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Radio. Cambiare tutto per non cambiare niente: le dediche 4.0 attraverso i messaggi Whatsapp in visual radio

dediche

Che variasse completamente la tecnologia, anche se ai tempi era impossibile prevedere in che modo, era comunque logico intuirlo anche agli albori della radiofonia.
Che non si sarebbe andati avanti per sempre ad usare le mani per tenere il panno e far partire il disco era assolutamente inevitabile.
Il progresso, da un punto di vista tecnico, ha completamente stravolto questo mondo migliorandolo sotto tutti gli aspetti; l’ibridizzazione con la rete e con gli altri media per una connessione sempre più globale hanno stravolto molte delle convinzioni dell’epoca sbarcando la modulazione di frequenza su un altro pianeta e in un altro millennio.
Ma in questa logica di rinnovamento totale risulta quanto meno originale ritrovare ancora in onda alcune caratteristiche tipiche delle radio anni ’70 su cui pochi, forse nessuno, avrebbe scommesso.
Se il vagabondo dell’infinito, protagonista dell’Eternauta di Oesterheld, riapparisse in pieno 2018 dopo decenni di assenza, sicuramente rimarrebbe sorpreso dal ritrovare in onda il vecchio intramontabile gioco a premi telefonico,”il quiz”, che ha fatto la fortuna di tante piccole emittenti nei primi anni 70.

Ritrovarlo oggi ”on air” con metodica puntualità su Radio Dee Jay sotto forma di premio fedeltà (anche il nome è rimasto assolutamente “vintage”) stupirebbe chi non avrebbe mai scommesso sulla longevità di una delle rubriche più vecchie della radiofonia.
Eppure ancora oggi riscuote il suo successo e il jingle che lo preannuncia è diventato ormai un motivetto che chiunque di noi sarebbe in grado di intonare a memoria.
L’efficacia sembra quindi reggere all’usura del tempo, il piacere di ricevere qualcosa in regalo è sicuramente rimasto immutato nelle generazioni e, tra l’altro, l’emittente in quota Elemedia è una delle poche che privilegia ancora il ”vecchio” contatto telefonico con il pubblico rispetto alle più ”moderne” tecnologie.
Il risultato viene ampiamente raggiunto, si fidelizzano ascoltatori e nel contempo si abbina la promozione di marchi o eventi, nulla di nuovo sotto il sole, ma squadra che vince non si cambia.

Idea non facilmente replicabile sulle locali in quanto la paura del telefono che non squilla spesso fa 90 e spinge a metodologie meno passibili di brutte figure.
Qualcosa da modificare probabilmente ci sarebbe nell’altrettanto vecchia formula degli ”scherzi telefonici”, format che gli speaker dell’epoca trasferivano direttamente dalle goliardiche abitudini delle riunioni casalinghe con gli amici ad un divertimento radiofonico, allora ancora in fase sperimentale.
Rubrica che rimane dopo tantissimo tempo uno dei punti di forza dello ”Zoo di 105” segnando un po’ il fiato però, anche perché quando hai già fatto e detto di tutto inventarsi qualcosa di nuovo, restando sempre nello stesso ambito diventa davvero complicato.
Alzata l’asticella dei doppi sensi, delle frasi ad effetto, delle prese in giro, arriva il momento in cui ti ritrovi a pestare sempre la stessa acqua nel mortaio, in una di quelle formule che, probabilmente, a questo punto sarebbe il caso di pensionare.

Proprio nel momento di massima visibilità, e finalmente anche totale ricezione in tutta Italia, il programma dovrebbe virare su altri punti di forza, rigenerandosi.
Scherzi telefonici ampiamente superati e assolutamente improponibili sulla maggior parte delle radio medio-piccole che a ruota hanno battuto questo ferro, senza peraltro aver mai raggiunto qualche vetta.
Senza autori, senza voci adeguate, senza idee, uno dei tanti esempi in cui scimmiottare un programma di successo è sempre fuori luogo e soprattutto senza un ufficio legale alle spalle ed editori disposti a foraggiarlo, rischiare denunce per nulla diventa veramente poco sensato.
Se probabilmente qualche pioniere temerario mille lire le avrebbe pure scommesse su gag ai danni di malcapitati via cavo, neanche il più lucido, folle, ardito precursore avrebbe invece puntato nulla sui saluti e le dediche che sono diventati un must di quasi tutte le radio, con capofila RTL che ne ha fatto anche una caratteristica della sua radiovisione con lo scorrimento del serpentone durante tutto l’arco della giornata.Bitonlive sms e whatsapp 2 - Radio. Cambiare tutto per non cambiare niente: le dediche 4.0 attraverso i messaggi Whatsapp in visual radio
Dediche e richieste sembravano un’assoluta prerogativa delle prime radio che popolavano l’etere, anzi ai tempi pian piano diventò un segno distintivo non farle, in quanto retaggio di un passato che si cercava di consegnare all’oblio.
E invece eccole qui, le dediche, immarcescibili, camaleontiche come il ”miglior” politico, sono sopravvissute a tutto, seppellendo idee ed iniziative che sembravano vincenti e, invece, rigenerandosi in sms,messaggi WhatsApp, note audio, sono ancora vive e vegete dopo 43 anni, assolute trionfatrici dell’etere.
Adesso chi è fuori dal coro (pochissimi) e si astiene o le usa con moderazione, rischia di essere etichettato come un pesce fuor d’acqua, bocciato dal pubblico e punito dagli ascolti. Perché le dediche sono ora il simbolo dell’interazione col pubblico, del contatto col mondo reale, quasi a dimostrare che dall’altra parte del device (non si può più parlare di radiolina in regime di multipiattaforma) c’è effettivamente qualcuno…
La rilevanza del fenomeno delle dediche e delle richieste musicali emerge anche dall’attenzione rivolta dai fornitori delle radio: uno su tutti Bitonlive, produttore della famosa Flu-O, probabilmente il software per visual radio ed audiografica più venduto in Italia tra il 2017 ed il 2018: “Abbiano integrato il prodotto Flu-O con la funzione Bitonsocial, che sta registrando un grande interesse tra i nostri clienti (e non solo)”, conferma a NL Daphne Sangalli, anticipando l’imminente rilascio di una release upgradata.

Che ci sia un piacere indiscutibile di piccolo protagonismo in chi si ritrova in diretta su una radio nazionale anche se per pochi secondi o sente nominare il suo nome o quello dell’amata è indiscutibile, e che questo paghi in termini di ascolti è altrettanto assodato, ci sarebbe da capire se ”utilizzare” chi ascolta per carpire qualcos’altro oltre i saluti magari non potesse e possa sortire ugualmente effetti positivi.
Anche perché il solito effetto ricaduta sulle emittenti medio-piccole è spesso devastante, trasformando l’intera programmazione in una lunga, interminabile, noiosa lista di ringraziamenti, baci e abbracci.

Si confermano assolutamente indenni all’usura del tempo e delle mode anche le vecchie care richieste musicali (nei ’70 e ’80 di norma “vendute” insieme alle dediche) , autentico cavallo di battaglia delle prime radio libere e ancora format di punta per esempio su Radio Capital con ”Your Song”; la cernita, comunque possibile grazie all’afflusso numeroso di partecipanti, rende in ogni caso gradevole l’ascolto dei ricordi degli ascoltatori legati alle canzoni.
Qualche perplessità suscita l’idea di proporre ancora un programma che sicuramente ha davvero ben poco di nuovo e che, invece, continua ad essere riproposto anche sulle regionali e provinciali, la cui qualità delle note audio e messaggi, scelte verosimilmente tra le ben poche arrivate, lasciano poco spazio all’interesse di chi ascolta sia il saluto che la canzone allegata.
Resta comunque appurato che molte previsioni elaborate in passato sono state assolutamente smentite dai fatti, rimane solo il dubbio, destinato a restare tale, di cosa saremo ”costretti” a sentire in futuro. (U.F. per NL)