Radio. Crisi semiconduttori spinge General Motors a eliminare radio digitale da alcuni modelli. L’impatto sul settore broadcasting tradizionale

semiconduttori

Strategy Analytics: “(…) In ogni caso pochi ascoltatori utilizzano la radio: ci aspettiamo che questa verrà eliminata in modo definitivo e la cosa ha una sua motivazione razionale. L’ascolto della radio è diminuito sensibilmente durante la pandemia e non ha ripreso i livelli precedenti neppure alla fine dell’emergenza stessa. Possiamo affermare che la pandemia abbia  dato una spinta notevole all’adozione di altre sorgenti di intrattenimento. Con tanti automobilisti che si volgono ai servizi in streaming, eliminare la radio digitale significa eliminare una funzionalità che ben pochi utilizzano”.  Sono considerazioni come queste che dovrebbero far riflettere gli editori radiofonici sulla necessità di attuare, con forza, determinazione e a livello diffuso, una fortissima azione di sensibilizzazione.

Crisi dei conduttori

Da inizio anno si susseguono sulla stampa internazionale articoli sempre più pessimisti riguardanti la crisi da mancanza di semiconduttori che sta affliggendo il mondo intero. Inizialmente si parlava di un impatto sul settore automotive relativamente alle funzionalità di base e successivamente su quello degli oggetti tecnologici professionali e dell’elettronica di consumo.

Radio digitale

Tuttavia, recentemente, sono emerse criticità anche relative ai componenti necessari per la produzione di radio digitali e di apparati broadcast. Tanto da spingere General Motors a eliminare del tutto la radio digitale da alcuni modelli. 

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La crisi dei semiconduttori 

Il problema è noto: con l’uscita (si spera definitiva) dalla pandemia il mondo della produzione aveva ricominciato a funzionare a pieno ritmo, salvo dover subito rallentare causa penuria di semiconduttori e CPU, componenti ormai presenti in gran parte dei prodotti in commercio. 

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Anche Apple impattata

Famosi i casi degli stop alla produzione di veicoli per Stellantis, MercedesFord e praticamente tutti gli altri produttori di veicoli. Ricordate le difficoltà per l’acquisto di una Playstation 5, arriviamo infine al recentissimo buco delle proiezioni di fatturato da parte di Apple, con il contestuale annuncio di una riduzione della produzione degli iPad al fine di dirottare i componenti verso la produzione dei (più pregiati) iPhone 13.

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Le cause 

Nei primi mesi della crisi la stampa internazionale ci propinava spiegazioni a base di cause poco credibili: una nevicata in Texas; l’incendio di una fabbrica in Giappone; generici problemi di supply chain ed anche la mancanza di lavoratori. In tutti i casi, gli esperti prevedevano una soluzione entro l’autunno. 

Al contrario

È andata al contrario: la crisi continua ad aggravarsi, come dimostra chiaramente il citato caso Apple, azienda considerata finora inattaccabile grazie alla propria perfetta gestione della supply chain (e al suo infinito potere d’acquisto). 

Qualche dato 

Ad ottobre finalmente qualche articolo con spiegazioni più articolate. In sintesi, ogni prodotto moderno contiene non uno ma decine – se non centinaia – di microprocessori o generici chip. Un autoveicolo può contenerne oltre 100, un telefono oltre 10.

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Wafer

Ciascuno di questi componenti viene prodotto in svariate fasi da aziende diverse spesso in differenti continenti: il wafer su cui sono stampati i transistor in asia, le fab che producono i chip stessi in Cina, Europa e America, le società che creano i package in Vietnam e Malesia.

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Delocalizzazione possibile solo a medio termine

Aziende non facilmente delocalizzabili, considerato anche che una sola macchina litografica all’interno del fornitore principale di Apple, la TMSC, può costare oltre 150 milioni di dollari (una fabbrica dispone di decine di queste macchine). Senza considerare il problema di reperire la manodopera specializzata.

Effetto Covid 

Con l’inizio della pandemia gran parte delle produzioni classiche si sono fermate, mentre quelle di computer, tablet e componenti di rete hanno vissuto un’impennata improvvisa ed inaspettata. E quando è stato il momento di ricominciare la produzione degli altri beni le scorte erano vuote e le varie fab avevano riconfigurato le proprie linee di produzione per il fabbisogno dei produttori di PC e telefoni.

Tutti i settori impattati 

Fin qui la spiegazione regge. Settore automotive penalizzato dall’estremizzazione del just-in-time a favore del settore Information Technologies. Non fosse che, come detto, anche i produttori di computer e telefonia iniziano oggi ad avere problemi, senza che questi siano risolti per gli altri settori.  Riteniamo quindi che la causa o le cause di base di questo problema globale non siano state ancora sviscerate. 

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HD Radio e Broadcasting 

Veniamo dunque al settore broadcast. Negli Stati Uniti è già da quattro mesi che alcuni modelli di veicoli General Motors sono messi in vendita privi di radio digitale. La mancanza di componenti ha costretto infatti l’azienda a eliminare la radio dall’equipaggiamento, sostituendola con un apposito sticker (“vettura priva di radio digitale”). 

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Uno standard compatibile

Il problema sta ovviamente nel fatto che la radio digitale HD – compatibile con gli standard analogici –  utilizza le portanti classiche FM e AM. Se da un lato questo elimina l’auto-inflitto problema europeo dello switch off, dall’altro la mancanza di alcuni componenti rende impossibile equipaggiare di funzionalità radiofoniche le vetture. Pareva inizialmente dovesse trattarsi di una misura transitoria, ma questa è divenuta ormai una prassi consolidata al punto da essere confermata anche per tutta la produzione 2022. 

Un trend preoccupante 

Leggendo quando afferma uno studio sul tema pubblicato della società di ricerca Strategy Analytics c’è da preoccuparsi. Questo il commento alle conseguenze della crisi dei semiconduttori per il settore broadcast da parte dell’analista Derek Vita: “(…) In ogni caso pochi ascoltatori utilizzano la radio: ci aspettiamo che questa verrà eliminata in modo definitivo e la cosa ha una sua motivazione razionale. L’ascolto della radio è diminuito sensibilmente durante la pandemia e non ha ripreso i livelli precedenti neppure alla fine dell’emergenza stessa. Possiamo affermare che la pandemia abbia  dato una spinta notevole all’adozione di altre sorgenti di intrattenimento”.  

Antenna cutters? 

“Con tanti automobilisti che si volgono ai servizi in streaming, eliminare la radio digitale significa eliminare una funzionalità che ben pochi utilizzano”, conclude l’analista. (M.H.B. per NL). 

 

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