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Radio: Agcom deve slegare il futuro digitale dal passato analogico

futuro e passato radiofonico

Perché la Radio digitale via etere si affermi è indispensabile che si sleghi dal suo passato (e presente) analogico. E forse questo è il momento giusto per attuare questo principio. Agcom ha pubblicato il 10 maggio la Delibera N. 152/19/CONS recante “l’avvio del procedimento per l’aggiornamento e l’integrazione del regolamento recante la nuova disciplina della fase di avvio delle trasmissioni radiofoniche terrestri in tecnica digitale, di cui alla delibera n. 664/09/CONS e successive modificazioni”. Con tale provvedimento, in sostanza, l’Autorità intende procedere ad una revisione generale del Regolamento di cui all’allegato A della delibera 664/09/CONS (novellata dalle delibere n. 567/13/CONS e n. 35/16/CONS) alla luce dell’esperienza acquisita in fase di applicazione ed in particolare di alcune criticità emerse in relazione all’accesso alla capacità trasmissiva disponibile da parte di fornitori di contenuti.
E ciò al fine di dare concreto impulso all’avvio del mercato, nazionale e locale, della radiofonia digitale e di impiegare in maniera razionale, efficiente e pluralistica le risorse frequenziali e la capacità trasmissiva.

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Tradotto, occorre evitare forme di eccessiva concentrazione dei contenuti DAB+ in capo a pochi soggetti, ma anche scongiurare l’impossibilità pratica di partecipare ai consorzi in forza dei diritti di illuminazione discendenti dalla titolarità di impianti FM.
Come noto, infatti, le emittenti possono illuminare in digitale solo le aree coperte in analogico, con l’effetto che spesso è impossibile adattare la configurazione impiantistica di un consorzio DAB+ alle esigenze amministrative dei singoli consorziati (campo 69 della scheda B degli impianti FM asserviti alla singola emittente). Una condizione che, è evidente, costituisce un vincolo all’affermazione di una tecnologia che già paga enormi ritardi determinati perlopiù da norme contraddittorie e anacronistiche e da una scarsa volontà politica di affrontare la questione. Anche perché il DTT ci ha insegnato che legare lo sviluppo dei contenuti digitali al passato analogico ha quale unico effetto quello di rendere anacronistico il possibile futuro.