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Radio. Conduttori: ricambio generazionale problematico con forti dubbi sulla nascita di nuove stelle

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Senza volere necessariamente immaginare scenari apocalittici stile ”1997: Fuga da New York”, rimane comunque forte lo scetticismo di come potrà essere gestito il turn over dei conduttori radiofonici nel turbolento prossimo decennio di settore, connesso all’inevitabile ricambio generazionale.
Ipotizzando (ed è lecito farlo a breve termine) che non muteranno in maniera radicale gli stilemi dei palinsesti radiofonici – che avranno comunque, speriamo, ancora bisogno di conduttori  quali figure di riferimento con connotati netti e fortemente riconoscibili -, non si intravede però, al momento, un humus ideale su cui questa nuova generazione possa creare nuovi mostri sacri.

Al primo periodo d’oro di personaggi che hanno lasciato il segno per spessore artistico e carisma come Claudio Cecchetto, Gerry Scotti, Foxy John, Patrizia Zani, Loredana Rancati, Fausto Terenzi, Awana Gana, Franco Lazzari, si è comunque parallelamente affiancata e sostituita una nuova ondata di talenti (ancora) in onda come Nick the Nightfly, Anna Pettinelli, Linus, Gigio D’Ambrosio, Federico l’Olandese Volante, personaggi intorno ai quali si è costruita una nuova epopea di successi e che continuano a costituire, oltre che l’ossatura fondante delle emittenti di cui fanno parte, anche un costante polo di attrazione mediatica verso il mezzo.
Ma pur augurando a tali conduttori una carriera ancora lunghissima, è prevedibile che, vista l’età anagrafica che resta comunque di media molto alta in tutte le radio, prima o poi decideranno di ritagliarsi nuovi ruoli lontani dalla diretta o magari godersi meritatamente il sole a Copacabana.

Pertanto se, come auspichiamo, le radio avranno ancora bisogno di animatori come Albertino, Gianni De Berardinis, Marco Galli, Guido Monti e Carlo Elli, resta comunque il problema di dove trovarli e come farli crescere, visto che questo mondo, almeno tenendo conto della tendenza attuale, sembra più interessato all’omologazione di speaker idonei alle radio di flusso che non a creare e supportare personalità sopra le righe, con uno stile molto personale.
Le emittenti locali, che prima erano il principale vivaio dove prelevare talenti appena sbocciati, ormai stanno man mano scomparendo. D’altra parte, se in passato erano laboratori forieri di idee e di format innovativi, nell’ultimo decennio quelle ancora in vita sono più preoccupate di resistere in attesa dell’ultima offerta economica per disimpegnarsi da un mondo sempre più complicato, che non a supportare la crescita di future stelle dell’etere.
Potevano costituire un fertile terreno le web radio ed in particolare quelle universitarie, che pur in Italia vantano una storia antica, posto che, nell’immediato dopo guerra (1946), ”La voce dell’università di Padova” in onde corte rappresentò un anelito di innovazione e sperimentazione.

Peccato solo che dopo quell’iniziativa sia dovuto trascorrere circa mezzo secolo per assistere alla rinascita di questo mondo e nei primi anni 2000 si era già sicuramente affievolita la fiamma dell’entusiasmo che avrebbe potuto avvicinare molti più studenti a questo mondo e dar loro il tempo di maturare con calma il grande salto tra i professionisti. E non va meglio per le web radio che, tolte quelle strutturate e quelle che hanno deciso di svilupparsi anche attraverso altre piattaforme (DTT in primis), si stanno spegnendo più velocemente di quelle FM.
E oggi che anche l’antico metodo di ascoltare i dimostrativi sembra essere in età pensionabile, le sorti della costruzione del nuovo mondo sono maldestramente affidate alla pesca che viene fuori da talent, contest, televisione, web, luoghi che per loro specifica natura risultano più idonei a valorizzare l’esteriorità, l’attitudine a destreggiarsi sulla rete, che non reali capacità artistiche di base e carisma indispensabili per poter solo anche ipotizzare la nascita di conduttori alla ”Leonardo Leopardo”.

Oggi che i vecchi editori, forse un po’ fuori tempo (e a loro volta alle prese col passaggio del testimone, come abbiamo già avuto modo di analizzare qualche mese fa), ma comunque appassionati e a volte pure mecenati e talent scout, non ci sono quasi più, sostituiti da manager che guardano solo ai bilanci ed ai conti economici, in un’era dove paiono splendere solo i risultati dei numeri di ascolto, il futuro per i nuovi ipotetici miti della radio sembra un po’ più scuro. (U.F. per NL)