La grande presa per il K (d’antenna)

K d'antenna, FSMA,

Come previsto, le problematiche che stanno interessando il Piemonte (Area tecnica 01) in piena fase di switch-off, determinando la sostanziale irricevibilità di alcuni fornitori di servizi di media audiovisivi in porzioni rilevanti delle sub aree già migrate e creando forti tensioni che rischiano di avere pesanti derive, si espandono interessando altre regioni critiche, come il Veneto (AT05) e l’Emilia Romagna (AT08). Il “problema d’antenna” è sempre lo stesso: la capacità delle reti assentite di esprimere le proprie potenzialità (verificate fin qui solo a livello teorico), soprattutto in presenza di sovrapposizioni che possono indurre conflitti LCN da aree tecniche limitrofe non sempre facilmente superabili dall’utenza, oppure a intensità di segnali ai limiti della sintonizzabilità.

1 milione di cittadini a rischio oscuramento

Con una missiva indirizzata al ministro dello Sviluppo economico Giorgetti un gruppo di emittenti locali venete indica la presenza di “severe criticità (frequenza unica e vincoli radioelettrici) che mettono a rischio la ricezione del segnale per oltre 1 milione di cittadini veneti, con pregiudizio per la sopravvivenza delle emittenti nella delicata fase di transizione e per l’informazione di prossimità”.

Problemi d’antenna sub judice

I FSMA veneti chiedono un intervento tempestivo attraverso un emendamento al decreto milleproroghe che consenta “autonomamente all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni di avviare un’istruttoria sui concreti progetti di rete degli operatori assegnatari e, ove ritenuta concreta una possibile criticità, intervenire attenuando le limitazioni radioelettriche alla frequenza di primo livello”.

Aspettative

Aspettativa decisamente elevata, considerato che Agcom ha sempre ritenuto l’adottato Piano nazionale delle frequenze per il servizio di radiodiffusione televisiva in tecnica digitale come il massimo conseguibile a fronte di vincoli internazionali incomprimibili.

Gli organi apicali in indirizzo

La lettera è stata inviata 3 giorni fa ai vertici del MISE, al Ministro Giorgetti, alla Sottosegretaria con delega per le Comunicazioni Ascani, nonché al presidente Agcom e alle Commissioni parlamentari competenti (V Bilancio e I Affari Costituzionali).

La scoperta dell’acqua calda. Nel frattempo divenuta bollente

“La particolarissima situazione del territorio veneto, per le sue condizioni orografiche e di vicinanza ad altri stati esteri, ha creato una situazione radioelettrica estremamente sfavorevole con una duplice problematica. L’unica rete di primo livello utilizzabile dalle tv locali nell’area infatti (ex comma 1030 dell’art. 1 della legge di bilancio 205/2017) anche in base agli accordi internazionali è stata assoggettata a dei vincoli radioelettrici che costituiscono, di fatto, insormontabili limitazioni che, pur garantendo una copertura teorica, pregiudicano l’effettivo servizio in quanto non sarà possibile una analoga ricevibilità dei segnali rispetto alle emittenti nazionali per ciò che concerne le direzioni di trasmissione, il puntamento delle antenne riceventi degli utenti, e la potenza dei segnali stessi”, recita la lettera, che nulla aggiunge a problemi noti da tempo (cfr. nostri articoli da due anni a questa parte), ma evidentemente sottovalutati.

La consulenza

“In base ad una una simulazione elaborata da una società di consulenza tecnica, più di 1 milione di veneti (con particolare riferimento alle province di Verona e Mantova, alla provincia di Rovigo ed al Veneto Orientale) non potranno più ricevere il segnale delle emittenti locali a partire dai primi giorni di marzo quando è previsto che avvenga il passaggio delle emittenti venete dalle attuali frequenze utilizzate (da liberare, per far spazio alla rete 5G) all’unica frequenza pianificata nel Veneto (CH 42 UHF), assegnata a Raiway“, spiega Confindustria che riporta in un suo comunicato l’iniziativa.

Occhio a non sbagliare imputati

Ma il “problema d’antenna” non è la rete di 1° livello di Raiway, operatore che fin qui ha dimostrato una grande capacità tecnica e i cui progetti hanno mostrato una elevata aderenza tra teoria e pratica (come dimostrato dalle prime attivazione in AT01 e AT03), quanto il modello teorico imposto, troppo raffazzonato. Valgano, a supporto, le modifiche in corso d’opera relative ai vincoli superiori e inferiori di capacità trasmissiva per FSMA. Si pensi al taglio di 1,5 Mbit/s elevato dall’iniziale 1 Mbit/s fissato da Agcom (da cui ora si pretende flessibilità) o – peggio – all’assurdo adattamento di un sistema progettato (sempre da Agcom) per il T2 al T1, con complicati e poco efficaci meccanismi di riconversione.

Problema d’antenna ab origine

In altri termini, difficilmente altri avrebbero potuto fare di meglio, poste le premesse.  Tanto che la stessa Confindustria spiega: “Con l’operatore è stato tempestivamente e proficuamente attivato un tavolo tecnico di confronto”, aggiungendo “che tuttavia non ha permesso di superare tutte le criticità“.

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