Copyright: imponenti operazioni antipirateria messe a segno dalla Guardia di Finanza

Arezzo, Napoli e Udine le province teatro di maxi sequestri di DVD e files musicali indebitamente riprodotti e commercializzati


La tutela fornita per il diritto d’autore appare spesso lenta e poco incisiva (le motivazioni sono in gran parte da ricondurre alla esplosiva diffusione del fenomeno della pirateria, agevolata dagli strumenti informatici e da norme non al passo con l’evoluzione tecnologica), ma se le indagini sono condotte con la giusta tecnica ed avvalendosi della stretta collaborazione di esperti, restituiscono qualche volta risultati interessanti (soprattutto se ci si concentra sulle reali fonti del crimine e non solo sugli ultimi anelli della catena, cioè gli utilizzatori di residuale istanza).
A tal proposito si dà qui conto di tre operazioni di intelligence che hanno impiegato, nei giorni scorsi e dopo un lavoro durato in certi casi anche due anni, agenti della Guardia di Finanza di Fiumicino ed ispettori della S.I.A.E. (zona operativa la provincia di Napoli), il Nucleo di Polizia Tributaria di Udine e la Guardia di Finanza di Arezzo che ha contrastato un vero e proprio commercio alla luce del sole, nelle videoteche della provincia toscana, di DVD riprodotti clandestinamente e venduti o noleggiati attraverso i tradizionali canali di diffusione.
Nel capoluogo campano sono state emesse 14 misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati, ai quali viene contestato il reato di associazione a delinquere finalizzata alla riproduzione di DVD contraffatti. Un vero e proprio consesso di professionisti della pirateria che, avvalendosi di sofisticatissime apparecchiature (tra le quali 117 masterizzatori e 4500 supporti illegali) e ripartendosi internamente ruoli e compiti, esercitavano una vera e propria industria della riproduzione non autorizzata. La sistematica struttura di questa impresa, per la quale si sospettano collegamenti con l’ambiente della Camorra, si componeva di uomini e mezzi tali da poter ripartire i vari ruoli nella cura di tutte le fasi di duplicazione e vendita dei supporti. Addirittura, erano presenti alcuni associati i quali venivano incaricati della raccolta degli ordini e del loro recapito (centro di smistamento Roma). Tale economia di scala, benché “sommersa”, funzionava perfettamente e con lauti margini di guadagno, considerando che, partendo da un costo di produzione per ogni DVD “pirata” pari a 40 centesimi di euro, questo veniva ceduto a 60 ai distributori clandestini e successivamente rivenduto nelle strade della capitale, o spedito al domicilio dei clienti, ad un prezzo variabile tra i 5 e i 7 euro. Per imbastire un simile traffico, la materia prima veniva reperita anche sul mercato straniero per mezzo di sofisticati programmi di condivisione video. Messe insieme le fonti si confezionava la merce con tanto di copertina fedelmente riprodotta.
Delle tre operazioni citate, questa, anche per capi d’imputazione contestati, pare la più complessa e penetrante, vedendo realizzato un incisivo intervento repressivo spintosi fino alla fonte del fenomeno criminoso.
Circa 1200 DVD, illecitamente detenuti da 7 rivenditori e su cui erano riprodotti film e videogiochi, sono stati sequestrati dal Comando Provinciale della Guardia di finanza di Arezzo. Nel caso di specie vengono contestati i reati di cui agli artt. 171-bis, 171-ter, 171-quater della l. 22 aprile 1941, n. 633 “Protezione del diritto d’autore e altri diritti connessi al suo esercizio”, come successivamente modificata ed aggiornata, con pene fino a tre anni di reclusione e multe fino a 15.493 euro per le fattispecie di maggiore gravità, ovvero, semplificando, riproduzione non autorizzata dalla S.I.A.E., per uso non personale, di materiale audio, video, programmi per computer e loro successiva commercializzazione o noleggio. I rei di questi reati, sono altresì soggetti alla sanzione amministrativa prevista dal successivo art. 174-bis della stessa norma, consistente in un esborso a titolo di sanzione amministrativa fino a euro 1.032 per ogni singolo DVD realizzato. Gli esercenti che operano nel rispetto della normativa sul copyright plaudono all’operazione, ritenendola punto di partenza verso la realizzazione di una vera economia di mercato in questo campo, legale e dove a tutti gli addetti vengono offerte le medesime condizioni di ingresso e le stesse potenzialità di crescita.
Anche la Procura della Repubblica di Udine ha dato il suo contributo alla lotta senza quartiere contro la contraffazione, indagando, con il supporto del Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza della provincia friulana, su 18 persone (attualmente indagate per evasione fiscale e violazione della l. 633/1942) accusate di vendere, per mezzo di una nota società che organizza aste su internet, invero legalmente estranea alla vicenda e per il nostro o ordinamento non punibile a titolo di concorso nel delitto in questione, prodotti audiovisivi riprodotti in barba delle autorizzazioni S.I.A.E. a tal fine indispensabili.
Il sistema messo a punto in questo caso è tanto semplice quanto difficile da intercettare: sfruttando l’anonimato concesso a coloro che si avvalgono di questo genere di e-commerce e garantito dall’attribuzione di un generico nickname, questi soggetti praticavano una sorta di vendita “criptata”, molto spesso, come in questo caso, canale privilegiato di loschi traffici. Per meglio renderci conto dell’entità dell’operazione condotta dagli inquirenti, basti ricordare che nell’hard-disk di uno solo degli indagati sono stati rinvenuti circa 130 mila files musicali, costituenti gran parte della discografia mondiale degli ultimi trent’anni che, se riprodotti consecutivamente, necessiterebbero di 231 giorni di ascolto. Il programma utilizzato per la loro elaborazione ha un prezzo di mercato intorno ai 16 mila euro. Ulteriormente, i successivi riscontri condotti dagli investigatori coordinati dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Udine dott. Lorenzo Del Giudice, con l’ausilio dei periti della F.P.M. (Federazione contro la Pirateria Musicale) e della F.A.P.A.V. ( Federazione Anti-Pirateria Audiovisiva), hanno complessivamente rinvenuto circa 600 mila files contenenti opere cinematografiche, musicali nonché programmi software tutti illecitamente commercializzati e oggetto di pregressi ed altrettanto illegittimi download da internet, compiuti grazie alla fruizione della tecnica di condivisione multimediale c.d. “filesharing”. Nel bottino ora custodito dall’Autorità Giudiziaria non mancano neanche programmi professionali per il c.d. “crackaggio” e la masterizzazione dei software originali.
Su di un piano più generale, appare utile dare conto di alcuni interessanti dati inerenti il mercato della pirateria informatica ed audiovisiva messi a disposizione dalla F.I.M.I. (Federazione Industria Musicale Italiana) che, plaudendo alle brillanti operazioni appena ricordate, sottolinea come nel 2006 la musica illegalmente diffusa via internet abbia causato danni per 70 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti i diritti degli autori e l’evasione fiscale (nei casi sopra citati, ove del caso, come si è visto, è stata puntualmente contestata ai soggetti coinvolti) connessa al traffico illecito. La pirateria musicale, sempre secondo i dati dall’ente che raggruppa buona parte delle società di edizione musicale, nel nostro paese ricopre circa il 26% del mercato di riferimento, ma, nonostante tutto, un dato confortante attesta, nei primi sei mesi del 2007, una crescita del 44% della legale distribuzione dei file audio sulle piattaforme autorizzate di internet per le quali si rendono attualmente disponibili oltre 5 milioni di titoli.
Tirando le fila, il mercato della pirateria audiovisiva, che vede l’Italia uno dei primi paesi quanto a diffusione ed incidenza del fenomeno, si combatte solo attraverso il concerto di tutti gli interessati, realizzando vere e proprie task force che capitalizzino nel loro nucleo la sommatoria del know-how messo a disposizione dai singoli soggetti. In più, ci sembra di poter constatare che, laddove si rendessero convenienti, in termini di costi (oggi assolutamente proibitivi per gran parte delle tasche…), le operazioni legali di acquisizione di files video o musicali attraverso gli store digitali, gli utenti si indirizzerebbero verso questo genere di download, con il valore aggiunto, spesso sottovalutato, di essere garantiti dalla legge per eventuali vizi del prodotto acquistato. (Stefano Cionini per NL)

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