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DTT. La delicata questione sulla revisione del Piano LCN affidata ad un Consiglio Agcom uscente?

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La revisione del Piano della numerazione automatica del telecomando (LCN) potrebbe dover essere gestita da un Consiglio Agcom uscente.
Come noto, il Consiglio dei Ministri del 19 settembre scorso ha approvato il decreto di riordino delle funzioni dei Ministeri ed  un’ulteriore proroga del mandato del Presidente e dei consiglieri  Agcom fino all’insediamento del nuovo Consiglio (approvato dal Parlamento) e comunque fino e non oltre al 31/12/2019.
La finalità è ovviamente quella di consentire l’effettuazione degli atti di ordinaria amministrazione e di quelli indifferibili e urgenti.

Telecomando bollente

Tra questi ultimi rientra il controverso tema dell’aggiornamento del Piano LCN previsto dalla legge di Bilancio 2018 (legge 205/2017).
La L. 205/2017 prevede infatti che in considerazione del nuovo assetto frequenziale e delle modalità di definizione delle aree tecniche, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni aggiorni il piano LCN e le modalità di attribuzione degli identificatori entro il 31/12/2019. Una revisione del Piano LCN su cui poggia tutto il sistema tv locale, perché i nazionali non saranno sostanzialmente toccati (se non in senso migliorativo attraverso migliori collocazioni di LCN attraverso la sottrazione di spazio alle tv locali).

Pluralismo, trasparenza, equità, non discriminazione, razionale allocazione LCN

La revisione dovrà avvenire nel rispetto del pluralismo dei mezzi di comunicazione, dei principi di trasparenza, equità e non discriminazione e di una razionale allocazione della numerazione, riservando adeguati spazi all’interno dei primi archi di numerazione ai consorzi e alle intese ex art. 29, c. 2 D. Lgs. 177/2005. Successivamente, il Mise, sulla base del piano di numerazione, attribuisce gli LCN ai fornitori di servizi di media audiovisivi (FSMA).

Equilibri precari

Si tratta di un tema delicatissimo, considerato che un’alterazione del quadro esistente significherebbe azzerare nuovamente (come nel 2010 con lo switch-off dall’analogico al digitale tv di prima generazione) equilibri faticosamente conseguiti quanto a presintonizzazione, cioè uno dei principali elementi costituenti l’avviamento di una televisione locale.
E ciò tanto più che operatori ed utenti entro i prossimi due anni dovranno gestire il complicatissimo passaggio al T2, il digitale televisivo terrestre di seconda generazione basato sul refarming della banda 700 MHz.

Rischio nuovo reset del comparto tv locale

Per parte nostra abbiamo in più occasioni evidenziato l’opportunità di una ratifica della condizione attuale, nell’interesse di FSMA ed utenti, anche in considerazione che le nuove Aree Tecniche T2 dopo una serie di tentennamenti tecnico-amministrativi sono tornate a coincidere in gran parte con le regioni.
Tale elemento dovrebbe indurre il nuovo Consiglio Agcom a sottoporre a consultazione pubblica un piano LCN che sostanzialmente confermi l’attuale, limitando le modifiche a quegli elementi indispensabili, come per esempio la riserva di spazi all’interno dei primi archi di numerazione ai consorzi e alle intese tra tv locali.
Diversamente il settore televisivo terrestre (quantomeno locale) subirebbe un nuovo e pericolosissimo reset. (M.L. per NL)

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