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Radio. Roberto Sergio (RAI): sempre piu’ digitali. TuneIn? Non va combattuto perché imprescindibile, ma occorre tutela. Radio verticali vincenti. Indispensabile meter per TER

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roberto sergio, radio rai

Roberto Sergio, direttore Radio RAI: IP e DAB+ non sono alternativi, ma complementari e le radio verticali sono un’opportunità in quanto tali e non solo playlist musicali (come Spotify). TuneIn? Non si può prescindere da un mezzo di distribuzione che ormai si è affermato come il più utilizzato al mondo e che gli smart speaker come Amazon Alexa e Google Home utilizzano per permettere l’ascolto delle radio. Non va combattuto, ma va ricercata la tutela della paternità dei contenuti. Pronti per la visual radio su IP. Indispensabile il meter per le rilevazioni: solo così avremo una fotografia degli ascolti più veritiera e meno influenzata dalla notorietà dei brand o dalle campagne di comunicazione.

Abbiamo raccolto una lunga intervista da Roberto Sergio, attivo direttore delle reti radio RAI a riguardo dello stato della radiofonia e del suo sviluppo, nella direzione delle piattaforme digitale, del podcasting.
(Newslinet) – Direttore, soddisfatto dell’andamento delle reti radiofoniche RAI?
(Roberto Sergio) – Molto soddisfatto del lavoro che è stato fatto e del profondo cambiamento che abbiamo apportato alle radio Rai. E’ stato intrapreso un percorso che ci ha riportato oggi a confrontarci da leader con le altre radio e che ci porterà sempre più a giocare un ruolo di primo piano nel mondo delle produzioni audio a livello internazionale. C’è ancora tanto da fare, ad esempio a livello di immagine percepita per i generalisti e di brand awareness per gli specializzati, ma la strada è quella giusta.

(Newslinet) – La posizione di cronica sofferenza in FM di RAI ha stimolato l’attenzione alle nuove tecnologie: Radio RAI è infatti tra i player nazionali più impegnati sul fronte della radio digitale, in particolare a riguardo dell’IP, dove l’offerta podcast è tra le più vaste…
(Roberto Sergio) – La scelta di investire sulla produzione di contenuti digitali – e quindi verticali – è più strategica. Non nasce dalla volontà di andare in soccorso dell’FM, ma dalla necessità di offrire contenuti moderni e personalizzati alle persone che ci ascoltano e ai prospect. Per questo abbiamo spinto molto sulla radio digitale e continueremo a farlo anche creando podcast sganciati dalle reti, sulla scia di quanto Rai sta facendo anche per l’offerta tv. Certamente questa offerta va a sopperire ad alcune lacune della distribuzione FM, ma è un effetto collaterale, peraltro ben gradito.

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(Newslinet) – Secondo alcuni futurologi, per competere con i servizi di streaming on demand come Spotify le Radio devono declinarsi in brand bouquet IP, offrendo decine di prodotti verticali. In effetti, all’estero sono molti i gruppi che offrono decine ed in alcuni casi centinaia di emittenti altamente tematiche. Radiomediaset in Italia lo sta già facendo….
(Roberto Sergio) – La nostra offerta verticale esiste già da quasi tre anni ed è presente su tutte le piattaforme digitali, non solo sul web. Oggi sul Dab così, come sulla app, siamo presenti con 12 canali. Inoltre, stiamo cercando di offrire vere radio, seppur digitali e verticali, e non semplici playlist musicali. Si tratta di una scelta impegnativa e che richiede maggiori risorse, ma che a medio termine dovrebbe essere vincente.radio rai - Radio. Roberto Sergio (RAI): sempre piu' digitali. TuneIn? Non va combattuto perché imprescindibile, ma occorre tutela. Radio verticali vincenti. Indispensabile meter per TER
(NL) – Il DAB+ si affermerà prima che lo streaming mobile, anche grazie al 5G, fagociti tutto l’ascolto radiofonico?
(RS) – Per chi fa contenuti, come noi, ogni modalità per contattare le persone è una opportunità. Il Dab+ è uno degli strumenti che abbiamo, il 5G lo sarà. Le tecnologie non sono di per sé buone o cattive e non sono in concorrenza fra loro. Noi dobbiamo pretendere il massimo da entrambi i sistemi per entrare nelle case e nelle auto degli italiani. Saranno le persone a decidere il successo di una rete o di un’altra, con la certezza che saranno i contenuti a fare la differenza, non i device o le reti di distribuzione.radio player italia Tunein - Radio. Roberto Sergio (RAI): sempre piu' digitali. TuneIn? Non va combattuto perché imprescindibile, ma occorre tutela. Radio verticali vincenti. Indispensabile meter per TER

(NL) – L’aggregatore delle radio italiane Radio Player non doveva partire già a marzo?
(RS) – Il progetto ha avuto tempi leggermente più lunghi, per le necessità di arrivare a un prodotto condiviso da tutti. Ma va avanti e sarà un ulteriore porta di accesso alle radio digitali. A breve sarà costituita la Società che gestirà l’aggregatore italiano.
(NL) – La vostra posizione a riguardo di TuneIn? Suraci (RTL) ha dichiarato a NL “Non possono approfittare dei contenuti altrui per raggiungere i propri fatturati senza produrre nulla. L’impegno comune di tutte le radio è tutelare i propri contenuti digitali e combattere ogni forma di uso illegittimo”. Ma non è ormai pericoloso scendere dall’aggregatore più importante al mondo?
(RS) – Condivido le preoccupazioni di Suraci, ma altrettanto l’opportunità di essere su un mezzo di distribuzione che ormai si è affermato come il più utilizzato al mondo. Anche gli smart speaker come Amazon Alexa lo utilizzano per permettere l’ascolto delle radio. Non penso quindi che dobbiamo combattere TuneIn, ma piuttosto trovare modalità che da un lato tutelino la paternità dei contenuti, dall’altro sfruttino l’enorme platea che l’aggregatore offre. Penso ad esempio a contenuti premium da creare ad hoc o ad altre forme di partnership a fronte della cessione dei contenuti free.

(NL) – Un anno fa si parlava di uno sviluppo dell’offerta Radio RAI in visual radio sul digitale televisivo terrestre. Non se ne fa più nulla?
(RS) – Al contrario: tutti i nuovi studi realizzati in Rai Radio sono stati fatti in modalità audio-video. Ciò significa che, ad esempio, già oggi tutti i programmi di Radio 2 possono essere visti oltre che ascoltati. La nostra visual radio sarà (e in parte già è) un arricchimento della esperienza di ascolto. E quindi viaggerà nella sezione radio delle tv connesse, sul web e sulla app. Entro l’anno sbarcheremo con una offerta ad hoc su RaiPlay.
(NL) – In qualità di consigliere del CDA del Tavolo Editori Radio, non è ora di inserire il meter abbandonando il metodo CATI?
(RS) – Ho già espresso in molti tavoli le mie perplessità sul metodo di indagine di Ter. Credo che oggi utilizzare ricerche solo Cati per un settore come il nostro sia quantomeno anacronistico. Ben vengano i meter e aggiungo anche l’incrocio con i dati degli streaming, con le media view e con gli aggregatori. Sicuramente avremmo una fotografia degli ascolti più veritiera e meno influenzata dalla notorietà dei brand o dalle campagne di comunicazione.
(NL) – Ultima domanda: è fantaradio la possibilità che Radio Radicale possa finire sotto l’ombrello RAI ed essere unificata con GR Parlamento?
(RS) – E’ una ipotesi che non spetta a me, in questo momento, approfondire. L’esperienza di Radio Radicale è unica nel suo genere e credo che sia legittimo auspicare che non vada persa. Ma aspettiamo di capire come si risolve il tema sui tavoli competenti e poi valuteremo se e come intervenire. (E.G. per NL)