Radio e Tv. Il broadcast come rampa di lancio per l’over the top. FM, DAB+ e DTT non sono il futuro, ma il tempo necessario per costruirlo

Audials, aggregatori, l'over the top

Solo attraverso un approccio superficiale si può ancora negare l’evidenza: le piattaforme broadcast – FM, DAB e DTT – non sono più il fine dell’ecosistema radiotelevisivo; stanno, piuttosto, progressivamente assumendo il ruolo di facilitatori della fruizione disintermediata.
In altri termini, non il luogo ultimo del consumo (come accaduto sino ad ora), bensì il ponte che conduce verso l’over the top. Cioè verso una fruizione che opera al di sopra delle reti tradizionali via etere.

Sintesi

Le piattaforme broadcast – FM, DAB e DTT – non rappresentano più il fine dell’ecosistema radiotelevisivo, ma il ponte verso la fruizione disintermediata (l’over the top).
Molti broadcaster faticano ad accettare questo passaggio strutturale, che incrina decenni di certezze tecnologiche e regolamentari.
Il broadcast resta oggi centrale solo per semplicità d’uso, soprattutto in auto e sul televisore domestico.
Tuttavia, tale centralità dipende da assetti hardware e software destinati a cambiare rapidamente.
L’industria automobilistica e quella dei produttori di smart tv stanno chiaramente favorendo l’accesso ai contenuti IP.
La user experience renderà inevitabilmente dominante la fruizione IP anche sul lineare.
Il tempo che resta è una finestra strategica, non una comfort zone.
Gli editori devono rafforzare subito piattaforme IP proprietarie e presidiare quelle terze.
Difendere il broadcast senza governare l’IP (o negando la consapevolezza che quello sarà l’approdo al vettore unico) significa combattere una battaglia di retroguardia mentre il mercato evolve altrove.

L‘over the top: un concetto difficile da assimilare per i broadcaster…

Quello verso l’over the top (la disintermediazione delle reti broadcast) è un passaggio che molti editori (o, nella specie, i broadcaster) faticano ad accettare, perché incrina certezze stratificate in decenni di dominio tecnologico e regolamentare. Ma è un passaggio ormai strutturale, non reversibile.

… ma digerito anche dall’UE

Un percorso di cui ha preso atto anche l’UE bocciando (per ora in maniera non definitiva, anche se noi siamo convinti che la decisione è stata già presa) l’obbligo di equipaggiamento di autoradio FM/DAB+ proposto dal governo italiano.

Il broadcast non è superiore all’IP, ma per ora vince in semplificazione

Il broadcast resta centrale oggi non perché sia intrinsecamente superiore, bensì perché è ancora il canale più semplice, immediato e pervasivo in due contesti chiave: l’auto e il televisore domestico.

Il presente: broadcast ancora dominante per inerzia d’uso

Nel caso della radio, l’ascolto prevalente avviene in auto. E oggi l’auto continua ad essere, nella maggior parte dei casi, dotata di un’autoradio FM/DAB nativa, immediatamente accessibile, priva di frizioni cognitive.

Il braccio di ferro vinto dalle smart tv

Per la televisione, il DTT resta la modalità più diffusa di accesso al contenuto lineare, anche se in Italia le smart TV hanno ormai superato numericamente quelle non connesse.

Il gate hardware e software

Il punto, tuttavia, è che questa centralità non è più frutto di una scelta dell’utente, ma di una configurazione hardware e software che sta rapidamente cambiando. Le piattaforme via etere sono ancora dominanti perché sono più facili da usare oggi, non perché siano destinate a rimanerlo.

Automotive: quando l’interfaccia decide il futuro…

Le tendenze più recenti dell’industria automobilistica parlano chiaro. I costruttori spingono senza ambiguità verso sistemi di infotainment privi di autoradio tradizionale, basati esclusivamente su connettività IP, con il sostanziale placet delle istituzioni europee. Il caso Tesla non è un’eccezione folkloristica, ma un segnale anticipatore: la radio broadcast non è più considerata un elemento essenziale dell’esperienza di guida.

… come in tv

Parallelamente, anche il mondo dei televisori sta ridefinendo le gerarchie di accesso. Raggiungere un canale DTT richiede spesso tre click, mentre una piattaforma di streaming video on demand ne richiede due, talvolta uno. È una differenza apparentemente marginale, ma decisiva. Nell’economia dell’attenzione, l’attrito vince sempre contro la tradizione.

La user experience renderà l’IP dominante

Da qui l’ipotesi – sempre meno teorica – che entro pochi anni la fruizione IP diventi dominante anche sul lineare. Non per decreto, ma per semplice evoluzione dell’esperienza utente.

Quel che resta del giorno: una finestra strategica, non una comfort zone

È proprio questo il nodo centrale: il tempo che separa il presente dal predominio IP non è una garanzia, ma una finestra strategica. Ed è una finestra che si sta rapidamente chiudendo. Continuare a investire tutte le energie nella difesa del broadcast come se fosse il cuore del sistema significa sprecare l’unico capitale davvero scarso: il tempo.

Necessità industriale

FM, DAB e DTT possono e devono essere utilizzati come strumenti di accompagnamento verso la fruizione disintermediata, non come trincee da difendere. In questo contesto, parlare di “opportunità” di sviluppo IP è persino riduttivo. Siamo di fronte a una necessità industriale.

Piattaforme IP: proprietarie o presidiate

La strategia non può che essere duplice: da un lato, affermare piattaforme IP proprietarie – app e siti – capaci di costruire un rapporto esclusivo, diretto, misurabile e fidelizzato con l’utente. Dall’altro, presidiare in modo strutturato le piattaforme terze: smart TV, aggregatori, ambienti automotive (Android Auto ed Apple CarPlay, DTS AutoStage, Samsung Auto), ecosistemi vocali.

Prominence

Qui entra in gioco il tema della prominence, che molti editori interpretano ancora come una battaglia regolamentare da vincere per salvare il broadcast. In realtà, la prominence è uno strumento difensivo, non risolutivo. Serve a guadagnare tempo, non a fermare il cambiamento.

La difesa del broadcast: una battaglia necessaria, ma di retroguardia

La crescente mobilitazione degli editori a difesa delle piattaforme broadcast – attraverso obblighi di autoradio, quote di visibilità, vincoli normativi – appare sempre più come una strategia di retroguardia. Necessaria, comprensibile, ma insufficiente.

Vincerà la guerra chi governerà la relazione con l’utenza

Difendere l’accesso al cruscotto o al telecomando senza presidiare seriamente l’ecosistema IP significa vincere battaglie marginali mentre la guerra si sposta altrove. La vera competizione non è più tra FM e DAB, o tra DTT e streaming, ma tra editori capaci di governare la relazione con l’utente ed editori che la subiscono.

Dal mezzo…

Il punto di fondo è culturale prima ancora che tecnologico. Per decenni il valore dell’emittenza è stato identificato con il controllo del mezzo. Oggi il valore risiede nel controllo del rapporto: con l’utente, con i dati, con l’esperienza.

… al rapporto

Il broadcast può ancora svolgere un ruolo importante, ma solo se viene accettato per ciò che sta diventando: una rampa di lancio verso l’over the top. Non il futuro, ma il tempo necessario per costruirlo.

Sfruttare subito il fattore tempo

Chi userà questo tempo per rafforzare le proprie piattaforme IP e la propria riconoscibilità editoriale sarà pronto.
Chi continuerà a difendere il broadcast come se fosse un punto di arrivo rischia di scoprire, troppo tardi, che la partita si gioca già altrove. (M.L. per NL)

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