Editoria. GEDI/Ant1: stallo della trattativa, svalutazioni (anche) degli asset radio. Ma vero nodo non è vendita, quanto visione industriale

GEDI/Ant1

GEDI/Ant1 all’impasse: la trattativa tra Exor e il gruppo greco-saudita si sarebbe arenata sulle valorizzazioni con – si dice – un gap di ben 50 mln di euro tra domanda ed offerta (140/90 mln).
Così le distanze economiche si ampliano e il closing, dato per imminente, si allontana.
In gioco non c’è solo una cessione, ma il futuro industriale del gruppo.
E il benchmark fissato – si dice – per Radio DeeJay a 40 mln dalla stessa Exor ridisegna gli equilibri del mercato broadcast.

Sintesi

La trattativa GEDI/Ant1 tra John Elkann (Exor) e Theodore Kyriakou (Antenna Group, in tandem con Mohammed Bin Salman) si sarebbe bloccata sulle valutazioni economiche, con un’offerta formulata – dopo una complessa due diligence – per 90 milioni di euro (a fronte di una richiesta di 140).
Una distanza difficilmente colmabile, posto che Exor valuterebbe Radio Deejay 40 milioni e La Repubblica 65 milioni (ne valeva 150 nel 2019).
Non solo, Elkann ha investito circa 210 milioni per acquisire GEDI e il gruppo ha accumulato perdite per circa 360 milioni, di cui 35,9 nel solo 2024 su 386 milioni di ricavi. Difficile quindi che possa ingoiare un rospo così grande.
D’altro canto, se l’operazione saltasse, il rischio sarebbe una gestione difensiva con tagli, riduzione degli investimenti e (ulteriore) perdita di attrattività, che farebbero ripensare all’opportunità di tentare di digerirlo (il rospo).
Il vero pericolo – del resto – non è il default, ma l’irrilevanza strategica in un mercato dominato da piattaforme e distribuzione digitale, mentre le autovalutazioni fissano benchmark che comprimono i multipli del settore radiofonico.
Così si conferma sempre di più il teorema che vuole il broadcast più una rampa di lancio verso l’over the top, piuttosto che il fine ultimo del modello, con le reti analogiche che pesano come costi in un contesto di frammentazione dell’ascolto.
Sullo sfondo uno spettro: in assenza di una successione e senza una visione industriale, GEDI rischia un lento scivolamento verso la marginalità.

GEDI/Ant1 all’empasse

La trattativa GEDI/Ant1 che vede parti John Elkann (che controlla GEDI attraverso la holding di famiglia Exor) e Theodore Kyriakou (editore-armatore greco patron del gruppo ellenico Antenna Group, che però agisce insieme al principe-politico saudita Mohammed Bin Salman) per la cessione degli asset infragruppo Elemedia (Radio DeeJay, Radio Capital, m2o, DeeJay Tv e radio digitali verticali), digital audio GEDI Digital (One Podcast), pubblicitario A. Manzoni & C. (la concessionaria del gruppo), editoriale online HuffPost Italia e cartaceo e telematico La Repubblica (per La Stampa sarebbe invece in definizione l’accordo per l’alienazione a SAE), secondo indiscrezioni diffuse, si sarebbe arenata su un punto tanto cruciale quanto assolutamente prevedibile: le valorizzazioni economiche.

Distanze difficilmente colmabili

Le distanze dei contraenti – sempre più potenziali – sarebbero divenute difficilmente colmabili: dopo la lunga due diligence, l’offerta greco-saudita, a fronte di una richiesta (ventilata ma mai ufficializzata) di 140 mln di euro, si sarebbe ridotta a 90 mln (noi a dicembre 2025 avevamo ipotizzato 100 mln…), cioè con un gap di oltre il 35%!

DeeJay varrebbe 40 mln di euro (lato Exor)

Del resto, Exor valuterebbe la sola Radio DeeJay 40 mln di euro (che di per sé – considerando l’importanza del marchio – è già un indicatore che fa riflettere sul crollo dei valori del settore), mentre La Repubblica è iscritta a bilancio per 65 mln (nel 2019 lo era per 150 mln).
Facile quindi immaginare una valutazione (lato Elkann) di 25 mln per Radio Capital e di 20 mln per m2o. 

Un affare

L’indisponibilità di Exor verso l’offerta al ribasso di Antenna Group non sarebbe del resto incomprensibile, visto che aveva acquisito 7 anni fa il 43,78% di GEDI dalla CIR (Gruppo De Benedetti) per 102,4 milioni di euro, integrati l’anno dopo da 107,5 milioni per la quota di capitale restante (quindi per un complesso di circa 210 mln di euro).
E ciò senza considerare le perdite progressivamente accumulate fino ad oggi, pari a circa 360 mln di euro (nel solo 2024 GEDI, a fronte di un fatturato di 386 mln, ha registrato una perdita netta di 35,9 mln), essenzialmente da ricondurre ai costi dei quotidiani (La Stampa e, soprattutto, La Repubblica), posto che il comparto radio è in attivo.

Ed ora?

Il problema su cui vogliamo soffermarci è però un altro: assunto che il negoziato GEDI/Ant1, dato da tutti per avanzato solo poche settimane fa (addirittura nei giorni scorsi era stato ipotizzato il closing per fine febbraio), sarebbe entrato in una fase di stallo, cosa accadrebbe se l’accordo saltasse definitivamente?

Non un dettaglio tattico

Non si tratta di un dettaglio tattico, perché il tema non è semplicemente se l’operazione GEDI/Ant1 si concluderà (a questo punto sono sempre meno quelli che ci scommettono, anche se noi siamo tra questi), ma in quale stato industriale e strategico si trovi oggi il gruppo.

Interesse del mercato selettivo

Newslinet aveva già evidenziato come l’interesse del mercato fosse selettivo: La Stampa era chiaro (quasi) da subito che potesse rappresentare un asset dialogabile (e infatti c’erano ben due interessati: NEM e SAE, risultata poi preferita da Elkann); La Repubblica, al contrario, sembrava non suscitare appetiti rilevanti, mentre le radio potevano avere un appeal (ma non per gruppi italiani).

Cambio di paradigma

Una dinamica che già di per sé racconta un cambio di paradigma: il valore non è più nel blasone analogico o in parruccosi modelli organizzativi anni ’90, ma nella sostenibilità industriale e nella proiezione digitale.

Cosa succede se l’affare GEDI/Ant1 non si conclude

Se l’operazione GEDI/Ant1 dovesse definitivamente tramontare, lo scenario più critico sarebbe quello di una prosecuzione dell’attività con un azionista demotivato o, nella migliore delle ipotesi, non più convinto (Elkann non ritiene più strategico tenere un piede nell’editoria italiana, esattamente come Bezos non valuta più politicamente tattico il Washington Post). In un contesto simile, la gestione rischierebbe di assumere una natura puramente difensiva: contenimento dei costi, congelamento degli investimenti, progressiva razionalizzazione delle strutture.

Remi in barca

È la logica dei remi in barca con navigazione all’orizzonte. Uno scenario cupo, con immaginabili progressivi tagli lineari sugli organici; riduzione delle spese tecnologiche; compressione del marketing e dell’innovazione.

Mala tempora

Nel breve periodo, una simile impostazione potrebbe preservare l’equilibrio finanziario, ma nel medio-lungo periodo, produrrebbe inevitabilmente un effetto sistemico devastante con una perdita di attrattività per i talenti, contrazione della capacità di produrre contenuti distintivi, ulteriore erosione del valore percepito dagli inserzionisti e dagli investitori.

Il vero rischio non è il default, ma l’irrilevanza

In un ecosistema mediale sempre più dominato da piattaforme globali, data economy e distribuzione multipiattaforma, un gruppo editoriale non può sopravvivere con una strategia di mera conservazione: la concorrenza non è più soltanto nazionale, è algoritmica, infrastrutturale, pubblicitaria. E si gioca sulla capacità di integrare brand, dati, community e monetizzazione digitale.

Il benchmark

C’è poi un secondo elemento, forse ancora più rilevante per il mercato che più c’interessa: le autovalutazioni di GEDI stanno fissando benchmark che rischiano di avere un impatto strutturale sull’intero comparto radiofonico.

40 mln per Radio DeeJay significa aver già svalutato il medium (quantomeno quello analogico)

La cifra di 40 milioni di euro per Radio Deejay – indicata come riferimento interno – infatti non è neutra: è un segnale al mercato. Una soglia psicologica e finanziaria che ridefinisce i multipli impliciti del settore. Se l’asset radiofonico di punta del gruppo viene collocato su quella valutazione (o addirittura alienato a meno), è evidente che tutte le altre reti, soprattutto quelle meno performanti, subiranno una compressione proporzionale.

Broadcast e disintermediazione

Questo elemento si inserisce in una dinamica già descritta da Newslinet: il broadcast non è più il fine ultimo del modello di business, ma la rampa di lancio verso l’over the top. FM, DAB e DTT non rappresentano il futuro, ma il tempo necessario per costruirlo. In un contesto di ascolto sempre più frammentato su device connessi, aggregatori (collettori o intermediari) e piattaforme digitali, l’infrastruttura analogica diventa progressivamente un costo di esercizio rilevante, non sempre compensato da ritorni proporzionali.

I costi delle reti analogiche

Nulla di nuovo, beninteso. Lo scriviamo da quasi dieci anni: la frammentazione dell’audience su una pluralità di device riduce il potere delle coperture analogiche tradizionali. Le frequenze, un tempo asset strategico, oggi tendono ad essere valutate – ad eccezione di quelle fondamentali – sempre più un fattore di costo. Energia, manutenzione, infrastruttura, personale tecnico: il bilancio di una rete analogica pesa in modo crescente su operatori che devono contemporaneamente investire in DAB+, DTT, sat, IP, data analytics e monetizzazione digitale.

Non più solo kW ERP

In questo scenario, il benchmark di Radio Deejay a 40 milioni rischia di abbattere ulteriormente il valore delle reti analogiche pure, disincentivando potenziali acquirenti che guardano ormai alla scalabilità digitale più che alla copertura FM. In sostanza, più che al ferro gli investitori accarezzano l’idea di brand forti, community ingaggiate, inventory pubblicitaria profilabile. Non più solo Kw consumati in antenna.

Scivolamento verso una marginalità crescente

Il dossier GEDI, quindi, non è solo una questione societaria: è uno specchio dello stato dell’editoria italiana e del comparto broadcast in generale. Se la trattativa GEDI/Ant1 dovesse fallire definitivamente, il rischio non sarebbe un’esplosione improvvisa, ma un lento scivolamento verso una marginalità crescente: un gruppo che non vende, ma non investe; che non chiude, ma non rilancia; che non crolla, ma si restringe.

È l’implosione silenziosa

In un mercato che evolve rapidamente verso modelli ibridi e piattaforme globali, l’inerzia non è neutralità: è arretramento competitivo. E in questo contesto, la permanenza di Elkann senza una chiara volontà di rilancio rischierebbe di tradursi in un ulteriore indebolimento strutturale del gruppo, con effetti che andrebbero ben oltre GEDI, toccando l’intero equilibrio del sistema mediale nazionale.

Visione industriale

Il punto, in definitiva, non è se GEDI verrà venduta ma se esista ancora una visione industriale capace di attribuirle un ruolo strategico nel nuovo ecosistema mediale. Perché in assenza di quella, la vendita è solo una variabile finanziaria.
La perdita di funzione, invece, è un destino. (M.L. per NL)

Questo sito utilizza cookie per gestire la navigazione, la personalizzazione di contenuti, per analizzare il traffico. Per ottenere maggiori informazioni sulle categorie di cookie, sulle finalità e sulle modalità di disattivazione degli stessi clicca qui. Con la chiusura del banner acconsenti all’utilizzo dei soli cookie tecnici. La scelta può essere modificata in qualsiasi momento.

Privacy Settings saved!
Impostazioni

Quando visiti un sito Web, esso può archiviare o recuperare informazioni sul tuo browser, principalmente sotto forma di cookies. Controlla qui i tuoi servizi di cookie personali.

Questi strumenti di tracciamento sono strettamente necessari per garantire il funzionamento e la fornitura del servizio che ci hai richiesto e, pertanto, non richiedono il tuo consenso.

Questi cookie sono impostati dal servizio recaptcha di Google per identificare i bot per proteggere il sito Web da attacchi di spam dannosi e per testare se il browser è in grado di ricevere cookies.
  • wordpress_test_cookie
  • wp_lang
  • PHPSESSID

Questi cookie memorizzano le scelte e le impostazioni decise dal visitatore in conformità al GDPR.
  • wordpress_gdpr_cookies_declined
  • wordpress_gdpr_cookies_allowed
  • wordpress_gdpr_allowed_services

Rifiuta tutti i Servizi
Accetta tutti i Servizi

Ricevi gratis la newsletter di NL!

SIT ONLINE abbonamento circolari Consultmedia su scadenze ordinarie e straordinarie settore radio-tv-editoria: [email protected]

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER