizio pubblico di informazione, ha chiesto un tetto più stringente per la raccolta pubblicitaria della diretta concorrente: La Rai è rimasta un ibrido che vive di canone e pubblicità. E per la pubblicità insegue la tv commerciale. Oltretutto falsa il mercato e sottrae risorse a un settore già in difficoltà come l’editoria”. A margine di queste affermazioni il figlio del Cavaliere (che ha confermato l’offerta per l’acquisto dei diritti per il Mondiale di Russia 2018) ha anche sottolineato come il Biscione, che in autunno ha raggiunto 1,2% di share con Canale 5 a quota 17%, continuerà a puntare sulla tv generalista senza temere il gruppo sempre più affollato di competitor.

La risposta da viale Mazzini non si è fatta attendere. Tramite una nota ufficiale sul proprio sito la Rai ha chiarito la propria posizione: “In merito all’intervista rilasciata al Corriere della sera dall’amministratore delegato di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi, Rai ricorda che in qualità di concessionaria del servizio pubblico è soggetta a limiti di affollamento pubblicitario di gran lunga superiori alla concorrenza delle tv commerciali. Il tetto, quindi, già c’è ed è per questo che la richiesta dell’ad di Mediaset appare oggi del tutto strumentale”.
Il presidente del Biscione ha anche parlato del futuro di Premium, la pay tv finita nel ciclone della diatriba con Vivendi che rischia di soccombere sotto il peso della concorrenza. Il rosso accumulato negli ultimi anni, figlio anche di investimenti sbagliati come quello riguardante i diritti per la Champions League, non sembra spaventare Piersilvio Berlusconi che si è dichiarato soddisfatto della strategia difensiva adottata nei confronti di Sky. Semmai i pericoli maggiori vengono dagli OTT come Netflix e Amazon Prime Video che rischiano di schiacciare le pay tv tradizionali e dalla concorrenza degli operatori telefonici (su questo aspetto è arrivata anche la conferma di un interessamento di Tim per i contenuti Mediaset, nonostante l’ostacolo Vivendi) che fa aumentare il costo degli eventi sportivi. La soluzione per il gruppo di Cologno Monzese potrebbe essere la creazione di un polo europeo della tv free, cosa che al momento rimane però un sogno nel cassetto di Berlusconi. (M.R per NL)