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Radio. Oltre 1000 emittenti sulla carta, ma nel 2015 su 394 società di capitali 263 hanno sviluppato una media di fatturato di soli 89.000 euro

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Confindustria Radio Televisioni – CRTV ha pubblicato nei giorni scorsi lo Studio Economico del settore radiofonico italiano.
Il report, giunto alla sua decima edizione si basa sull’analisi dei bilanci delle imprese commerciali che dal 2005 documenta l’evoluzione del mezzo di comunicazione via etere più antico a livello nazionale e locale costituendo, soprattutto per quest’ultimo ambito, per il quale non esistono dati di sistema, un punto di riferimento imprescindibile.
Dallo Studio (effettuato sui bilanci 2016 delle società di capitali facenti capo ad operatori radiofonici commerciali) emerge una crescita del 2,3% del comparto rispetto ai ricavi complessivi del 2015, ma solo grazie ai nazionali.
Nel 2015 (i dati dei bilanci 2016 si riferiscono all’anno precedente) il trend di questi ultimi è stato positivo per tutti i player tranne che per Monradio (R101 e GBR Orbital) che ha registrato un calo del 9,2% (ricavi per 10,3 mln) e per RMC Italia (-5,8%, per 7,8 mln). Le migliori performance sono state quelle di RDS (+21,7%, 35,5 mln), RTL (+20,3%, con 42,6 mln), Radio 24 (+19,6%, con 16,9 mln) e Virgin Radio (+13,8%, 9,4 mln). Seguono Elemedia (+6,3%, 53,9 mln), Radio Studio 105 (+4,9%, 18,4 mln),  Kiss Kiss (+3,9%, 7,8 mln) , RAI (+4,1%, 24, 9 mln) Radio Italia (+1%, 23,8 mln).

In termini di risultato operativo e di risultato di esercizio la classifica dei dati di Confindustria Radio Tv è però molto differente: escludendo RAI, Elemedia e Il Sole 24 Ore che non hanno fornito i dati, al primo posto abbiamo RTL con un Risultato Operativo (R.O.) di 9,78 mln ed un Risultato di Esercizio (R.E.) di 6,7 mln, seguita da RDS con R.O. a 6,5 mln e R.E. a 3,78. Al terzo posto si trova Radio Italia con un R.O. a 3,2 mln, ma un R.E. negativo (-0,143 mln), seguita da Radio Studio 105 a 0,752 mln di R.O. e 0,5 di R.E. e da Virgin Radio a 0,528 mln di R.O. e 0,464 di R.E.
Seguono poi i negativi con Kiss Kiss a 0,537 di R.O., ma in positivo in termini di R.E. (0,079 mln); RMC a -2,206 di R.O. e -1,924 di R.E. e, per chiudere, Monradio a -4,4 mln di R.O. e -10,836 mln di R.E.
In definitiva, le radio commerciali nazionali hanno avuto nel 2015 ricavi per 245,9 mln di euro (+6,5% rispetto al 2014); la RAI 121,9 (+1,6%), mentre le radio locali 133,8 (-4%). Complessivamente il settore radio ha sviluppato 501,731 mln di euro nel 2015. La parcellizzazione del comparto locale è ancora molto elevata: su 394 imprese radiofoniche locali, 263 hanno una media di 89.000 euro annui ed una bassissima redditività. Oltretutto, come detto, ad essere state analizzate sono le imprese con la forma giuridica di società di capitali: se si estende l’analisi al complesso la frammentazione esplode, con 852 imprese (tra commerciali e comunitarie) che hanno avanzato istanze per i contributi 2015 a fronte di 1064 emittenti gestite.

Se tuttavia si va oltre l’analisi dei dati di bilancio delle società di capitali analizzate da CRTV, attingendo ai numeri dichiarati al Registro Operatori Comunicazioni (ROC) dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni si rileva la presenza di 1003 operatori di cui 694 commerciali (69% del complesso) e 309 comunitari. Tra le società commerciali, oltre 500 sono di capitali, mentre 154 sono di persone (snc/sas).
Incrociando i dati, si può desumere una media di ricavi per le società di persone di 100.000 euro e per gli enti esercenti emittenti comunitarie di 25.000 euro. (E.G. per NL)

Foto antenne di Floriano Fornasiero