Da discutibile espediente per scalare le liste a grave distorsione del mercato: sulle autoradio gli ID alterati dall’anteposizione di caratteri speciali che ingannano i ricevitori (e gli utenti) mandano in tilt il sistema.
Come al solito, l’effetto conseguito, a causa dell’abuso diffuso, è risultato opposto: disordine, inefficienza, perdita di identità (e credibilità internazionale) per la radiofonia italiana.
Sintesi
L’uso (italiano) dei caratteri speciali anteposti ai nomi delle emittenti si è trasformato da semplice espediente per scalare le liste delle autoradio/sistemi integrati nelle auto a vera e propria distorsione del mercato.
La pratica – come noto ai lettori di queste pagine (abbiamo iniziato a parlarne nel 2021!) – consente di ottenere visibilità artificiale, sfruttando le logiche di ordinamento alfanumerico dei sistemi ri ricezione delle auto, ma, nel tempo, ha (come da noi ampiamento previsto) generato una corsa incontrollata tra operatori per utilizzare il carattere più speciale tra gli speciali.
Il risultato è un progressivo deterioramento dell’esperienza utente, con elenchi confusi, incoerenti e difficili da navigare.
Ne deriva la rottura del rapporto di fiducia tra radio e ascoltatore, perché non emergono più i brand riconoscibili, ma solo quelli strumentali al posizionamento.
Sul piano tecnico, peraltro, i caratteri speciali creano problemi ai sistemi di comando vocale (che presto sostituiranno quelli manuali) ed alle piattaforme automotive, rendendo difficile la selezione delle stazioni che li impiegano.
L’impatto più critico riguarda però l’identità (ID), oggi metadato fondamentale per indicizzazione e discovery.
L’alterazione dei nomi introduce incoerenze che possono compromettere visibilità, riconoscibilità e presenza multipiattaforma, con rischio di disincentivazione all’ascolto della radio in generale.
Il fenomeno assume anche rilevanza giuridica, configurando un possibile vantaggio competitivo scorretto.
Si prospettano quindi interventi non solo di Agcom e MIMIT, ma anche dell’Antitrust, per profili concorrenziali.
Alla luce della diffusione del fenomeno, appare ormai inevitabile un intervento regolatorio urgente per ristabilire trasparenza, coerenza e funzionalità del sistema.
Dalla furbizia tecnica alla degenerazione sistemica
Quando, esattamente un anno fa, scrivevamo che a Milano oltre 50 stazioni su 230 utilizzavano caratteri speciali per scalare le liste delle autoradio, il fenomeno appariva già evidente nella sua portata anomala.
Oggi, però, quella che poteva sembrare una (discutibile) pratica opportunistica di qualcuno, si è trasformata, con la sua diffusione incontrollata, in un vero e proprio elemento di distorsione del sistema, con gravi effetti collaterali per i singoli e per il mezzo in generale.
(Ab)uso di caratteri speciali
L’inserimento di cd. caratteri speciali dell’alfabeto, come #, *, -, _ o combinazioni anomale all’inizio del nome (che non sia ufficialmente parte della denominazione autorizzata, s’intende) consente infatti alle emittenti di posizionarsi artificialmente nelle prime posizioni degli elenchi dei sistemi di ricezione automotive, sfruttando logiche alfanumeriche che, nella maggior parte dei sistemi (anche se non tutti), privilegiano proprio i caratteri speciali rispetto alle lettere .
Corsa incontrollata
Tuttavia, ciò che inizialmente rappresentava un vantaggio competitivo si è rapidamente trasformato in una corsa incontrollata, dove ogni operatore tenta di precedere gli altri con soluzioni sempre più estreme e fantasiose, perdendo di vista l’obiettivo principale: la user experience dell’utente.
Il cortocircuito dell’esperienza utente
Il risultato più evidente è infatti proprio il progressivo deterioramento dell’esperienza di ascolto: in un contesto già caratterizzato da un’offerta sovrabbondante (radiofonica, ma non solo), l’utente si trova di fronte a liste instabili, incoerenti e difficilmente interpretabili.
Rotto il patto di fiducia con l’ascoltatore
La logica stessa della selezione si altera: non emergono più i brand più forti o riconoscibili, ma quelli che hanno adottato le strategie più aggressive sul piano formale. Si rompe così quel “patto di fiducia” tra radiofonia ed ascoltatore basato sulla riconoscibilità immediata del marchio, sostituito da un sistema opaco e artificiale .
Profili critici
A questo si aggiunge un ulteriore profilo critico, di natura tecnologica. I sistemi per i comandi vocali integrati nei veicoli – comprese le piattaforme Android Auto ed Apple CarPlay – incontrano difficoltà nel riconoscere denominazioni contenenti simboli non standard, con conseguente impossibilità di selezionare correttamente la stazione.
Identità di marca compromessa e rischio di disintermediazione
L’abuso dei caratteri speciali incide direttamente sulla dimensione più strategica per la radio contemporanea: l’identità (ID). Nel nuovo ecosistema digitale, in cui l’accesso avviene tramite ricerca, aggregatori ed assistenti vocali, il nome dell’emittente non è più un semplice elemento descrittivo, ma diventa un metadato critico per l’indicizzazione e la discovery.
Riflessi dell’incoerenza
Alterare artificialmente tale elemento significa introdurre un fattore di incoerenza che può riflettersi sulla corretta associazione dei contenuti, sulla visibilità nelle piattaforme, sulla riconoscibilità cross-device. In prospettiva, il rischio è quello di una progressiva disintermediazione da parte dei sistemi automotive e delle piattaforme OTT, che potrebbero privilegiare criteri di normalizzazione e standardizzazione, escludendo o penalizzando le denominazioni non conformi.
Rilevanza giuridica non trascurabile
Il fenomeno assume inoltre una rilevanza giuridica non trascurabile: l’alterazione artificiale dell’ordinamento delle liste configura una forma di vantaggio competitivo non basato sul merito editoriale, ma su un espediente tecnico.

Un problema concorrenziale, prima ancora che tecnico
“In tale prospettiva, accanto ai profili regolatori tipici del settore radiotelevisivo, si aprono possibili scenari di intervento anche sul piano della tutela della concorrenza, qualora la pratica venga qualificata come idonea a falsare le condizioni di accesso al mercato“, spiega l’avvocato Stefano Cionini, co-founder di MCL Avvocati Associati, law firm che cura in esclusiva l’Area Affari Legali di Consultmedia.
Agcom, MIMIT e Agcm
“Non è un caso che già si prospetti un possibile coinvolgimento, oltre che delle autorità di settore (Agcom e MIMIT), anche dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato”, osserva il legale
Verso un intervento regolatorio inevitabile
Alla luce della diffusione e della crescente instabilità del fenomeno, appare infatti ormai probabile un intervento delle istituzioni competenti.
A riguardo, a quanto risulta a Newslinet, le ipotesi sul tavolo sembrano orientarsi verso due direttrici principali.
Caratteri speciali nella denominazione
Da un lato, l’integrazione formale dei caratteri speciali nel nome ufficiale dell’emittente – coerentemente con quanto indicato dai fornitori di servizi di media radiofonici in occasione della richiesta di inserimento nella lista dei Servizi di Interesse Generale fissata da Agcom nell’ambito dell’applicazione della Del. 250/25/CONS (sulla cosiddetta prominence).
Adeguamento previa diffida
Dall’altro, l’obbligo di adeguamento a denominazioni coerenti con i titoli autorizzativi, pena l’irrogazione di sanzioni.
Coerenza prima di tutto
Si tratta di un passaggio tutt’altro che secondario, perché incide direttamente sulla coerenza tra marchio, autorizzazione e identificativo trasmesso, elemento destinato a diventare sempre più centrale anche alla luce dei processi di normalizzazione dei metadati e dei codici identificativi (PI e SId).
Dalla deregulation all’urgenza di regole
“Quello dei caratteri speciali non è più un fenomeno marginale o folkloristico: è diventato un indicatore della difficoltà del sistema radiofonico ad adattarsi alle logiche della distribuzione digitale. La mancanza di regole ha prodotto un effetto paradossale: invece di favorire la visibilità, ha generato disordine, inefficienza e perdita di valore del brand”, sottolinea l’avvocato Cionini.
Intervenire subito
“Per questo motivo, l’intervento regolatorio non appare più come una possibilità, qualificandosi come una necessità. Non per limitare la libertà degli operatori, ma per ristabilire condizioni minime di trasparenza, equità e funzionalità in un ecosistema sempre più complesso. Perché, nell’era delle autoradio intelligenti, non basta esserci in lista: bisogna essere riconoscibili, selezionabili e, soprattutto, comprensibili“, conclude il legale di MCL.
Asimmetria tra evoluzione tecnologica e maturità del sistema radiofonico
In definitiva, la vicenda dei caratteri speciali rappresenta molto più di una semplice deviazione operativa: è il sintomo di una asimmetria tra evoluzione tecnologica e maturità del sistema radiofonico, incapace – almeno in questa fase – di adattare le proprie logiche competitive al contesto digitale.
Svuotare di significato l’identità stessa del mezzo
L’aver trasformato un metadato tecnico in leva di posizionamento artificiale ha finito per svuotare di significato l’identità stessa del mezzo, generando un ambiente in cui la visibilità non premia più il valore editoriale, ma la manipolazione formale.
Ordinamento dei contenuti deve riflettere la loro riconoscibilità e coerenza
In questo senso, l’intervento regolatorio atteso non dovrà limitarsi a reprimere l’abuso, ma dovrà ristabilire un principio più ampio: quello per cui, nell’ecosistema digitale, l’ordinamento dei contenuti deve riflettere la loro riconoscibilità e coerenza, non la loro capacità di aggirare le regole implicite dei sistemi.
Questione di credibilità
Perché se viene meno questo equilibrio, il rischio non è solo il disordine delle liste, ma la progressiva perdita di credibilità dell’intero comparto radiofonico. (E.G. per NL)


































