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DTT. Refarming banda 700 MHz. Giunco: con T2 editori devono tornare a ruoli tipici, piuttosto che trading di LCN e capacita’ trasmissiva. Agcom: a fine anno affronteremo tema revisione LCN

700, liberazione

Non solo rilascio della banda 700 MHz per il 5G, ma anche opportunità per la trasformazione della televisione, sia essa pubblica o privata, nazionale o locale, alla TV 4.0 a beneficio sia delle imprese che dei telespettatori.
Questo, in estrema sintesi, il filo rosso dei diversi interventi che si sono succeduti al “Convegno Nazionale sul processo di liberazione della banda 700 MHz”.
Il convegno, organizzato da Stefano Cuppi, Presidente del Corecom Emilia Romagna a Bologna l’8 Ottobre in collaborazione con Lepida scpa, si è svolto presso la sede della Fondazione Marconi.

T2 non deve essere finalizzato a disporre di più capacità trasmissiva

“L’utilizzo di tecnologie evolute non può essere solo un espediente per garantire una maggiore capacità trasmissiva, ma deve essere uno strumento per lo sviluppo competitivo della TV verso una piattaforma evoluta, broadcasting e on demand, con dimensioni, risoluzioni e user experience di altissimo livello in interazione con servizi di TV enhanced (arricchita). La TV 4.0 costituirà anche uno dei volani principali per incentivare il take up dei servizi ultrabroadband da parte dell’utenza residenziale”, ha spiegato Bianca Papini, a sottolineare portata e impatto di un passaggio tecnologico con vincoli, anche temporali, stretti. Un passaggio che tuttavia rappresenta un’opportunità di sistema e che in un’ottica di sistema, appunto, deve essere gestito.

Punti chiave

Per Confindustria, i punti chiave del refarming sono:
1) La necessità per i broadcaster (ma anche per tutta la filiera fino agli apparati e i terminali) di effettuare due passaggi consecutivi (dismissione dell’MPEG2 e passaggio al DVB T2) propedeutici ad ottimizzare l’uso delle frequenze e promuovere un primo aggiornamento degli apparati TV presso le famiglie;
2) La comunicazione, al grande pubblico ma anche a tutti gli stakeholder del sistema; una chiara identificazione dei ricevitori conformi;
3) lo stanziamento di risorse congrue per i contributi all’acquisto di terminali di ricezione aggiornati, estesi a una platea più ampia (ora il 60% delle famiglie ISEE 1 e 2) e incentivi alla rottamazione;
4) Gli incentivi per l’adeguamento degli impianti di ricezione, altro tassello fondamentale per il successo della transizione;
5) L’attenzione alle interferenze del broadcasting con la nuova tecnologia 5G.

Giunco: tornare a ruoli tipici, piuttosto che trading di LCN e banda

Secondo Maurizio Giunco, Presidente Associazione TV Locali in CRTV “Il refarming della banda 700 costringerà le aziende televisive locali ad un profondo ripensamento del loro modello di business. Sino ad oggi l’operatore di rete e il fornitore di contenuti erano una stessa entità, generando lo sviluppo di business collaterali quali il trading di frequenze, di LCN, e di affitto di banda trasmissiva. Questo modello nel tempo ha distolto una buona parte degli operatori dalla loro mission principale: fare una buona programmazione ed un buon servizio di pubblica utilità sul territorio”.

Contributi meritocratici

Giunco ha accennato al sistema meritocratico nell’erogazione dei contributi alle emittenti locali avviato con il DPR 146/2017 che ha cancellato la contribuzione a pioggia e il mero assistenzialismo che ha caratterizzato per anni il settore. Gli emanandi bandi per le graduatorie degli FSMA e per l’assegnazione dei diritti d’uso agli operatori partono da questo approccio, di cui si avvantaggerà l’intero sistema.
Giunco ha quindi concluso “auspichiamo una discesa in campo dei grandi operatori di rete nazionali affinché gli FSMA locali possano avvalersi delle migliori competenze e concentrare i loro sforzi sul prodotto, elemento che farà la differenza nel futuro.” Posizione analoga, visto il rischio concreto di bandi deserti nelle aree del territorio non profittevoli, è stata espressa da Fabrizio Berrini di Aeranti Corallo nel suo intervento.

RAI: da 5 mux a 2,5 puntando a 3

Nel suo intervento Roberto Serafini, Direttore servizi Broadcast e Gestione Frequenze di RAI ha raccontato come l’emittente pubblica si stia preparando al processo di switch-off che prevede un dimezzamento delle risorse frequenziali disponibili (dai 5 multiplex attuali a 2,5). Serafini ha indicato anche una seconda opzione aperta per la Rai, arrivare a tre mux attraverso la partecipazione all’asta per aggiudicarsi uno dei quattro mezzi multiplex ricavati dall’ultimo piano delle frequenze.
L’offerta attuale di Rai su DTT è costituita da 13 canali TV, di cui sei sono emessi in simulcast SD/HD e 12 programmi radio. L’offerta è distribuita sui 5 multiplex Rai, di cui solo il primo ha una copertura pressoché totale, del 99% (e ospita i canali di bandiera, RAI 1, 2 e 3 e RAI News 24).

MPEG4, HEVC, 4K

Rai, come del resto le altre emittenti nazionali dovrà passare a MPEG 4 al 1 settembre 2021 e poi al DVB-T2 HEVC a fine giugno 2022.
Per il passaggio dalla situazione odierna al giugno 2022, fine del processo, la Rai sta studiando diversi scenari, tra cui la possibilità di avere un canale 4K sul terrestre e gli altri canali in HD. Ci saranno ovviamente delle differenze a seconda dello scenario, se sarà a 2,5 o a 3 MUX: nel primo caso i canali HD saranno nella stessa qualità di quelli di oggi e quello 4K a 15 Mbit/sec; nel caso che RAI abbia 3 mux a disposizione, i canali HD saranno in qualità migliore rispetto a oggi e quello 4K a 22 Mbit/sec.

100 nuovi impianti RAI

RAI ha fatto dei test oggettivi per valutare la qualità della messa in onda in 4K a questi bitrate e ha verificato che anche a 15 Mbit/sec il risultato è molto buono. Serafini ha anche accennato ad una strategia di miglioramento della copertura del territorio da parte di RAI (oltre 100 nuovi impianti sui multiplex 2,3,4 per raggiungere una copertura del 95-97%) per ridurre il disagio dei cittadini (ripuntamento delle antenne).
Tutti i TG regionali della Rai su Tivusat. Dal 22 Aprile 2010 tutte le edizioni regionali dei TG Rai e gli altri programmi localizzati saranno visibili in diretta contemporaneamente in tutta Italia sulla piattaforma gratuita via satellite Tivusat; ossia un cittadino fuori sede potrà continuare a vedere in diretta il notiziario della propria regione di appartenenza.

Nell’intervento di Giorgio Fatale della Direzione Piattaforme e Distribuzione della Rai si è poi specificato che si tratta di 22 canali dedicati, che hanno richiesto una riorganizzazione produttiva (invio dei segnali da e verso le sedi regionali), l’acquisto di un ulteriore multiplex satellitare e la riorganizzazione dell’offerta della Rai sulla piattaforma satellitare. La visione live sarà possibile anche in streaming (applicazioni Mhp e HBBTV sui canali Rai) e continuerà ad essere garantita in differita attraverso il sito della testate regionali Rai.

Agcom, pronti i procedimenti per proseguire con la roadmap: assegnazione 4 mezzi mux e revisione Piano LCN

Antonio Provenzano, DIS Media Agcom ha anticipato che saranno all’ordine del giorno del Consiglio dell’Autorità del 17 ottobre 2019 le condizioni economiche per l’accesso alla capacità trasmissiva del MUX1 RAI da parte dei soggetti legittimamente operanti in ambito locale assegnatari dei diritti d’uso dei canali CH 51 e 53.
Entro la fine dell’anno, in linea con le scadenze poste dalla Legge, verrà avviato il procedimento per la definizione dei criteri di gara per l’assegnazione dei quattro mezzi multiplex del nuovo PNAF e il procedimento di revisione dell’ordinamento dei canali (LCN). Gli uffici hanno continuato a lavorare per garantire che tutte le scadenze del processo di refarming possano essere rispettate.

MISE, partono gli incentivi: in corsa, con criticità

Dopo il via libera dell’Europa ai contributi per il rinnovo dei ricevitori DTT (non costituiscono aiuto di stato), è possibile avviare l’erogazione dei fondi stanziati dalle ultime due leggi finanziare (151 milioni di euro in 3 anni). Il MISE ha già approntato il database dei possibili beneficiari degli incentivi (famiglie con reddito ISEE fascia 1 e 2), mancano solo le firme dei Ministri competenti, MISE e MEF, e la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. Così Eva Spina, a capo della Direzione generale per la pianificazione e la gestione dello spettro radioelettrico – ISCTI del Ministero dello Sviluppo Economico “gli incentivi potrebbero già diventare operativi entro la fine di novembre, per incontrare la richiesta di alcuni operatori di essere pronti per il Black Friday”. Predisposte anche le istruzioni per i retailer, che verranno distribuite al più presto e per non perdere la campagna di acquisti natalizie. Come noto gli incentivi si sostanzieranno in uno sconto di 50 euro per l’acquisto di un nuovo terminale per la ricezione DTT (TV o decoder, 1 buono per famiglia): il voucher verrà riscattato online senza bisogno di controllo del pagamento del canone Rai, oggi scalato direttamente dall’utenza elettrica.

Tutto bene quindi?

La Spina ha riconosciuto che i fondi stanziati potranno fornire incentivi solo a 3 milioni di famiglie, insufficienti a coprire il passaggio al DVB-T2. E restano criticità, come più volte sottolineato da CRTV, quali ad es. a partire da inizio 2020 in diverse zone d’Italia gli spostamenti di frequenze richiederanno, nel migliore dei casi la ri-sintonizzazione del TV e in qualche caso, soprattutto per gli impianti condominiali, l’intervento di un antennista per ritarare i filtri degli impianti di ricezioni: costi questi non coperti da nessuna incentivazione. Lato produttori e GDO è stata avanzata la difficoltà di gestire logisticamente (approvvigionamento dei terminali) una transizione in tempi così stretti. (E.L. per NL)

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